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Scontro su Premium, Vivendi: “Irrealistico il pareggio di bilancio nel 2018”

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Scontro su Premium, Vivendi: “Irrealistico il pareggio di bilancio nel 2018”

Redazione economia
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Insegne del gruppo Mediaset a Cologno Monzese

MILANO – Il disaccordo tra Mediaset e Vivendi “riguarda il business plan di Mediaset Premium”, che secondo le analisi del gruppo francese “si basa su ipotesi irrealistiche” nel fissare al 2018 il limite per il ritorno all’equilibrio operativo. Lo riferisce una nota di Vivendi che a sostegno della propria posizione cita la perizia stilata da Deloitte a giugno e secondo la quale “il business plan di Mediaset Premium pare irraggiungibile e avrebbe bisogno di essere rivisto seriamente al ribasso per essere realista”. Vivendi, conclude il testo, continua comunque “ad auspicare un accordo con Mediaset e resta dunque aperta alla discussione”. Il tentativo di far chiarezza da parte dei francesi che nei toni si fanno sempre più accomodanti verso Mediaset, arriva all’indomani del consiglio di amministrazione del Biscione che ha definito “irricevibile” la proposta di Vivendi di rivedere l’intesa per la cessione della pay tv Premium e annunciato la decisione di agire in “sede civile e penale” nei confronti della società controllata dal finanziere Vincent Bollorè. In casa Mediaset, infatti, la convizione è che il contratto sia blindato e che in francesi non possano fare altri che rispettarlo.

Secca la replica di Cologno: “Il business plan con le annesse assunzioni di base – che rientra nel novero delle documentazioni aziendali coperte da obblighi di riservatezza – era in possesso di Vivendi fin da inizio marzo 2016, oltre un mese prima della firma dell’accordo vincolante. Tanto che l’analisi dei suoi contenuti da parte della società francese ha concorso in modo significativo alla definizione dei termini e delle condizioni del contratto firmato il successivo 8 aprile”. A far precipare la situazione tra le parti è stata comunicazione di Vivendi della rinuncia al 100% della pay tv a fronte della proposta di un piano alternativo che ne riduca l’impegno al 20% del capitale e che – entro tre anni – la porti al 15% dell’intero gruppo tricolore. Insomma, Bollorè ha fretta di salire direttamente nel capitale della controllante, di cui Fininvest detiene ancora il 34,8%. Una nuova rotta che spiazza le televisioni della famiglia Berlusconi, che non riuscirebbero così a liberarsi subito di un asset che pesa sul bilancio ormai da tempo, vedendosi poi sconvolti i piani per recitare un ruolo a livello europeo nell’indusria della comunicazione del futuro.

Il cda di Mediaset, riunito ieri per l’approvazione dei conti, ha quindi respinto la proposta alternativa di Vivendi giudicandola “irricevibile perché incompatibile con il contratto vincolante già firmato”. Anche perché dal punto di vista tecnico il piano francese prevede la salita al 15% attraverso l’emissione di prestito obbligazione convertendo che farebbe scendere Fininvest sotto la minoranza di blocco trasformando Mediaset in una società di fatto contendibile sul mercato. I vertici del Biscione hanno quindi dato mandato agli “amministratori di adottare tutte le opportune azioni finalizzate ad ottenere l’adempimento del contratto da parte di Vivendi e, in caso di inerzia di quest’ultima, di agire in sede civile ed eventualmente anche penale a tutela degli interessi della società”. Mediaset medita di chiedere danni a Vivendi per 1,5 miliardi di euro cui potrebbe aggiungere il danno patrimoniale legato al crollo del titolo: da quando i francesi sono usciti allo scoperto martedì scorso le azioni del Biscione hanno perso oltre il 15% facendo precipitare la capitalizzazione a 3,2 miliardi di euro: “La diffusione al mercato di considerazioni, come quelle contenute nel comunicato stampa odierno di Vivendi, di carattere totalmente soggettivo e strumentale che possono alterare il normale corso di Borsa del titolo Mediaset, in orario di contrattazione, sono contrarie alla normativa vigente” aggiunge Mediaset.