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Regione, su Ast atto unitario rivolto a Governo e Tk: retroscena, assenze e distinguo

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Regione, su Ast atto unitario rivolto a Governo e Tk: retroscena, assenze e distinguo

Andrea Giuli
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Una seduta del consiglio regionale

PERUGIA – Il consiglio regionale dell’Umbria ha approvato all’unanimità dei presenti (PD, Misto-MdP, FI, LN, FdI, RP) un ordine del giorno bipartisan “per la salvaguardia e lo sviluppo dello stabilimento siderurgico dell’Acciai speciali Terni”.

Atto unitario Il documento è stato firmato dai capigruppo delle forze politiche di maggioranza e opposizione, con l’eccezione del Movimento Cinque stelle che ha presentato una propria mozione e chiesto poi di votare il documento dei capigruppo per parti separate, votando favorevolmente solo il dispositivo e non la parte di analisi e di contesto. img_5879

Assenze, numero legale e rimbrotti Bene. Dopodiché, in queste ore, trapela un retroscena che, se confermato, avrebbe i tratti della “curiosità” o della stranezza. Ma poi, forse, neppure tanto. Da quanto si apprende, in buona sostanza, l’atto unitario di cui sopra, giustamente celebratissimo per la sua importanza politico-economica, sarebbe passato di fatto grazie ai voti dei consiglieri di opposizione, quelli del Centrodestra in primis. L’atto è stato bendetto con 15 voti favorevoli su 15 presenti, il numero legale era 11 e i consiglieri di minoranza erano 6. Al momento del voto, infatti, alcuni consiglieri di maggioranza erano casualmente assenti. Tra questi, a quanto pare, i consiglieri Eros Brega e Smacchi (Pd), il primo soprattutto contrariato – così si racconta – di alcuni passaggi testuali del documento in approvazione che riguardavano la necessità di una interlocuzione istituzionale con i soli vertici della multinazionale tedesca e non anche con quelli dello stabilimento di viale Brin. Giustificati o meno che fossero, i soliti maligni non hanno potuto fare a meno di notare tali assenze, specie quella del presidente della commissione Industria della Regione.

Pressing su Governo e multinazionale L’atto di indirizzo approvato impegna la Giunta a “confermare la richiesta di incontro al Governo nazionale alla presenza dei vertici di Thyssen Krupp, ai fini di verificare le prospettive del sito siderurgico di Ast Terni, alla luce degli intendimenti della multinazionale circa la cessione dello stesso e a richiedere alle autorità nazionali ogni utile iniziativa legata alla individuazione ed attuazione di politiche industriali per il consolidamento e lo sviluppo della siderurgia in Umbria ed in Italia”.

Le istituzioni Nel documento approvato si legge che la “Giunta regionale, per il tramite della presidente e del vice presidente ha in pari data stigmatizzato questo atteggiamento di TK ritenendo inaccettabile che si continui ad affidare a note di agenzia comunicazioni che riguardano i futuri assetti proprietari di
un sito industriale di grande rilevanza e non solo per Terni e l’Umbria, evidenziando come le istituzioni regionali e locali siano interessate
esclusivamente alla messa in sicurezza del futuro del sito industriale, della sua capacità produttiva e dei suoi livelli occupazionali”.

Nell’ordine del giorno si ricorda che “il 20 settembre 2017 è stata data
notizia della sottoscrizione di un memorandum tra la multinazionale indiana
operante anche nel settore dell’acciaio Tata Steel e la Thyssen Krupp, relativo alla fusione delle attività europee dei due gruppi nel settore dell’acciaio, con la precisazione che le attività della business unit Material Service GMBH, tra cui Acciai Speciali Terni Spa, non erano interessate al progetto di joint venture. La presidente Marini e il sindaco di Terni hanno perciò trasmesso una nota in data 21 settembre 2017 al Ministro dello Sviluppo Economico con cui è stata richiesta la convocazione di un incontro presso il Mise con i rappresentanti di TK, per avere le opportune e necessarie informazioni circa i termini dell’accordo e le prospettive del sito siderurgico ternano. Ciò in quanto la prevista costituzione del secondo polo europeo dell’acciaio derivante dall’operazione annunciata, richiede un’attenta considerazione e valutazione circa le prospettive di Ast e del sito siderurgico di Terni, anche alla luce dei contenuti dell’accordo sottoscritto al Ministero dello Sviluppo e della possibile evoluzione dello scenario competitivo e di mercato derivante dalla fusione tra le attività del settore acciaio delle due multinazionali. Non è più rinviabile un incontro in sede governativa direttamente con i vertici di Thyssen Krupp”.

 

Gli interventi nel dibattito in aula

Liberati e Carbonari (M5S) avevano presentato una propria mozione illustrata in Aula che chiedeva alla Giunta di palazzo Donini di “attivarsi con urgenza nei confronti del Governo nazionale per convocare il Ceo Thyssenkrupp, Heinrich Hiesiger, verificando il rispetto dei patti sottoscritti appena tre anni fa, tutelando pienamente l’acciaio italiano, coinvolgendo nuovamente il Parlamento europeo per la salvaguardia della produzione nazionale, invitando l’Azienda ad adempiere rigorosamente alle prescrizioni vigenti sul fronte ambientale. Non possiamo limitarci limitarci alla mozione, al compitino per chiedere al Governo di intervenire: stiamo perdendo la filiera dell’acciaio ed anche molti posti di lavoro. Per sviluppare una cultura dell’acciaio legato alle nuove dinamiche e impieghi del materiale che non sia limitato alla fornitura di forza lavoro di base è necessario che esista una università che ora non c’è. Tre anni fa venne sottoscritto al Mise un accordo tra Tk e sindacati che aveva l’obiettivo di 1milione di tonnellate di fuso e una migliore qualità del prodotto. Nessuno dei due è stato centrato. Non c’è stato nessun controllo sull’attuazione dell’accordo. La bretellina San
Carlo – Prisciano non è stata fatta e così tutti i camion entrano in città. Le tre piastre logistiche realizzate sono scollegate alla ferrovia e al mondo. La discarica di scorie ha pochissimo tempo residuo per accogliere altri rifiuti, mentre non è stato ancora individuato il soggetto che dovrebbe recuperarle”.

Nevi (FI): “Oggi approviamo una risoluzione unitaria importante che deve far capire al Governo che bisogna tutelare le acciaierie di Terni e bisogna farlo in fretta, parlando con i massimi vertici aziendali. Non dobbiamo più farci prendere in giro. Quella che stiamo affrontando oggi è una vicenda annunciata: dovevamo essere più attenti a verificare il patto sottoscritto nel 2014. Per non rifare gli stessi errori dobbiamo capire bene cosa è successo. Oggi tutto torna dopo le dichiarazioni di vendita. A un certo punto della storia, dopo il 2014, Thyssen Krupp ha smesso di investire sul sito di Terni. In passato ho riconosciuto a Tk di aver investito più di quello che aveva promesso. E questo ci consente di avere ancora uno stabilimento efficiente tra i migliori del mondo per l’acciaio inox. In questi 3 anni abbiamo assistito alla politica del rinvio, dello scansare gli impegni presi e scritti nero su bianco. Non ho capito perché non è stata fatta una battaglia per fare in modo che quei patti fossero rispettati. I vertici aziendali, invece, sono stati interessati solo a far apparire che il bilancio fosse in utile perché è quello che gli permette di andare sul mercato e di avere il massimo risultato sulla vendita, a discapito degli investimenti sugli impianti. A noi come comunità locale interessa invece la qualità del prodotto. La politica non ha voluto affrontare i veri temi cruciali dell’azienda. Bisogna investire sugli impianti, ma anche sulle risorse umane. Noi avevamo espressamente detto che tutto questo avrebbe portato alla vendita dell’acciaieria. Voi avete creduto totalmente a quello che diceva l’azienda, che tutto andava bene e non si voleva vendere. Oggi dobbiamo recuperare uno spirito unitario sull’Ast. Noi abbiamo bisogno di velocità, non possiamo stare un altro anno e mezzo nel limbo. Abbiamo bisogno che Ast abbia in tempi rapidi un nuovo proprietario, industriale e non finanziario, che ci sottoponga un piano industriale serio”.

Fiorini (Lega): “Il futuro dell’Ast desta seria e fondata preoccupazione perché, per il territorio, rappresenta un’industria di primaria importanza. Speriamo che il documento che ci apprestiamo ad approvare serva davvero a cambiare rotta. Come Lega abbiamo presentato diverse interrogazioni in ogni ambito istituzionale, a partire da quello europeo, ma tutto è passato in sordina. Serve un governo nazionale forte chevsi faccia rispettare in Europa. Sostanzialmente è sempre mancato un impegno concreto istituzionale a salvaguardia di un intero territorio. La verità è che all’Europa e al Governo italiano di Terni non gliene importa nulla. La notizia della cessione getta nell’incertezza un’intera città. Ma era uno scenario preannunciato. Dopo che, nel 2014, ThyssenKrupp ha firmato l’accordo al Mise nessuno ha vigilato sulla messa a punto di quanto sottoscritto. Bisognava creare le migliori condizioni per essere partecipi delle strategie di TK e non fare le vittime. Anche i sindacati, soprattutto la Cgil, hanno le loro responsabilità”.

Ricci (Rp): “Un documento unitario è importante per raggiungere la maggiore intensità di intervento nei confronti del governo italiano e delle istituzioni europee. La verità è che la politica, in generale, sta gradualmente perdendo incisività. Anche per il futuro dell’Ast servirebbe un vertice tra primi ministri”.

Paparelli (assessore regionale): “Questo è un tema che va al di là
degli schieramenti politici. Per la prima volta si assiste al ritorno della necessità delle politiche industriali che la Regione può accompagnare. É stata riacquisita la consapevolezza che l’acciaio è componente primaria del manifatturiero, che bisogna puntare sulla qualità del manifatturiero, integrando i risultati del processo scientifico tecnologico nella cornice della salvaguardia dell’ambiente. Annunci impropri come quelli dati ad agenzie internazionali qualche giorno fa sono da stigmatizzare. Chiederemo risposte e saremo rigorosi, non solo sul versante ambientale ma soprattutto sul futuro, che dipende dal governo e dalle interlocuzioni in atto in un processo di vendita che non è detto sia per forza negativo. Non si può vendere senza una prospettiva di futuro. Abbiamo chiesto un tavolo per monitorare la situazione e di discutere con la proprietà. Vogliamo risposte serie su scorie, discarica, bonifica, così come dobbiamo essere consapevoli che non siamo più in un Paese che ha l’energia di Stato. Abbiamo chiesto di non fare avvisi pubblici senza prima la stipula di un accordo di programma e la riconferma degli impegni presi sul versante ambientale e delle infrastrutture. E l’Università deve avere un ruolo nella riqualificazione industriale e del territorio”.

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Andrea Giuli
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