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Sanità, il Pd propone modifiche ai criteri di nomina dei direttori regionali

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Sanità, il Pd propone modifiche ai criteri di nomina dei direttori regionali

Redazione politica
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Una corsi dell'ospedale di Perugia
Una corsi dell'ospedale di Perugia

PERUGIA – I consiglieri regionali Pd Tommaso Bori, Michele Bettarelli, Simona Meloni e Fabio Paparelli annunciano la presentazione di due proposte di modifiche di legge per “introdurre una riforma dei criteri di nomina dei direttori regionali, dei direttori delle Aziende sanitarie locali e delle Aziende ospedaliere”. L’ obiettivo è “rafforzare il principio di separazione tra indirizzo politico e gestionale, previsto dall’ ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche”. “Conta ciò che conosci, non chi conosci. Crediamo quindi opportuno e non più rinviabile – sottolinea il capogruppo Bori – che la Regione si doti di una normativa ancor più stringente e trasparente in materia di nomine in modo da garantire il criterio di rotazione e ricambio tramite una giusta e regolamentata turnazione delle figure apicali, oltre che la competenza, la professionalità e l’ indipendenza dei direttori rispetto agli organi di governo politico”.

Limiti “La modifica – continua, in un comunicato della Regione – porterà ad avere requisiti più chiari e introdurrà limiti temporali stringenti nella possibilità di attribuire incarichi ad un medesimo soggetto”. “In particolare – spiega il capogruppo Pd – per quanto riguarda i vertici amministrativi regionali la proposta di legge prevede che il direttore generale e i direttori regionali siano nominati dal presidente della Giunta regionale, sentita la Giunta stessa, previa una manifestazione d’ interesse, e scelti prioritariamente tra i dirigenti già in ruolo presso la Regione, dotati di professionalità adeguata rispetto alle funzioni da svolgere e che abbiano ricoperto incarichi di dirigente, anche cumulabili, per almeno cinque anni. Il presidente della Giunta regionale, qualora la selezione interna non abbia prodotto risultati – aggiunge – potrà nominare, sulla base degli stessi criteri qualitativi, anche direttori in servizio presso altre Regioni, altri organi dello Stato o di altri Enti pubblici, oppure di aziende private. Inoltre, non sarà più possibile nominare chi ha ricoperto l’ incarico di direttore generale o di direttore regionale da più di dieci anni. Anche i dirigenti non potranno più ricoprire la stessa posizione per più di dieci anni”.

Testo Unico “La proposta in ambito sanitario – spiega Bori – va a modificare il Testo unico in materia di Sanità per quanto concerne la disciplina finalizzata all’ individuazione di criteri, requisiti e la modalità di nomina del Direttore generale, del direttore amministrativo e del direttore sanitario. È infatti prioritario renderla ancora più conforme ed adeguata alla disciplina nazionale in materia di dirigenza sanitaria, che, a garanzia di trasparenza e competenza nel selezionare i soggetti in grado di rivestire i ruoli apicali delle strutture sanitarie, prevede l’ istituzione di un elenco nazionale per i candidati direttori oltre che la nomina di una commissione regionale per l’ espletamento della selezione pubblica”.

Due volte Bori spiega anche che “a seguito delle modifiche non potranno essere più nominati coloro che hanno già ricoperto per due volte consecutive tale incarico, presso la medesima Azienda sanitaria regionale o per più di tre volte nella propria carriera professionale e ai fini della selezione la Regione dovrà assicurare modalità idonee a garantire la segretezza delle generalità dei candidati. La rosa di nomi proposta dovrà essere adeguatamente motivata, sia rispetto alle valutazioni effettuate ai fini della individuazione dei candidati selezionati nonché in merito alle ragioni dell’ esclusione dei restanti”. “Altre novità importanti – continua Bori – sono rappresentate dal fatto che non potranno più far parte della Commissione i dipendenti in servizio presso la Regione e che non potrà più essere nominato chi ha ricoperto l’ incarico di Direttore generale, Direttore amministrativo o di Direttore sanitario, per due volte consecutive, presso la medesima Azienda sanitaria regionale, o per tre volte nella propria carriera professionale”. Per il capogruppo del Partito Democratico, “sono proposte giuste e che mettiamo a disposizione di tutta l’ Aula, su cui auspichiamo una larga convergenza a prescindere dalle appartenenze”.

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