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Terni, è stato testato un robot per vaccinare i bambini senza traumi

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Terni, è stato testato un robot per vaccinare i bambini senza traumi

Redazione
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Un robot per le vaccinazioni
TERNI – Un robot con intelligenza artificiale per ridurre l’ansia e la paura dei bimbi durante il vaccino. Sono stati 136 i piccoli e le piccole di Terni, di età compresa tra 3 e 12 anni, coinvolti nel progetto di ricerca curata dalla dottoressa Marwa Larafa che, con questo studio sviluppato come tesi di laurea, relatore il professor Alessandro Gaudino, ha ottenuto il voto 110/110 e lode con menzione accademica. L’abstract dell’innovativa ricerca è stato pubblicato nel giornale scientifico International Journal of Social Robotics e ha suscitato l’interesse del ministero della Salute. Al progetto del robot Nao hanno collaborato anche gli operatori sanitari del distretto di Terni dell’Azienda Usl Umbria 2, ma anche il Laboratorio Prisca (projects of intelligent robotics and advanced cognitive systems) dell’Università Federico II di Napoli.

 

Ricerca Dei bimbi coinvolti nel progetto di ricerca la metà ha preso parte al gruppo sperimentale, interagendo con il robot umanoide, mentre l’altra metà non ha ricevuto alcun tipo di distrazione, se non il conforto verbale del genitore. Il software utilizzato per la programmazione del robot Nao è basato sulla terapia cognitivo-comportamentale, con diverse tipologie di distrazione per coinvolgere il bambino in modo multisensoriale. Nel dettaglio, una volta entrato all’interno della stanza, si invitava il bambino a sedersi di fronte a Nao che in base all’età del bambino attiva blocchi comportamentali differenti. Con un’età inferiore ai 7 anni il robot chiede al bambino di parlare dei suoi amici e dei suoi cartoni animati preferiti ed infine cantava canzoni dello Zecchino d’Oro; con un’età superiore ai 7 anni, le domande vertevano sia sulla scuola, sia sulla materia scolastica e sui cartoni/film preferiti con ascolto di canzoni pop-italiane famose, molto conosciute tra i bambini di quella fascia di età.

Procedura In entrambi i casi la procedura si conclude con un esercizio di respirazione, con il robot NAO che invitata i bambini a soffiare su una girandola, per allentare la tensione post-vaccinazione. Dall’analisi dei dati raccolti si è evidenziato come l’utilizzo del robot-umanoide abbia avuto un efficace potere antalgico-ansiolitico, che ha permesso ai bambini di non concentrarsi sull’iniezione. Il gruppo sperimentale ha percepito meno dolore e angoscia rispetto ai bambini dell’altro gruppo. Analizzando i dati rispetto al sesso dei bambini non sono stati riscontrati differenze significative; mentre, dividendo i bambini in due gruppi in base all’età (3/7 anni e 8/12 anni), si sono evidenziati dei differenti livelli di paura e apprezzamento di NAO. Maggiore è l’età del bambino, minore è l’efficacia comunicativa del robot impiegato nella sperimentazione.

Positiva Dalle opinioni del personale medico ed infermieristico del centro salute “Tacito” di Terni è emersa un’accoglienza positiva sull’utilizzo di NAO, considerandolo un valido strumento di supporto nel loro lavoro quotidiano. In particolar modo, hanno evidenziato come tale dispositivo abbia agevolato l’attività ambulatoriale, rendendo la seduta vaccinale serena e non traumatica. Grazie ai risultati ottenuti con questo studio, contenuti all’interno della tesi di laurea della dottoressa Marwa Larafa il cui relatore è il professor Alessandro Gaudino, che ha ottenuto il voto 110/110 e lode con menzione accademica, è possibile considerare l’assistenza robotica come valida terapia non farmacologica per il bambino sottoposto alle procedure sanitarie.

Vulnerabili All’origine della ricerca della dottoressa Larafa c’è la consapevolezza di come i 1.500 bambini circa vaccinti ogni anno nella provincia di Terni (nel caso specifico) siano soggetti vulnerabili che presentano una maggiore sensibilità rispetto agli adulti a sottoporsi ad una procedura diagnostico-terapeutica, a causa dell’impatto emotivo e dell’imprinting traumatico che il bambino riceve dettato dalla paura di provare dolore. Un’esperienza vissuta in maniera negativa e traumatizzante può sviluppare, nel piccolo paziente, paura degli ambienti sanitari in generale e dei suoi presidi annessi, come gli aghi, portandolo ad assumere atteggiamenti di difesa nei confronti di qualsiasi procedura sanitaria anche durante l’età adulta. Da qui la ricerca di Larafa col robot Nao.

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