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Razzismo al mare, la vittima: “Aggredito a freddo alle spalle”. Taccalozzi: “Ragazzo d’oro, mi chiama mamma”

Cronaca e Attualità Terni

Razzismo al mare, la vittima: “Aggredito a freddo alle spalle”. Taccalozzi: “Ragazzo d’oro, mi chiama mamma”

Redazione
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La spiaggia di Orbetello

FERENTILLO – “Mi ha spintonato ed afferrato per il collo”. Issa, il diciottenne di origine nordafricana insultato ed aggredito  lo scorso fine settimana presso uno stabilimento di Orbetello da un quarantenne romano, racconta al quotidiano Il Messaggero la sua vicenda. “Lui era un gigante, pensava di essere forte. Se avessi reagito avrei potuto fargli molto male ma non ho voluto creare problemi. Quando mi ha aggredito a freddo ho fatto un passo indietro – dice – Le persone che erano lì volevano menargli, qualcuno l’ha inseguito, una ragazza lo ha preso a ciabattate.Il lato positivo di questa storia è la tanta solidarietà della gente”.

Minori Issa è accolto dalla comunità Il Tiglio di Ferentillo, gestita dall’Arci e destinata ai minori non accompagnati, dove svolge attività di integrazione e vive a Nera Montoro, ospite di una famiglia che lo ha praticamente adottato: “Erano le cinque del pomeriggio, avevo gli auricolari, stavo ascoltando musica e stavo raggiungendo la spiaggia da solo, quando all’improvviso ho visto arrivarmi alle spalle quell’uomo. Mi ha spintonato e preso per il collo,io sono indietreggiato, senza reagire”. Per lui ferite ed ecchimosi giudicate guaribili in sette giorni

Camuffo. Francesco Camuffo, presidente dell’Arci di Terni sottolinea: “E’necessario abbassare il clima d’odio e di paura e rispettare le diverse identità. Per Issa è finita, ma la lotta al razzismo non può passare solo sulle sue spalle”.

Taccalozzi. Rachele Taccalozzi, sindaco di Montefranco, ha detto la sua in un post su facebook: “Conosco questo ragazzo… un ragazzo buono, gentile, estremamente sensibile e intelligente. Un ragazzo sfortunato e coraggioso ospitato in una comunità per minori non accompagnati…. ha attraversato l’inferno e sorride sempre, sorride ma i suoi occhi sono tristi… lo scorso anno ha saputo di aver perso la mamma, rimasta in Africa. Non è un numero, non è un immigrato, è poco più di un bambino e potrebbe essere nostro figlio. E mi commuovo, e mi sento colpevole pensando che più volte mi ha chiamato “mamma”. Apriamo gli occhi e guardiamo in faccia questi bambini e soprattutto guardiamo negli occhi questi vigliacchi e chi li fa sentire autorizzati a fare scempio della nostra umanità.”.

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