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Reddito procapite, l’Umbria affonda: il calo maggiore d’Italia, persi 30 punti in 20 anni

Il dato arriva dalla elaborazione Svimez sui dati Eurostat. I dati sono stati pubblicati da Il Sole 24 ore

PERUGIA/TERNI – L’Umbria è la peggior regione d’Italia per quanto riguarda il reddito procapite degli italiani, quella dove è calato maggiormente negli ultimi 20 anni. Il dato arriva dalla elaborazione Svimez sui dati Eurostat.

Il Sole 24 Ore spiega anche che questo si inserisce in più generale calo del reddito italiano che nel 2000 era di oltre un quarto superiore alla media europea, solo di 7 punti inferiore a quello di Germania e di 8 punti superiore a quello della Francia. Oggi invece siamo sotto il 5% della media europea: 30 punti in meno in 20 anni.

Il dato regionale

L’Umbria come detto, nella speciale classifica, è il fanalino di coda. Siamo infatti  indietreggiati di 70 punti, occupando, nella graduatoria, quella che era la posizione della Basilicata venti anni fa. Nel 2019 abbiamo raggiunto la 127. posizione in Europa. La Lombardia che era 14., ora è 36., il Piemonte dal 35. posto è arrivato all’84., il Veneto da 31. diventa 68., mentre le Marche hanno perso 39 posizioni. Si spera nella ripresa e negli investimenti del Pnrr, ma la scalata è altissima.

La Cgil: tracollo durissimo

Netta la posizione di Vincenzo Sgalla, segretario regionale della Cgil: “Un vero tracollo quello certificato dal Sole24Ore – spiega – che come ha osservato giustamente Claudio Carnieri richiede una presa di coscienza immediata sulla gravità della situazione e quindi politiche straordinarie per invertire la tendenza. Sono dieci anni che denunciamo il declino della regione e questa ne è la conferma. Abbiamo la necessità di cambiare approccio e affrontare la realtà e per farlo la nostra proposta è nota: serve un patto per fermare il declino, che metta al centro il lavoro e offra un futuro alle giovani generazioni della nostra regione. Il modello di quanto fatto in Emilia Romagna resta dal nostro punto di vista un riferimento. Certamente, per uscire da questo baratro non bastano spot pubblicitari, né qualche inglesismo per mascherare i vecchi incentivi a pioggia alle imprese. È tempo che la politica, in primis la Regione, si prenda la responsabilità di affrontare la realtà”.

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