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Ricostruzione post sisma, la proposta dei sindacati: “Bisogna ripartire dal modello del ’97”

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Ricostruzione post sisma, la proposta dei sindacati: “Bisogna ripartire dal modello del ’97”

Redazione
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PERUGIA – L’Umbria ha avuto un modello di ricostruzione post sisma del 1997 che si è rivelato – numeri alla mano – efficace e positivo. E visto che la situazione attuale, scaturita dai terremoti del 2016, non è molto dissimile, sia per le caratteristiche dei territori coinvolti, che per l’entità dei danni registrati, sarebbe logico riprendere e valorizzare quel patrimonio di esperienza, a partire da un elemento decisivo: il Durc con congruità. Eccolo il messaggio che i sindacati delle costruzioni dell’Umbria, Fillea Cgil, Filca Cisl e Feneal Uil lanciano alle istituzioni alla vigilia del primo tavolo convocato in Regione con tutte le parti sociali. Un tavolo che però – hanno osservato i tre segretari dei sindacati dell’edilizia, Augusto Paolucci (Fillea Cgil), Tino Tosti (Filca Cisl) e Stefano Paloni (Feneal Uil), oggi in conferenza stampa – visto l’elevato numero di soggetti partecipanti, va affiancato da un gruppo tecnico più ristretto, formato dai sindacati e dalle associazioni datoriali delle costruzioni, per affrontare appunto le questioni specifiche di settore, come l’applicazione del Durc con congruità, il vero elemento distintivo del modello umbro di ricostruzione.

Perché prendere come esempio la ricostruzione del ’97 “Siamo preoccupati perché ci sembra di cogliere nelle istituzioni, a partire dal commissario Errani, una scarsa propensione a riprendere e valorizzare quel modello – hanno affermato i tre segretari umbri – E invece, siamo convinti che ci siano tutte le condizioni e tutti gli interessi per riproporlo, almeno nei suoi elementi fondamentali, quali appunto il Durc con congruità, che significa certificazione della regolarità contributiva e giusto numero di addetti ad ogni fase di avanzamento dell’opera: un vero e proprio muro contro il lavoro nero e l’evasione”. E a sostegno delle proprie richieste i sindacati portano i numeri dell’esperienza post sisma del 1997: 22mila sfollati e una ricostruzione pesante chiusa in 15 anni; 18mila cantieri, 20mila lavoratori impegnati e un solo morto sul lavoro; 5,3 miliardi di euro di spesa preventivati (cifra molto simile a quella calcolata per l’attuale cratere umbro) e 4,9 spesi, con un risparmio di circa il 7% rispetto a quanto preventivato. A questi numeri i sindacati aggiungono una valutazione positiva sul fronte della legalità e delle infiltrazioni mafiose, soprattutto nel raffronto con gli altri grandi terremoti recenti (L’Aquila ed Emilia Romagna).

Legalità e sicurezza sul lavoro Dunque, concertazione e regole stringenti che mettano al primo posto legalità e sicurezza sul lavoro: questa la ricetta vincente, secondo Fillea, Filca e Feneal dell’Umbria, che non risparmiano però una critica alle sistema delle imprese di settore, che dopo lo slancio dato appunto dalla ricostruzione post ’97 non hanno saputo strutturarsi e anzi si sono sempre più frammentate, indebolendo fortemente il sistema umbro, che oggi si sarebbe certamente potuto presentare più pronto se avesse saputo investire e strutturarsi. E i lavoratori, cosa sono disposti a mettere sul piatto? “Se ci sarà davvero la volontà di concertare e lavorare insieme – hanno assicurato Paolucci, Tosti e Paloni – da parte nostra e dei lavoratori che rappresentiamo la disponibilità sarà totale: siamo pronti a fare accordi che consentano di accelerare al massimo la ricostruzione, anche lavorando sette giorni su sette su tre turni, quindi senza sosta. La condizione però – hanno concluso i tre segretari – è che non si ceda di un millimetro sul fronte di legalità e sicurezza”.

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