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San Valentino, affondo del vescovo Piemontese: “Feste dalla Fede debole, valori cristiani boicottati”

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San Valentino, affondo del vescovo Piemontese: “Feste dalla Fede debole, valori cristiani boicottati”

Emanuele Lombardini
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TERNI – Un attacco frontale, diretto, alla parrocchia di San Valentino, dopo il nuovo rifiuto al trasporto delle spoglie del Santo in Duomo. Non la nomina mai, il vescovo Piemontese, ma nell’omelia del Pontificale il riferimento è chiarissimo anche se parte da lontano, per la precisione da quella lettera alla città che ha scritto pochi giorni fa in occasione delle celebrazioni per San Valentino.

Recupero dei valori Parla di recupero dei “valori” di San valentino e della cristianità della religiosità. Cita le varie realtà della Diocesi ma il riferimento ai festeggiamenti patronali di San Valentino non sfugge: “La festa patronale- dice monsignor Piemontese-  è celebrazione di un intero popolo, convocato per adorare  Dio, mirabile nei suoi santi, e occasione per arricchire la fede, alla scuola della testimonianza dei Santi Patroni, che hanno inciso profondamente nella fondazione delle singole città o nel configurare l’identità civile, religiosa e cristiana di un intero popolo. Esse, nate in anni remoti, hanno subito nel tempo modifiche e variazioni non sempre coerenti. Ancora oggi si ripetono, si rinnovano e si rivivono tradizioni, riti secolari, processioni, cortei, manifestazioni folkloristiche che pretendono conservare la memoria dei padri, rinverdirla e consegnarla alle giovani generazioni. Sono “liturgie” portatrici di valori umani, civili e religiosi, patrimonio della collettività o di una determinata comunità. In queste rappresentazioni la dimensione religiosa è chiaramente tenuta in considerazione perché dà maggiore consistenza e verità a quanto si rappresenta, anche perché buona parte della gente non darebbe piena credibilità all’evento se non fosse “sponsorizzato” dalla Chiesa, tramite le sue celebrazioni e processioni. Possiamo affermare dunque che la rappresentazione storico-folklorica e la celebrazione religiosa si sposano fino a darsi sostegno e valore reciproco: la Chiesa celebra e attualizza i santi misteri celebrati e ricordati; i figuranti con la loro presenza, impersonando la storia,  rivivono insieme da protagonisti, la festa del Santo nelle manifestazioni civili e religiose. Il tutto si incrementa in una competizione tra tradizioni e sagre messe in cantiere dalle comunità confinanti, anche per richiamare visitatori e turisti nel proprio territorio”.

Boicottaggi. Una premessa che è l’avvio dell’entrata a gamba tesa: “Tutto bene? Non proprio o non del tutto – dice ancora il presule – Il processo di secolarizzazione e di scristianizzazione, che si è diffuso anche nelle nostre comunità, in molti luoghi, ha prodotto nelle celebrazioni delle feste dei Santi, una continuità di tradizioni folkloriche, smarrendo però l’humus, lo spirito e la sostanza della religione. Da manifestazioni di fede cristiana e glorificazione e invocazione del patrocinio del Santo Patrono, spesso le feste, con tonalità diverse, assumono i connotati  di involucri senza contenuto, divenendo a volte  espressioni dal sapore paganeggiante. Manifestazioni religiose, dunque, dalla fede debole. Celebrazione del Santo Patrono, che è confinato nello sfondo o ai margini di tutto ciò che viene “rappresentato” e festeggiato (..). I valori evangelici, vissuti e incarnati dai Santi, vanno oggi conosciuti e interpretati secondo lo stile e la peculiarità dei nostri santi patroni. (…)Osservando i programmi delle feste si nota che viene dato sempre maggiore spazio e tempo a iniziative profane: tornei, giochi, taverne, sfilate, maratone, lotterie. La dimensione  cristiana, testimoniale, evangelica, caritativa,  formativa, celebrativa e orante è marginale, quasi solo pretesto per tutto il resto.  La proposta di un progetto più impegnativo dal punto di vista cristiano, trova l’intralcio dell’insofferenza, a volte del  rifiuto o peggio del boicottaggio”.

Attacco al comitato. L’attacco al Comitato Valentiniano è chiaro: “E’ triste vedere per la riflessione e la preghiera del novenario di preparazione alla festa del santo, uno sparuto numero di cristiani presenti, a volte prevalentemente persone anziane, mentre  nelle stesse sere, gente intenta a preparare cortei e tornei, o pronte per la serata danzante o per la taverna e altro. Purtroppo si  verifica anche il caso  di comitati-feste, Proloco e anche singoli personaggi, che impongono le loro proposte e decidono su  quando, come e dove benedire, celebrare e accompagnare la processione o il corteo di un evento, ormai dai pallidi ricordi cristiani. Responsabili della vita cristiana, della comunità cristiana sono il vescovo e il parroco, che comunque insieme ai laici, devono trovare le modalità più adatte per rendere onore al Santo patrono e celebrarlo degnamente e cristianamente. Come si può evincere da quanto detto, si impone una seria riflessione sul tema delle feste patronali o parrocchiali, sulla loro qualità di feste cristiane o folkloristiche o semplicemente laiche”.

Processione e pensiero per Riccetti, terremotati e disoccupati. La celebrazione di San Valentino è cominciata con la processione partita da Palazzo Spada con le autorità civili e i vertici delle forze dell’ordine. L’arrivo in Duomo e il Pontificale: è stato il primo cittadino ad accendere la lampada votiva. Durante la Santa Messa il vescovo ha avuto di nuovo un pensiero per Alessandro Riccetti, il giovane morto a Rigopiano, per la Valnerina scossa dal terremoto e per la città di Terni capace di risollevarsi ed affrontare al meglio queste sfide. Nella parte finale dell’omelia, il vescovo ha parlato dei giovani e dell’assenza di lavoro: “In questa festa di san Valentino, padre e amico dei giovani, non possiamo non rivolgere a lui una accorata supplica perché ispiri quanti hanno responsabilità politiche, amministrative, di impresa a occuparsi fattivamente  della piaga della disoccupazione giovanile”.

(servizio in aggiornamento)

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Emanuele Lombardini
Emanuele Lombardini

Giornalista, cittadino d'Europa

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