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Sagra Musicale Umbra, con i ragazzi di O/Modernt si passano un paio d’ore di beatitudine

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Sagra Musicale Umbra, con i ragazzi di O/Modernt si passano un paio d’ore di beatitudine

Redazione cultura
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di Stefano ragni

CASTEL RIGONE – Santuario della Madonna dei Miracoli, dove il vero “miracolo” è l’acustica, voluttuosa, morbida, sensuale come la risonanza di un’arpa. Sarà la volta a croce latina, coi transetti leggermente corti, saranno i cinque nicchioni voltati dell’abside e anche quell’occhio strombato verso il levare del sole, ma in questo tempio di mezza collina, decorato da testimonianze pittoriche degne di una cattedrale, l’acustica è tra le più preziose che potesse trovare la Sagra Musicale Umbra. Che qui disloca certi suoi concerti preziosi che valgono l’arrampicata sulle tortuose vie di accesso.
Anche stavolta le scelte di Alberto Batisti hanno premiato la curiosità dello studioso e l’approccio estetizzante di un pubblico fedele ad un appuntamento raro, per quanto appagante. L’altra sera l’aula rinascimentale ha accolto i cinque ragazzi di O/Modernt, un quartetto d’archi con clarinetto concertante disposti a farci passare un paio d’ore di beatitudine.
Ha iniziato il violinista Hugo Ticciati, con suo Guadagnini del 1751, che ha camminato in chiesa suonando una sintesi di motivi bachiani alternati ad ampi squarci improvvisativi. Un vero virtuoso dal suono morbidissimo e dall’arcata soave che si fatto incontro ai suoi compagni per sedersi, tutti insieme per il secondo pezzo in programma. Si trattava di un lungo polittico con cui Osvaldo Golijov ha ripercorso le suggestive tappe di “Sogno e preghiere di Isacco il cieco”, un mistico ebreo del tredicesimo secolo. Canti in aramaico, Hiddish e ebreo sacro sono scaturiti dal quartetto d’archi e dal clarinetto di Christoffer Sundqvist, anzi, dai due clarinetti, suonati nel più puro stile Kletzmer. Il che non impedisce alla pagina di essere suggestivamente evocativa, ma anche efficacemente immersa nella contemporaneità, alternando melodie di arcaica intonazione e effetti sonori della più attuale modernità, compresi i doppi suoni dell’ancia. Un palese percorso mistico che in cinque quadri ripercorre giorni e tempi del Popolo dell’Alleanza, rievocandone la infinita tristezza e la eroica devozione. Canti strazianti, laceranti, che vengono dalla profondità dei secoli, diffusi nell’acustica del santuario come in un’accogliente conchiglia risonante. Riverbero pulviscolare come in uno spazio siderale, tentazione di lasciarsi inghiottire da questa concavità senza fondo. Il pubblico si è letteralmente ingoiato i trentacinque minuti della musica dell’ebreo-argentino Golijov e ha voluto ringraziare i giovani esecutori con palese convinzione. Seconda parte della serata col Qunitetto di Brahms, clarinetto nostalgico, archi disposti intorno a Priya Mitchell,con Ticciati al secondo leggio, Lilli Maijala alla viola e Julian Arp al violoncello. I giovani archi hanno sottolineato le sinuosità del clarinetto di Sundqvist non sottraendosi al fascino della sua preziosa dizione. Impagabile iato tra la fresca età degli esecutori e una musica che ha nostalgia di malinconico declinare..

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