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Sagra Musicale Umbra, commemorati i 20 anni dalla scomparsa di Siciliani

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Sagra Musicale Umbra, commemorati i 20 anni dalla scomparsa di Siciliani

Redazione cultura
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di Stefano Ragni

PERUGIA -Sono stati celebrati i venti anni dalla scomparsa di Francesco Siciliani a Maiolati, nel paese natale di Gaspare Spontini, il musicista dell’Ottocento che il geniale argonauta delle partiture dimenticate trasse dall’oblio, consegnandolo all’ascolto moderno.

E non solo Spontini, ma anche Cherubini, il Rossini serio, persino il Bach ancora sconosciuto agli italiani. Questi i meriti che appaiono a prima vista nel progetto commemorativo di un musicista che era nato nella Perugia del  1911 in via Angusta, proprio sotto l’impianto a più piani della chiesa del Gesù, dove oggi si apre l’ingresso al parcheggio del mercato coperto. La Sagra Musicale Umbra, sua eletta e duratura creazione, ci ha apposto un paio d’anni fa una lapide, inaugurata da Anna Calabro, la presidente della Fondazione Perugia Musica Classica che della Sagra è attuale contenitore.

Con un originale ed efficace, per quanto modesto impianto celebrativo il Pergolesi-Spontini Festival di Jesi ha voluto ricordare il maestro della riscoperta spontiniana avvenuta negli anni 50 del secolo scorso grazie a profondi sondaggi nel repertorio dimenticato e a geniali intuizioni, suffragate da competente studio analitico. Siciliani, già lanciato nell’agone della programmazione musicale italiana ai più alti livelli, dal san Carlo di Napoli, al Maggio Musicale Fiorentino, alla Scala, aveva  portato nell’ambiente uno spessore culturale inedito, maturato da consapevoli studi umanistici, filosofici e musicali.

Deciso anche a scommettere sulle opere di questo maestro nato sulle colline marchigiane del Verdicchio, emigrato nella Parigi napoleonica e nella Prussia dei vincitori, metropoli europee  dove assunse ruoli di assoluto prestigio. Quando i tempi lo superarono Spontini tornò nei dolci  clivi marchigiani a seminare a piene mani la fortuna economica che aveva guadagnato: pie istituzioni per poveri, per ragazze nubili e per anziani testimoniano tuttora la duratura umanità di un artista straordinario che aveva saputo trarsi fuori dagli onori per tornare ad essere uomo della morbida sinuosità delle altura marchigiane.

Anche se Wagner lo aveva giudicato personaggio di una “simpatia quasi spaventosa”, la sua musica, al volgere dell’Ottocento, non era più ascoltata da nessuno. Francesco Siciliani volle ripristinare nel 1954 la più complicata delle sue partiture, Agnese di Hoehnstaufen. Non spaventato dalla defezione di Maria Callas, immemore di quanto dovesse a Siciliani, il maestro perugino scelse una cantante americana poderosa, Lucille Udovich, affiancandole lo squillo di Franco Corelli.

E’ per ricordare questa storica circostanza che Vincenzo de Vivo direttore artistico  del Pergolesi-Spontini ha promosso un concerto commemorativo nella cappella della chiesa di san Giovanni, che custodisce e Maiolati le spoglie mortali di Spontini.

“Uomo di cultura  musicale più straordinario di tutto il secolo”: così De Vivo  ha  definito Siciliani, prima di cedere la parola a Dario della Porta, il musicologo che ha voluto ricordare il maestro perugino anche per l’intensa amicizia che lo legò a lui.

E Della Porta ha ripercorso col pubblico che colmava la piccola chiesa le tappe del suo legame con Siciliani, dalle caparbie revisioni della partiture sepolte dalla storia, al coraggio delle scelte del ripristino, alla scelta di interpreti adeguati, alle ansie della “prima”, sempre ripagata da trionfi. Il tutto sorretto da una dimensione culturale della musica che, al di là delle intuizioni del “programmatore”, era sorretto da un contenuto filosofico e umanistico che era un fiume carsico in continuo arricchimento.

“ Ho ancora davanti agli occhi  mio padre immerso, la notte, nella lettura dei libri di D’Ancona: gli sembrava sempre di non essere abbastanza informato”, ricorda Maria Francesca Siciliani, da noi raggiunta telefonicamente per un commento sull’evento.

“E ho ancora nelle orecchie le note del pianoforte su cui mio padre insegnava a Maria Callas La Medea, prima del debutto fiorentino. Del resto tutti venivano a casa nostra a studiare  insieme a papa’, da Mitropoulos, a Rodzinski, a Metha”.

E si racconta ancora di Eugenio Montale che regalava a Francesca i quadri da lui dipinti, e di Nino Rota che, a Roma, stappava champagne prima di suonare sul pianoforte di casa.

“Si parla sempre di mio padre come di organizzatore musicale, aggiunge Francesca, ma io credo che la Callas, che Cherubini, Spontini il primo Bach in Italia, la riscoperta di Karajan, il Monteverdi, il primo Maggio Musicale Fiorentino interamente rossiniano non si facciano senza una solida base di cultura. E ancora, i suoi interessi verso la musica contemporanea. Dal “Gran sole carico d’amore” di Nono, al tutto Bussotti, alle partiture di Manzoni. Questa non è organizzazione ma è cultura”

Nel segno di questa cultura a Maiolati si sono riascoltate arie e concertati di Agnes spontiniana intonati dal cast di allievi dell’Accademia  d’Arte Lirica di Osimo  magnificamente accompagnati Alessandro Benigni. Tra loro una protagonista, il soprano georgiano Miriam Perlashvili, una voce complessa e potente  che non sarebbe sfuggita alle orecchie di Siciliani.