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Quattro ragazzi ternani e un sogno, tra web ed opere d’arte

TERNI – Quattro giovani “pionieri”, un computer (forse due) e una collezione di opere di un’artista ternana che ha negli anni esposto i suoi quadri in varie parti del mondo e d’Italia, Elisabetta Taddei.

Filippo Lupini, Luca Peruzzi, Leonardo Barbaro e Filippo Felceti sono i ragazzi ternani tra i 22 e 27 anni, con formazioni ed esperienze diverse (chi fa il regista dalle parti della Rai con attitudini artistiche, chi il project leader, chi il web specialist 3.0, chi l’ingegnere) che da due anni, complice anche il Covid che ha cambiato le loro abitudini di vita e li ha portati a concentrarsi su un obiettivo e su un progetto, lavorano ad un sogno, o meglio ad una sfida che tra pochi giorni, il prossimo primo aprile, terranno a battesimo con una road map di sviluppo già fissata nel medio-lungo periodo.

Di cosa si tratta? Il mondo è quello, affascinante, in crescita e tutto sommato misterioso ai più, dei cosiddetti NFT (ovvero dei certificati digitali di proprietà di opere d’arte), della creatività e dell’arte in digitale e del cosiddetto Metaverso (realtà virtuali tridimensionali in cui ricreare ambienti, interazioni e attività). Ma, a sentire i quattro giovani “sperimentatori”, l’aspetto – o se volete, la “trovata” e il valore aggiunto – che rende sostanzialmente unica in Europa la loro scommessa è quella di coniugare l’arte in digitale con l’opera artistica originaria nella sua fisicità e concretezza. “In pratica – spiegano – chi diventerà proprietario di una determinata opera d’arte, non avrà soltanto il relativo NFT ma gli verrà recapitata a casa l’opera vera e propria. Abbiamo fatto studi e ricerche piuttosto approfondite e non ci risultano in Europa e tantomeno in Italia iniziative del genere. Per noi è una grande sfida, l’abbiamo elaborata a lungo e ci crediamo. Nel settore del mercato dell’arte è questa la nuova frontiera ancora tutta in evoluzione, ma noi abbiamo fatto un salto ulteriore nel creare un ponte reale e non solo virtuale tra il mondo dell’arte tradizionale e quello dell’arte digitale. Crediamo di poter saldare le due dimensioni in un meccanismo interessante ed efficace, valorizzando ambedue, ma anche i talenti e il significato delle singole produzioni artistiche. Incrociamo le dita”.

Come detto, l’esperimento verrà lanciato su quella che è attualmente la maggiore, più importante e frequentata, piattaforma digitale del settore, “OpenSea”, con una prima collezione selezionata di opere della Taddei, anticipata (già da settimane) da una sorta di campagna promozionale sui social network – Instagram in testa – e su alcuni portali dedicati e specializzati. Ma non solo. Nel progetto di questi ragazzi – che è certamente, in prospettiva, anche imprenditoriale – per il momento la parte artistica, sperimentale e sociale  prevale. La loro road map, infatti, prevede la devoluzione di una quota non trascurabile di eventuali profitti ad una importante associazione, già individuata, che si occupa di finanziare la costruzione di pozzi e dispensari in Senegal. Ma, di pari passo, sono anche programmati eventi promozionali e divulgativi, sia squisitamente tecnologici e virtuali, sia più tradizionali come mostre, appuntamenti espositivi, momenti di incontro. Il tutto all’insegna della contaminazione tra vecchio e nuovo, tangibilità e virtualità, arte e tecnologia, impresa innovativa e socialità. Un tentativo, ragionato, da parte di un team di giovani che può forse portare la città di Terni agli onori della cronaca in un ambito che rappresenta già il presente e sicuramente il futuro (per quanto oggi incerto come non mai).

 

 

 

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Andrea Giuli
Andrea Giuli
Redattore

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