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Sangemini, lavoratori dal Prefetto in attesa del Mise: “Futuro a rischio, la proprietà risponda” (VIDEO)

Economia ed Imprese Terni

Sangemini, lavoratori dal Prefetto in attesa del Mise: “Futuro a rischio, la proprietà risponda” (VIDEO)

Redazione economia
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TERNI – Risposte certe da parte della proprietà. I lavoratori della Sangemini, nel presidio di mercoledì mattina in Provincia che ha preceduto l’incontro col Prefetto Emilio Dario Sensi, le chiedono fortemente, con il futuro dello stabilimento sempre più a rischio dopo. Piano di investimenti non rispettato, forte esposizione debitoria ed una trattativa di vendita che rischia di lasciare fuori i tre marchi umbri (Sangemini, Fabia, Amerino). Intanto la vicenda arriverà al Mise, dopo la richiesta da parte delle sigle sindacali Fai Cisl, Flai Cgil e Uila Uil che hanno scritto al sottosegretario allo sviluppo economico Alessandra Todde e al vice capo di gabinetto del ministro, Giorgio Sorial.

Oltre ai sindacati, presenti all’incontro i consiglieri di minoranza del comune di San Gemini, con in testa il candidato sindaco Stefano Giammugnai, il consigliere comunale di maggioranza Alexander Borrelli, il portavoce delle Sardine Umbria Micheal Crisantemi: “Vogliamo che la regione sia presente al tavolo col Mise – sottolinea Simone Liti della Fai Cisl – perchè è la titolare della concessione e perchè deve tutelarci in una vicenda nazionale dalla quale il marchio Sangemini rischia di uscire penalizzato più di quanto non è già stato”.

Consiglio regionale A portare la vicenda a Palazzo Cesaroni sono stati i consiglieri del Pd Fabio Paparelli e Tommaso Bori, che hanno chiamato in causa l’assessore allo sviluppo economico Michele Fioroni. Il quale ha risposto: “Vorremmo capire le prospettive future anche del tavolo che si è aperto a livello nazionale. A inizio febbraio abbiamo fatto un incontro con i sindacati aziendali dal quale sono emerse alcune criticità: dei 20 milioni di investimenti previsti dall’accordo non ne sono stati fatti più di 5. Il riposizionamento sul mercato non c’è stato. I sindacati nazionali si sono dati appuntamento nel giro di 15 giorni per ascoltare le comunicazione della proprietà.In questa fase è giusto aspettare e capire cosa verrà comunicato al tavolo nazionale dalla proprietà in termini occupazionali e di investimenti. Solo dopo decideremo quali strumenti mettere in campo. Siamo in contatto con i sindacati aziendali e con le sigle nazionali. La nostra attenzione è massima”

La replica. Risponde con una nota il Gruppo ACque Minerali d’Italia: “Il Gruppo Acque Minerali d’Italia è da sempre presente e attivo nell’interlocuzione con le istituzioni e con le strutture territoriali per far fronte alla situazione relativa agli stabilimenti umbri. Rispetto a tale contesto, AMI tiene a specificare che non è prevista nessuna chiusura degli stabilimenti, né a San Gemini, né in Umbria, né in Italia. È allo studio una riorganizzazione e una razionalizzazione del Gruppo, che permettano di rendere sostenibili le attività sui territori, anche alla luce dellafase problematica del settore delle acque minerali in Italia che riguarda tutti i player presenti sul territorio, e dopo aver investito circa 60 milioni di euro negli stabilimenti produttivi, vista l’esigenza di ammodernamento e ristrutturazione degli impianti di imbottigliamento. La società è quindi impegnata a individuare al più presto una soluzione di concerto con tutti gli attori in campo, nazionali e territoriali, in modo da affrontare al meglio la prossima stagione estiva, servendo i propri clienti con il supporto di tutta la filiera produttiva”.

Qui sotto alcuni scatti del presidio e la videointervista alle sigle sindacali

 

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