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Quattro anni di Papa Francesco, padre Fortunato: “Parole semplici e gesti forti”

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Quattro anni di Papa Francesco, padre Fortunato: “Parole semplici e gesti forti”

Redazione
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Papa Francesco saluta i fedeli a Santa Maria degli Angeli (foto Minestrini)

ASSISI – “Se dovessi sintetizzare in una frase questi quattro anni di pontificato di papa Francesco direi: parole semplici e gesti forti. Le omelie mattutine, le conversazioni del mercoledì, le interviste, il suo magistero hanno un linguaggio popolare”, con queste parole, padre Enzo Fortunato, direttore della sala stampa del Sacro convento di Assisi, saluta i primi quattro anni pontificato di Papa Francesco, eletto Vicario di Cristo il 13 marzo del 2013. “Mi sovviene un accostamento, forse un po’ azzardato, ma sicuramente significativo – continua padre Enzo –  anche gli Scritti, le ammonizioni e i testi autografi di San Francesco, come pure lo stesso Cantico delle Creature propongono parole semplici animate dall’autorevolezza di una vita, dove, prima ancora delle parole, arriva la testimonianza”. “Si tratta di parole sine-plica senza pieghe – continua padre Fortunato – leggibili, che arrivano al cuore e che non hanno bisogno di commenti o spiegazioni”.

Gesti forti Accanto alle parole semplici, il direttore della sala stampa del Sacro convento, ricorda i gesti deflagranti di papa Bergoglio: “Come quello che della preghiera che fermò l’attacco alla Siria, una pagina indimenticabile di questo pontificato. Gesti che inondano di pace, come quello della  convocazione a sorpresa del presidente colombiano Juan Manuel Santos e dell’ex presidente Álvaro Uribe Vélez”. Gesti, tiene a ricordare padre Enzo: “che non solo scuotono la politica ma che scuotono la chiesa dalle fondamenta dando voce alle periferie che vengono riportate al centro dell’attenzione: i carcerati, i malati, gli ultimi tornano ad essere protagonisti. Gesti che richiamano le parole di Gesù:Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò”.  “Francesco – sottolinea padre Fortunato – ha avviato un processo che va valutato non tanto per i frutti che già si raccolgono ma per la semina che ogni giorno mette in atto. La sua efficacia e irreversibilità non è legata all’ideologia ma al Vangelo. Non si tratta di una contrapposizione – ridotta banalmente da non pochi osservatori – tra progressisti e conservatori, ma del compiere la volontà di Dio nella storia di oggi”.