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Sulla Rete oncologica regionale adesso è bagarre tra primari

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Sulla Rete oncologica regionale adesso è bagarre tra primari

Redazione
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Una corsia dell'ospedale di Perugia
Una corsia dell'ospedale di Perugia

PERUGIA – Accuse, scuse, precisazioni e prese di distanza: sullo stato di salute della rete oncologica regionale adesso va in scena uno scontro tra primari che mai si era visto fino ad oggi nella sanità perugina e umbra. Tutto nasce nei giorni scorsi, quando il professor Fausto Roila in qualità di coordinatore della Rete oncologica regionale denuncia la pessima situazione in cui versa la struttura e parla di vero e proprio “collasso”. Parole queste che che hanno spinto l’assessore regionale Lucio Coletto ad intervenire ufficialmente e promettere che i servizi saranno ripristinati al più presto.

Accusa Ma il bello viene ora perché in un comunicato congiunto, i professori Antonio Rulli (direttore della Chirurgia generale e oncologica di Perugia), Angelo Sidoni (Anatomia e Istologia patologica) e Cynthia Aristei (Radioterapia oncologica) mandano a dire che “occorre che, tutti insieme, si passi dalle parole ai fatti e si ridisegni la Rete oncologica regionale, non sulle carenze organizzative della sola Oncologia medica perugina, ma di tutte le strutture coinvolte che, forse, hanno carenze di personale e strumentazioni maggiori”. Parole due come pietre che mettono in evidenza una strategia totalmente differente tra i primari in un settore delicato come quello dell’oncologia. Ma non è finita qui.

Politica I tre professori fanno un altro passo avanti e parlano di “appannaggio politico”: “Mai – scrivono – avremmo potuto immaginare che, nel 2020, vi potesse essere una rappresentazione così semplicistica di quella che dovrebbe essere la Rete». Un organismo che, secondo i tre firmatari, “in 12 anni dalla sua costituzione, non ha brillato per attivismo”, mentre “la sua direzione è stata appannaggio politico degli oncologi medici”.

Costruire  A chiudere il monito a lavorare insieme senza cercare i riflettori della ribalta: “Dopo quello che abbiamo subito nel 2019 per lo scandalo della sanità è venuto il momento, per tutti – dicono Rulli, Sideoni e Aristei – di rimboccarsi le maniche, parlare poco e costruire molto: assistenza di qualità, formazione dei giovani che potrebbero avere la possibilità di essere assunti prima del termine del corso di specializzazione e, soprattutto ricerca. Il professor Umberto Veronesi ripeteva sempre che “si cura meglio dove si fa ricerca”. Operatori sanitari, docenti e politici – scrivono ancora nel comunicato – dovrebbero loro stessi fare ‘rete’. Questo è il messaggio che vogliamo inviare alla classe dirigente, politica e universitaria, come medici che tutti i giorni combattono per continuare a offrire ai propri pazienti prestazioni di un elevato standard qualitativo”. Morale? La polemica è servita.

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