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Quando il Nobel Bob Dylan venne a Perugia per trovare il suo amore Suze

Cronaca e Attualità

Quando il Nobel Bob Dylan venne a Perugia per trovare il suo amore Suze

Redazione cultura
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PERUGIA – Anno 1962. Suze Rotolo decide di lasciare gli Usa recarsi a Perugia per frequentare sei mesi l’Università per Stranieri. La partenza della ragazza, lasciò un vuoto incolmabile nel cuore di un giovane musicista, che di li a poco sarebbe diventato una leggenda: Bob Dylan. Di primo acchitto sembrerebbe la trama di un film, invece è una storia vera. A divulgarla al grande pubblico ci ha pensato il sito del Corriere della Sera proprio nel giorno del conferimento del premio Nobel per la letteratura al grande artista.

Questi alcuni brani dell’articolo a firma di Andrea Marinelli:

Quando arrivò a Perugia, Suze aveva viaggiato 8 giorni in nave e trovò un telegramma di Dylan che la implorava di tornare a casa. Pianse per ore – racconta Anthony Scaduto nel suo libro Bob Dylan: A biography — ma decise di restare in Italia: ricevette molte altre lettere, alle quali seguirono sempre meno risposte. Fu in quel periodo che lui compose canzoni come Don’t Think Twice, It’s Alright, e Boots of Spanish Leather e che, invitato a Londra per registrare un programma della Bbc, colse l’occasione per attraversare l’oceano e andare a cercarla a Perugia. Arrivato in Umbria, però, scoprì che lei era ripartita da due giorni per New York: rimase qualche giorno a Roma, poi volò a Londra e in Italia non sarebbe tornato per 22 anni.

Appena rincontratisi in patria, la scintillà scoccò e Bob e Sue riuscirono a vivere la loro breve storia d’amore, e il destino volle che…

Qualche mese dopo, di nuovo a New York, Don Hunstein lì ritrasse per la celebre copertina di The Freewheelin’, il secondo album di Dylan. Era il febbraio del 1963, Perugia era ormai alle spalle e il fotografo di Cbs immortalò Dylan e Rotolo abbracciati nella neve, all’incrocio fra West Fourth e Jones Street, nel Greenwich Village, a pochi passi dal loro appartamento, con alle spalle un furgone Volskwagen. «Indossava un giacchetto leggero, perché l’immagine era tutto», raccontò Suze nel 2008 al New York Times. «Il nostro appartamento era sempre freddo e io avevo addosso due felpe e un cappotto. Mi sentivo una salsiccia italiana e, ogni volta che riguardo quella foto, penso che sembro grassa».

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