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Ricerca, studio e prevenzione. Alessandro Amato a Perugia per presentare ‘Sotto i nostri piedi’

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Ricerca, studio e prevenzione. Alessandro Amato a Perugia per presentare ‘Sotto i nostri piedi’

Francesca Cecchini
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PERUGIA – È stato il POST (Officina della Scienza e della Tecnologia) di Perugia, in collaborazione con Psiquadro, Unipg e INGV, ad ospitare venerdì 20 gennaio l’incontro con il professor Alessandro Amato, geologo e dirigente di ricerca presso l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) che, coadiuvato da Massimiliano Barchi, geologo e direttore del Dipartimento di Fisica e Geologia dell’Università di Perugia, ha presentato ad un folto pubblico il suo libro Sotto i nostri piedi. Storie di terremoti, scienziati e ciarlatani (Codice Edizioni). Amato ha illustrato, grazie anche ad alcune immagini, il volume in cui ripercorre studi e bizzarre credenze popolari che hanno accompagnato il fenomeno dei terremoti nell’arco della storia, spaziando da Anassagora (496 -428 a.C.) alle teorie ‘bislacche’ dei tuttologi odierni. Tra le pagine del libro, una sorta di spiegazione su come orientarsi “in questo groviglio di scienza e pseudoscienza, “sotto i nostri piedi” ci accompagna in un viaggio attraverso la storia dei terremoti e dei tentativi di prevederli, costellata da pochi acuti e tanti fallimenti”.

Prevenzione e consapevolezza – Forte il pensiero legato alle scosse che si sono verificate proprio gli scorsi giorni, molte le domande rivolte al geologo, dalle cui risposte sono emersi due concetti fondamentali: prevenzione e consapevolezza. Se partiamo dal presupposto che il termine prevenzione non è sinonimo di ‘certezza’ (non si può prevedere un terremoto), un insieme di studi fatti in base a scale di tempi, che sono quelle compatibili con le osservazioni che i geologi hanno del sistema terra, delle falde dell’Appennino, può portare a concepire un ‘grado di pericolosità’ della zona in cui si stanno effettuando ricerche e renderne consapevoli gli abitanti. Questo ciò che, grazie ad informazioni tecniche, si può fare oggi: avere la consapevolezza di vivere in un territorio in cui c’è una certa probabilità di subire o meno uno ‘scuotimento’ di un determinato tipo. Da qui, la prevenzione. La ricostruzione deve essere eseguita secondo criteri sismici precisi.

Ricostruzione e tradizione – Spesso i cittadini, privati già del proprio quotidiano, dopo un sisma che ne ha devastato la città, fanno fatica a pensare ad una ricostruzione troppo lontana dall’originale. Non è un concetto utopistico. Ricostruire, ad esempio, con le dovute precauzioni un borgo antico rimanendo esteticamente fedeli all’architettura originale è fattibile adottando però strutture interne antisismiche. Ovviamente con i costi che ne conseguono.

La ricerca sulla comprensione fisica del fenomeno del terremoto, delle faglie, sul quanto si deforma una regione piuttosto che un’altra, quante sono le faglie attive, quali sono le magnitudo massime che ci si possono aspettare in un dato luogo, formano un insieme di elementi che arricchiscono piano piano la conoscenza sul fenomeno dei terremoti. Non c’è ancora una ricchezza di dati, perché se ne hanno solo relativi alla superficie, ma i terremoti si originano in profondità e per saperne di più occorrerebbe essere dotati di migliaia di strumenti collocati a chilometri di profondità in tutte le faglie.

Prossimo appuntamento venerdì 3 febbraio (ore 17.30) con Terremoti e tettonica attiva in Italia Centrale a cura di Massimiliano Barchi. Il geologo e direttore del Dipartimento di Fisica e Geologia dell’Università di Perugia guiderà il pubblico in un viaggio alla scoperta delle caratteristiche geologiche e geofisiche dell’Appennino centrale, approfondendo i recenti eventi sismici che hanno interessato Amatrice e Norcia.

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