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Siderurgia, intesa ThyssenKrupp-Tata in dirittura d’arrivo. Ad ore il possibile annuncio, il rebus sulla sorte di Ast Terni

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Siderurgia, intesa ThyssenKrupp-Tata in dirittura d’arrivo. Ad ore il possibile annuncio, il rebus sulla sorte di Ast Terni

Andrea Giuli
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L'ingresso della fabbrica

TERNI – In queste ore i più importanti giornali del mondo e molte agenzie stanno battendo la notizia, più o meno ufficiosa e già trapelata nei giorni scorsi, che dovrebbe sancire nei prossi mesi la nascita del secondo gruppo europeo, dopo Arcelor-Mittal, di produzione dell’acciaio.

Intesa in dirittura d’arrivo? L’accordo che, secondo alcuni siti specializzati, potrebbe essere annunciato ufficialmente nella giornata di oggi, mercoledì, o al massimo entro domenica prossima, è quello che vede protagonisti due colossi mondiali dell’acciaio: la tedesca ThyssenKrupp (proprietaria anche dell’Ast Terni) e l’anglo-indiana Tata. E, dovrebbe essere perfezionato nei primi mesi del 2018.

Il rebus Ast Ovviamente, il punto nodale per l’economia siderurgica e, in particolare, umbra e ternana e quali conseguenze, se vi saranno, potrà implicare tale operazione per la storica acciaieria di viale Brin. Qui, da mesi ormai, le congetture, i timori e gli scenari – anche pubblicamente esternati – si sprecano. Ma, a questo punto, è forse bene aspettare notizie ufficiali e chiare.

Il memorandum, i primi dati Già alcuni giorni fa, alcune agenzie internazionali, a cominciare da Bloomberg, avevano fatto sapere dell’esistenza di una sorta di intesa preliminare, un memorandum tra le due multinazionali. Il memorandum d’accordo prevederebbe una joint venture paritetica al 50% che dovrebbe essere perfezionata nel 2018 e stima sinergie annuali tra i 400 e i 600 milioni di euro. Previsto anche il taglio di 4mila posti di lavoro. La nuova società, con sede in Olanda, sarebbe in grado di realizzare tendenzialmente vendite per circa 15 miliardi di euro e circa 21 milioni di tonnellate di acciaio spedito ogni anno. La nuova ‘unione’ raggrupperebbe così 48.000 dipendenti in 34 siti. Da quanto risulta, in base all’accordo le società avranno parità di rappresentanza nei comitati di gestione e di vigilanza.

Senatore Rossi (Pd) A conferma ufficiale ancora ‘appesa’, il più tempestivo nel commentare la notizia è il senatore umbro del Pd, Gianluca Rossi: “La comunicazione, peraltro attesa, dell’inizio della joint venture tra ThyssenKrupp e Tata Steel entro la fine del 2018 apre scenari inediti e nuovi nell’ambito della siderurgia europea. Le voci sull’operazione si ricorrono da tempo, tanto che il 7 aprile 2016 ho scritto una lettera al presidente del Consiglio Renzi chiedendo di approfondire e vigilare sulle ripercussioni che l’Italia potrebbe patire. Rinnovo quell’invito all’attuale presidente Gentiloni e al ministro Calenda, affinché si interloquisca anche con la Commissione europea, al fine di garantire un futuro certo alla siderurgia continentale ed evitare gli errori del recente passato. Terni ha già pagato il conto di accordi non industriali ed ha subìto tagli e ripercussioni sociali, per cui si chiariscano senza ‘pacche sulle spalle’ le ragioni per cui non saremo coinvolti dall’accordo. Si manifestino chiaramente i piani di ThyssenKrupp, senza lasciarci nuovamente in balia di fumosità. Le domande sono sempre le stesse: siccome per la produzione inox in TK rimarrà solo Terni, si dica con quali prospettive e con quale proprietà. Inoltre, è da chiarire se gli annunciati tagli di personale (2000 per TK) riguarderanno solo i siti tedeschi o se a Terni verremo nuovamente coinvolti, cosa che, dopo la vicenda del 2014, sarebbe inaccettabile, pena un ridimensionamento strategico del sito ternano. Per tali ragioni auspico chiarimenti e interventi del Governo”.

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