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Sangemini, politica compatta per la crisi dello stabilimento: “Servono subito risposte chiare”

Economia ed Imprese Terni

Sangemini, politica compatta per la crisi dello stabilimento: “Servono subito risposte chiare”

Redazione economia
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Un momento dell'incontro
Un momento dell'incontro

SAN GEMINI – Divisioni politiche in un angolo, per una volta, a Sangemini. Troppo importanti le sorti dello stabilimento del gruppo Acque Minerali d’Italia, alle prese con una difficilissima cessione e con un monte debiti piuttosto alto Nel pomeriggio di lunedì consiglio comunale straordinario, che è coinciso con le due ore di sciopero indette dai sindacati: “La proprietà deve dare risposte e assumersi le proprie responsabilità, non possiamo essere trattati come azioni ma esseri umani che rivendicano il diritto al rispetto della loro dignità”, dicono i sindacati.

Azienda assente. Anche sta volta, assente l’azienda, il cui direttore generale Eros Brega non si è reso disponibile, per motivi personali. “Stanno iniziando a venire al pettine tutti i nodi che si sospettava esistessero fin dal 2014 quando il concordato portò la Sangemini nelle mani dei Pessina per 16 milioni di euro e l’azzeramento dei debiti – spiega Riccardo Liti  della rsu della Flai Cgil -. Acque minerali d’Italia si sta confrontando con l’assoluta e dimostrata incapacità di gestire le difficoltà. Nei siti produttivi del gruppo, non solo quello di San Gemini, inizia a mancare il materiale per lavorare, tappi, film, etichette, eccetera, la preoccupazione sale, soprattutto per la latitanza di una proprietà mai lontana come oggi. Noi siamo invece aperti ad un dialogo sempre costruttivo perché la fabbrica è nostra. La Sangemini non merita di essere lasciata al suo destino e i lavoratori sono pronti a fare per intero la loro parte, anche tornando a gestire lo stabilimento in prima persona». “Basta far pagare sulla pelle dei lavoratori strategie politiche e sindacali sbagliate”.

Compatti Luciano Clementella, sindaco di San Gemini ha trovato ampio fronte, trasversale. C’era il senatore di Italia Viva, già sindaco della città termale Leonardo Grimani, l’onorevole Raffaele Nevi (Fi), c’erano gli assessori del Comune di Terni Stefano Fatale (FI) e Cristiano Ceccotti (Lega), la commissaria della Lega e presidente della commissione attività produttive della Camera Barbara Saltamartini, i consiglieri regionali  consiglieri regionali Eleonora Pace (FdI), Fabio Paparelli (Pd) Tommaso Bori (Pd), Valeria Alessandrini (Lega) e  Daniele Carissimi (Lega). Da tutti è emersa la disponibilità a fare fronte unito per evitare che la situazione già difficile precipiti del tutto. In particolare è stato ricordato l’impegno che l’azienda aveva preso come vincolo giuridico fino al 2024 a non toccare i livelli occupazionali. Di questo se ne parlerà anche in commissione alla Camera, che la Saltamartini ha intenzione di convocare a strettissimo giro. Lo stesso impegno a lottare sul fronte comune, pur da banchi opposti è giunto da San Gemini Bene Comune, il gruppo di opposizione capeggiato da Stefano Giammugnai. Secondo quanto circola, sarebbero due i gruppi interessati alla cessione, ma c’è il rischio scorporo dei marchi (Norda, Gaudianello, Amerino, San Gemini)

Nevi. Così l’onorevole Raffaele Nevi: “Oggi ho partecipato al Consiglio comunale aperto convocato dal Sindaco di San Gemini sulla situazione dell’azienda Acque Minerali d’Italia che interessa i siti produttivi locali. Il marchio “Sangemini” è uno di quelli storici, la cui qualità è ampiamente riconosciuta e la cui incidenza sull’economia va ben oltre il confine locale. Per questo credo – ha sottolineato – sia fondamentale il coinvolgimento del Governo nazionale affinché intervenga su questa delicata vicenda, anche attraverso un’opera di moral suasion nei confronti della proprietà, per avere le risposte che il territorio e i lavoratori di questa azienda aspettano”.

Saltamartini. Così l’onorevole Saltamartini: “Dopo aver disertato l’incontro con le sigle sindacali, la proprietà delle Acque Minerali non si è presentata nemmeno al consiglio comunale aperto di Sangemini  Tale situazione non è più tollerabile. Convocheremo al più presto l’azienda in seno alla Commissione attività produttive che io presiedo e chiederemo al Mise di intervenire laddove l’azienda non tenga conto degli accordi siglati. Oggi gli stabilimenti produttivi e i lavoratori – ha concluso – non devono essere lasciati soli, l’acqua Sangemini rappresenta un’eccellenza del nostro territorio, un marchio di identità territoriale, con rilevanza anche internazionale che va tutelata, per questo la politica deve dare segnali chiari”.

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