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“Sensation”, le contaminazioni dal sound internazionale dei perugini Soulink

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“Sensation”, le contaminazioni dal sound internazionale dei perugini Soulink

Emanuele Lombardini
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PERUGIA – L’Hip hop e il soul di matrice americana, ma prodotti in Italia, per di più realizzati da una band radicata in Umbria? Possibile. E  bello da ascoltare anche per chi non è proprio un appassionato del genere. Provare per credere. Dentro “Sensation”, primo album dei Soulink, progetto di matrice internazionale ma con base a Perugia c’è tutto questo e molto di più. Ci sono i suoni e il calore degli Stati Uniti, delle sonorità black ma anche il timbro cristallino di una voce italiana, quella di Sofia Cerù, studentessa di canto jazz al conservatorio Morlacchi di Perugia.

La title track è sicuramente il pezzo che meglio incarna questa fusione fra Italia e Stati Uniti, ma tutto il lavoro è pervaso da questa atmosfera che proietta direttamente nel ghetto americano. Senza però farsi sopraffare del tutto: “Ci siamo un po’ staccati dai classici testi dell’HipHop americano – dichiara Luca Fagiolari, beat maker  e polistrumentista del gruppo –  tralasciando così il day by day, la politica e la vita mondana per concentrarci su quei pochi attimi profondi che creano e lasciano solchi emotivi e momenti puri”. Che poi del resto è anche un po’ la linea che segue la nuova generazione dell’hip hop italiano, meno autoreferenziale nei testi rispetto al passato.  Oltre a Sofia Cerù e Luca Fagiolari, la terza anima dei Soulink è Jackson Alade, nigeriano, tre EP all’attivo, icona della scena rap perugina. Tre artisti di diversa estrazione che nel 2015  hanno deciso di sperimentare insieme fondendo le rispettive esperienze.

L’album. I puristi dell’italiano non storcano la bocca: oggi le produzioni nostrane indipendenti sono piene di ottimi artisti che fanno musica di stampo e produzione italiana, cantata in inglese. Questa nello specifico è sicuramente più influenzata dalle cose a stelle e strisce, ma in fondo contiene in sé una sfida, quella di provare magari un giorno, a cercare fortuna anche fuori dallo Stivale, là dove la nostra musica fa una gran fatica a passare, soprattutto per la pigrizia delle grandi label, che ormai quasi sempre preferiscono fare cassetta con produzioni spesso campionate o tutte uguali piuttosto che prendersi in carico un margine di rischio e puntare  su prodotti innovativi o nomi nuovi.

Le tracce sono dieci, tutte in inglese, con grande spazio al crossover: il rap e l’hip hop si fondono col soul e con la musica elettronica di spessore. E dove c’è contaminazione di musica, di esperienze e di culture, non può che uscire sempre cosa buona. Il disco lo dimostra. Due le collaborazioni, con Brainbox Mc e col cantante Matthew Brandon. Il lavoro, uscito la vigilia di Natale per la piccola Vpointz, è stato presentato il 28 dicembre al Lacio Drom di Perugia.  Il tutto è ascoltabile qui.

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Emanuele Lombardini
Emanuele Lombardini

Giornalista, cittadino d'Europa

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