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Riapre “Scardone”, la più antica e leggendaria “bettola” ternana

Cronaca e Attualità

Riapre “Scardone”, la più antica e leggendaria “bettola” ternana

Andrea Giuli
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Andrea Giuli

TERNI – Scardone sta per tornare. In origine erano Vittorio e Rosa, ai primi del secolo scorso; quindi Osvaldo e Augusta, che tutti o quasi credevano marito e moglie ma invece erano fratelli e che hanno lasciato un segno indelebile nella storia di Terni; infine, ai giorni nostri, i nipoti e i pronipoti di Osvaldo e Augusta, ovvero Mauro Leonori e i suoi figli, Francesco e Alessio, rispettivamente 29 e 21 anni.
In altre parole, saltabeccando un pò qua e là, la “linea degli Scardone”. Non un cognome, ma un soprannome, un marchio celeberrimo nella Conca; ovvero quello con cui generazioni di ternani di tutte le età e classi sociali hanno conosciuto la più antica e nota “bettola” tradizionale e popolare della città. Osvaldo (per tutti, appunto, Scardone) e la sorella Augusta che hanno tirato avanti la bettola dagli anni 50 fino a poco prima della loro morte, stanno per “rivivere” negli ultimi eredi Francesco e Alessio. Da “Scardone”, dunque, passati una quindicina d’anni dalla sua chiusura, riapre. L’inaugurazione ufficiale è prevista entro la prima decade di giugno prossimo.
Il casolare in via del Cerqueto (a due passi dalla città, eppure in aperta campagna), quello dove sorgeva la vecchia locanda, è stato ristrutturato (non senza sacrifici) negli ultimi mesi dai due giovanotti e dal padre Mauro, conservando lo stile contadino di allora. Curando la struttura, recuperando materiali e oggetti dell’epoca. La bettola “leggendaria” dove sono passati i maggiaioli con le loro chitarre e fisarmoniche, operai e contadini, professionisti e torme di ragazzi in cerca della loro prima sbornia; dove si mangiava all’impronta quello che c’era, talvolta a credito o con il sistema del baratto; dove tutti trovavano una merenda casareccia, quindi rinasce per coniugare tradizione e contemporaneità. Ma lo spirito dovrà fondamentalmente rimanere quello di “Scardone”: passione, semplicità, cibo genuino, accoglienza, aggregazione, identità ternana.
“Vogliamo riportare in vita – dice Francesco – un pezzo di storia di Terni che non meritava di essere dimenticato. Scardone è stato una specie di istituzione per tantissimi ternani. Naturalmente, dovremo aggiornare qualcosa ai tempi di oggi, ma non cambierà l’approccio di fondo. Anzitutto, punteremo sulla filiera gastronomica a chilometri zero. Solo cibi genuini, controllati e selezionati da fornitori artigianali della nostra zona. All’inizio proporremo soprattutto le famose merende di Scardone, il pomeriggio e la sera, a base di salumi, formaggi, salsicce, variandole talvolta con un più moderno aperitivo. Pranzi e cene, in un primo momento, saranno solo su ordinazione, così come in occasione di compleanni e cerimonie varie. In attesa che la burocrazia ci rilasci le ultime autorizzazioni, lavoreremo solo negli spazi esterni in grado di ospitare almeno 100 coperti. Sotto gli alberi, come ai bei tempi. Poi, per l’inverno contiamo di aprire anche dentro”.
“Noi ci crediamo – aggiunge Alessio -, per noi è una sfida importante. E pensiamo anche per la città”.
Sarà tutto a gestione familiare: i nipoti di Scardone, le loro ragazze, qualche amico, Mauro e la moglie. Un giovane cuoco da assumere. Mancano le ultime limature. Poi, con la buona stagione, Scardone riaprirà. Il conto alla rovescia è cominciato.

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