CARICAMENTO

Scrivi per cercare

Regione, Pd in pressing sul ministero per ‘salvare’ la Fabbrica d’armi di Terni

Economia ed Imprese Perugia Terni Politica Extra EVIDENZA2

Regione, Pd in pressing sul ministero per ‘salvare’ la Fabbrica d’armi di Terni

Andrea Giuli
Condividi

PERUGIA – A palazzo Donini ci si preoccupa di uno dei siti produttivi simbolo della Conca ternana, la storica fabbrica d’armi.

Mozione Pd e pressing I consiglieri regionali del Partito democratico Carla Casciari e Gianfranco Chiacchieroni annunciano la presentazione di una mozione sulla situazione del Polo di mantenimento delle armi leggere di Terni, l’ex Fabbrica d’armi.  Casciari e Chiacchieroni chiedono alla Giunta di “intraprendere tutte le azioni necessarie, anche con il coinvolgimento dei parlamentari umbri, per intercedere presso il Ministero della Difesa per salvaguardare l’attuale organico del Polo e per promuovere un ricambio generazionale tra i lavoratori, assicurando così, in un’ottica di ottimizzazione della spesa pubblica in questo settore, oltre alla sicurezza dei nostri militari, anche una opportunità di lavoro qualificato per le generazioni più giovani”.

La situazione di crisi del Pmal Nell’atto, Casciari e Chiacchieroni ricordano che “il Polo di Terni è il Centro nazionale del Ministero della Difesa per il rifornimento ai reparti di Forze armate di parti di ricambio e materie prime, necessari per la manutenzione delle armi. Inoltre, ha anche il compito di assicurare l’efficienza di materiali, mezzi e equipaggiamenti in dotazione alle Forze armate e ai Corpi armati dello Stato, con particolare riferimento alle armi leggere, alle protezioni balistiche individuali e veicolari, agli strumenti verificatori. Il Polo, quindi, si inserisce a pieno titolo nell’odierno panorama logistico/produttivo relativo all’armamento leggero e si confronta con le più importanti realtà produttive italiane e straniere. L’eccellente livello professionale acquisito negli anni non potrà essere trasmesso ai giovani per il blocco delle assunzioni. La situazione attuale, infatti, presenta carenze di organici in tutti i livelli e profili professionali; la dotazione organica potenziale è di 384 unità, ma quella attuale è al di sotto di 72 lavoratori, senza contare i prossimi pensionamenti programmati per il 2017 e il 2018. In particolare, sono in sofferenza i profili tecnici e direttivi e si calcola che nel 2022, senza cambiamenti, rimarranno poche decine di unità. Inoltre, a causa dell’età avanzata (superiore a 57 anni), una parte rilevante del personale con profili tecnici non sarà più completamente idoneo allo stesso profilo per età avanzata e prescrizioni di ordine medico che ne limitano l’operatività”.

Unicità del Polo e rischi “Il costo orario del lavoro del Polo – proseguono Casciari e Chiacchieroni – è inferiore a quello dell’industria privata operante nello stesso settore e ciò, negli ultimi anni, ha garantito un risparmio di molti milioni di euro. Il Polo revisiona e gestisce armi provenienti da diverse ditte dislocate in vari Paesi europei. In Italia non esiste alcuna altra azienda che possa svolgere analoghe funzioni, anche in relazione alle problematiche inerenti la concorrenza e la cessione di know how da parte delle aziende produttrici. L’ipotesi che questa attività di mantenimento venga svolta dalle singole società costruttrici del sistema d’arma comporterebbe, oltre ad un aumento di costi, anche un eccessivo allungamento dei tempi di gestione della stessa manutenzione. Tali aumenti sono dovuti alla particolare tipologia delle armi in questione, in questo caso da guerra, che necessitano complesse procedure amministrative per la loro movimentazione in territorio nazionale”.

Tags:
Andrea Giuli
Andrea Giuli

Redattore

  • 1

Ti Potrebbe anche Piacere