CARICAMENTO

Scrivi per cercare

Responsabilità, comunità e ospitalità. Un futuro ‘senza zaino’ per la Primaria Bonucci di Perugia

Perugia Cronaca e Attualità Cultura e Spettacolo Interviste Extra Città

Responsabilità, comunità e ospitalità. Un futuro ‘senza zaino’ per la Primaria Bonucci di Perugia

Francesca Cecchini
Condividi

PERUGIA – Responsabilità, comunità e ospitalità, questi i tre punti fondamentali su cui si basa il progetto Scuola Senza Zaino, nato dal fondatore ed ideatore del modello Mario Orsi, che ha preso piede in Italia da alcuni anni. Il Senza Zaino arriva a Perugia grazie all’interessamento della dirigente scolastica Marta Boriosi e sabato 28 gennaio la ‘sua’ scuola, la primaria Bonucci di Ponte Felcino, che ha aderito dallo scorso marzo al progetto, vedrà finalmente il momento dell’inaugurazione. La professoressa Boriosi che del Senza Zaino conosce il modello già da cinque anni, ha voluto studiare in prima persona metodologie e tematiche del proponimento, andando a visitare personalmente le scuole dove già veniva adottato per cercare di capirne sviluppo e proporlo al plesso del comprensivo 14 di Perugia.

“Non sono una dirigente che impone ma – ci spiega Marta Boriosi -, piuttosto, che vuol capire e condividere. Ho compreso che il terreno era fertile nella nostra scuola dopo la giornata aperta alla scuola di Pistrino. Lì ho incontrato una delle insegnanti di questa scuola, la nostra animatrice digitale. Il nostro sguardo si è incrociato ed abbiamo captato subito che il nostro era un desiderio comune. Una volta riunite le maestre ed aver esposto loro il modello del Senza Zaino, abbiamo tutte deciso di aderire all’unanimità”.

Che cosa rappresenta lo zaino tradizionale?

“Lo zaino nasce quale strumento per approcciare dei luoghi impervi, inospitali. Serviva a portare tutto il necessario per poter sopravvivere in posti di questo tipo. La scuola, secondo me, non può essere un ambiente impervio ed inospitale. Deve essere luogo di accoglienza. Il ribaltamento che prevede la Scuola Senza Zaino è questo: la scuola è innanzitutto, appunto, accogliente, è comunità, perché il sapere si costruisce insieme e non come individui. I nostri bambini hanno solo una piccola borsa per i materiali indispensabili per fare i compiti a casa”.

Il bambino fa i compiti a casa come in qualunque altra scuola…   

“Siamo convinti che un bambino guidato è un bambino che riesce a fare, ma il bambino deve misurarsi anche con se stesso e questo lo può fare quando intorno non ha la maestra, non ha gli altri compagni. In quel momento, riesce a capire l’obiettivo raggiunto o qual è il suo limite”.

Torniamo al concetto di ospitalità…

“Un luogo ospitale, quale la scuola deve essere, è un luogo che ha tutto ciò che occorre per farti sentire bene. L’ambiente è importante. Consideriamo che da ricerche sulla qualità delle scuole a livello nazionali è emerso che l’Italia non è all’avanguardia. Le scuole apicali sono la finlandese e la coreana che hanno modelli didattici estremamente diversi. Una delle motivazioni è emersa dalle risposte dei bambini intervistati. Le frequentano volentieri perché la loro scuola ‘è bella’ e offre loro molte opportunità. C’è trasporto in queste parole. Le nostre scuole dell’infanzia hanno un modello che si avvicina molto a quello del Senza Zaino. Hanno una loro bellezza, tanto che i bambini, generalmente, tranne in particolari sindromi di abbandono, le frequentano volentieri. Non solo perché si gioca, perché poi attraverso il gioco a quell’età si impara molto, ma anche perché è strutturata a loro misura: ci sono tavoli collaborativi, isole di gioco e di lavoro, spazi in cui poter andare in  completa autonomia in cui scegliere, guidati ovviamente da una maestra, l’attività da condividere insieme. All’improvviso tutto finisce e i bambini arrivano alla prima classe della Primaria. C’è un grande distacco. La Scuola Senza Zaino fa sì che i bambini ‘scivolino’ alla Primaria senza sentire stacchi significativi”.

Il progetto si estende anche alle scuole medie?

“Al momento, essendo questo un percorso per noi progressivo, è riservato solo alla scuola primaria. Anche se, anche alle medie, stiamo creando già degli ambienti collaborativi verso una costruzione del ‘sapere’ insieme”.

Come hanno accolto i genitori questo progetto?

“Siamo partiti con le premesse lo scorso anno e lo abbiamo fatto in un momento che era seguente le iscrizioni, raccogliendo i consensi di molti e le remore di pochi, che poi hanno cambiato idea con lo svilupparsi del progetto. La risposta è stata dunque ottimale e durante l’estate, insieme alle maestre,  tanti genitori si sono adoperati per creare questo ambiente nuovo. C’è stata una vera e propria gara per aiutare ad allestire le aule. Genitori eccezionali che hanno lavorato artigianalmente o mettendo a disposizione l’operato della propria ditta. Uno dei pensieri che ci ha spinto ad aderire al progetto è stata l’idea che le famiglie, a volte, in questo frangente, sono un po’ disorientati, hanno bisogno di fare comunità. Non abbiamo più dei punti fermi a cui fare riferimento per educare e crescere i nostri figli e questo nostro disorientamento si ripercuote poi su quello dei bambini. Allora quale luogo migliore della scuola per cercare di creare davvero una comunità educante?”.

Le maestre hanno dovuto seguire dei corsi di formazione?

“Sì, le nostre maestre hanno seguito corsi di formazione e hanno partecipato a vari convegni nazionali del Senza Zaino. Le formatrici si sono complimentate con il plesso di Ponte Felcino perché hanno trovate le insegnanti già molto indirizzate verso i metodi del modello. In qualche modo, infatti, applicavano già tante delle strategie del Senza Zaino. Marco Orsi, il fondatore del modello, in primis, sostiene che la nostra non è una proposta totalmente innovativa, ma nasce dal desiderio di fare sì, innovazione di metoologia e didattica, ma anche di riesumare un certo Montessori. Il nostro movimento nasce da questo desiderio: venire incontro alle generazioni che cambiano e portarle ad un sapere che è solido perché si basa anche sulla tradizione, ma che è anche capace di recepire innovazione e che sia soprattutto reale. Creare, dunque, un ambiente che possa permettere a questi bambini di crescere con parametri didattici ben costruiti”.

Come funziona la Scuola Senza Zaino – I bambini portano a scuola il nécessaire in una piccola tracolla (personalizzata con il proprio nome e piccole decorazioni) che lasciano in uno spazio fuori aula dove sono state collocate delle bacheche per loro. All’interno dell’aula i banchi flessibili sono colorati e uniti come una sorta di tavola rotonda. Al centro c’è un pannello rotante su cui è collocato il materiale condiviso da tutti da utilizzare durante la lezione. Un modo per insegnare ai piccoli il senso di responsabilità degli oggetti il cui danno non è un danno all’individuo ma alla comunità.

“Teniamo molto a questo aspetto della responsabilità – ci spiega la dirigente scolastica –. Imparano che la cosa pubblica è importate, che se rovinano qualcosa non fanno un danno a se stessi ma alla comunità”.

Dietro le sedie (che hanno le gambe ricoperte da palline da tennis per evitare il rumore fastidioso dello spostamento) gli allievi hanno una sacca di stoffa amovibile (create artigianalmente dai genitori che vengono coinvolti in alcuni laboratori dalla scuola) con il proprio diario e il poco necessario che viaggia con loro tra casa e scuola. Non sempre tutta la classe lavora insieme. I tavoli sono congeniati appositamente per fare lavori di tipo diverso a seconda delle necessità che un gruppo di bambini ha in un momento o in un altro. La maestra, in classe, ha una sua postazione molto laterale, ma, in effetti , siede molto poco per via di questa funzione da ‘insegnante-regista’ che ricopre, e si aggira sovente fra i banchi. Utilizza delle strategie di utilizzo della voce: non alza troppo il tono, parla molto con la prossemica, con la mimica e coinvolge i bambini anche in momenti di silenzio, essenziale per stabilire un clima sereno perché, ci spiega la Boriosi, “nel silenzio è possibile esprimersi”. Anche in questo il bambino viene responsabilizzato. Ogni settimana c’è una sorta di capoclasse che ha dei compiti ben precisi, non ultimo intervenire se sente che il tono della voce si alza troppo, suonando il ‘tubo della pioggia’. C’è poi l’Agorà, uno spazio in cui i bambini, spesso, possono riunirsi, gestire la propria emotività e, se vogliono, liberarsi dei pensieri, condividendoli con i propri compagni. È infatti molto importante per il modello porre attenzione all’aspetto emotivo e al rapporto personale che si instaura tra i piccoli studenti. Altro esempio che ci hanno raccontato i bimbi e che ci particolarmente colpito è il ‘momento dell’abbraccio’. I bambini, ad inizio mattina, se vogliono, hanno il tempo per abbracciarsi condividendo l’uno con l’altro l’affetto che nutrono e che desiderano esprimere.

C’è poi anche un importante aspetto digitale.  

“I nostri bambini già da questa settimana stanno iniziando ad utilizzare anche il tablet. Bambini, genitori e maestre hanno fatto un patto di corresponsabilità nell’uso di questo oggetto che è uno strumento ineludibile ma, ovviamente, c’è bisogno della supervisione degli adulti. Ogni bambino ne possiede uno, è uno strumento autonomo acquistato dai genitori, e verrà usato con l’obiettivo di imparare, ad esempio per la creazione di presentazioni tramite appositi programmi, o per un sapere collaborativo di spazio aumentato così che il lavoro non finisca la mattina fra le mura della scuola, ma continui, a volte, il pomeriggio da un input inviato dalla maestra. Vorrei sottolineare che ci sono regole molto ferree sull’utilizzo e sono condivise con i bambini e con i genitori”.

Una grande collaborazione tra genitori ed insegnanti…

“Mi piace parlare di una sorta di ’triangolo amoroso’ che funziona quando bambino, genitore e insegnante ne fanno parte”.

Il progetto Senza Zaino ha portato spese per i genitori?

“La scuola senza zaino richiede, almeno all’inizio, un certo investimento. Nel  nostro caso abbiamo avuto l’investimento di tempo, lavoro e anche economico, da parte dei alcuni genitori. Abbiamo poi avuto la fortuna di ricevere l’aiuto di alcuni privati come, ad esempio, la Fondazione Asilo Nido Umberto I che ci ha fatto una bella donazione, di alcune aziende in cui lavoravano dei genitori, che ci sono venute incontro, e anche il sostegno di alcuni commercianti di Ponte Felcino e della Pro Loco locale. Abbiamo comunque dovuto chiedere una cifra che comprendeva il corredo di tutto il necessario”.

Un percorso di condivisione che rende questi bambini consapevoli di essere parte attiva di un viaggio di apprendimento non solo didattico, ma anche emotivo. All’ultima domanda, rivolta a questi precursori della Scuola Senza Zaino, ‘cosa provate la mattina al pensiero di andare a scuola’ la risposta comune è stata: “Siamo felici di venire perché noi nella nostra scuola stiamo bene”.

Tags:

Ti Potrebbe anche Piacere