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Salario accessorio in Comune, Usb Terni va subito all’attacco: “Sono finiti i soldi”

Cronaca e Attualità

Salario accessorio in Comune, Usb Terni va subito all’attacco: “Sono finiti i soldi”

Andrea Giuli
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TERNI – Ancora polemiche e ancora problemi in merito al riconoscimento delle cosiddette progressioni orizzontali al Comune di Terni, ovvero le integrazioni economiche salariali da attribuire a determinati livelli di dipendenti pubblici in base al contratto.

A lanciare di nuovo il sasso nello stagno e’ l’Unione sindacale di base (Usb) ternana con una nota dai toni netti: “Sulle progressioni orizzontali abbiamo sempre fornito dati e riferimenti in merito alla quantificazione del fondo e quali possibilità erano in campo per attuare tale istituto. Avevamo sviluppato, (ricevendo la convergenza di altre sigle sindacali) proposte che potessero, attraverso il principio di equità e solidarietà, diminuire una forbice salariale che con il tempo, nel nostro Ente, sta diventando troppo evidente. Questa amministrazione ha invece voluto continuare ad agire nel solco della divisione, rendendosi disponibile a sottoscrivere un accordo importante con sindacati che esprimono una rappresentanza pari circa il 10% dei lavoratori, evitando di cercare un consenso più ampio. Chi si è prestato a queste forzature, permettendo all’amministrazione di attuare per intero i suoi piani, ha le stesse se non maggiori responsabilità. Possiamo affermare che pensare ad ulteriori progressioni orizzontali nel 2016 è un esercizio di pura fantasia per semplici motivi che attengono alla matematica, prima ancora che alle disposizioni previste dalla legge vigente. Il fondo delle progressioni orizzontali è praticamente saturo perché con queste ultime tutti i soldi a disposizione sono stati utilizzati. Nel salario accessorio non possono essere inserite ulteriori risorse per espresso diniego di legge. Si aggiunga la pesante situazione di bilancio e debitoria dell’Ente. Quindi, ad oggi, quella forbice salariale che l’Usb voleva ridurre in molti casi si è allargata ulteriormente sulla base dell’anzianità di permanenza. Non è proprio l’obiettivo che l’assessore si era impegnata a cogliere. Cosa fare ora? Tentare almeno di difendere il salario accessorio dai futuri tagli previsti dalla Finanziaria sui pensionamenti non sarebbe male. Le persone vanno in pensione, ma le mansioni e le responsabilità non spariscono. Allora non si può permettere di tagliare il salario accessorio in maniera così ampia e superficiale”.

Andrea Giuli
Andrea Giuli

Redattore

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