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Primo Maggio, da Cgil e Cisl idee per rilancio di Terni: Uil assente

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Primo Maggio, da Cgil e Cisl idee per rilancio di Terni: Uil assente

Emanuele Lombardini
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TERNI – Il primo maggio a Terni e il convitato di pietra. Agli stati generali sul lavoro, incontro dibattito indetto dalle organizzazioni sindacali  sul tema della sicurezza, nel solco delle manifestazioni unitarie in giro per l’Italia e di quella nazionale di Prato – c’è un grande assente: è la Uil, che non ha sottoscritto il documento programmatico che Cgil e Cisl hanno sottoposto alla città e alle forze politiche e oggi hanno presentato rispondendo alle domande di cinque giornalisti in rappresentanza di altrettante testate.

Attilio Romanelli, segretario generale della Cgil di Terni e Riccardo Marcelli, segretario regionale della Cisl, glissano sul tema, ma nel suo discorso introduttivo, Alessandro Rampiconi lo spiega chiaramente: “La Uil ci ha detto all’ultimo minuto che per lei non esistevano le condizioni unitarie per questa proposta”. E dunque di fronte ad una platea che nonostante la festa ha riempito la BCT, a parlare sono solo due delle tre sigle sindacali.

Leggi: Il Primo Maggio ad Umbertide con i tre segretari regionali

Poca politica. A proposito di politici – coloro che dovrebbero essere i destinatari principali del documento – in platea ce ne sono pochi. Dei neo eletti in Parlamento c’è solo il senatore Pd Leonardo Grimani, dei candidati a sindaco nemmeno l’ombra. C’è Alessandro Gentiletti di Terni Valley, il segretario del Pd Paolo Silveri, l’ex consigliere comunale Valdimiro Orsini, c’è Matteo Mercuri per i Cinquestelle e c’è Michele Rossi di Terni Città Futura.

Infortuni sul lavoro. Il tema centrale è la sicurezza sul lavoro e quindi il discorso introduttivo punta su quello: nel 2016 il dato ternano ha visto 2275 infortuni contro 2434 del 2012, numero minore ma percentuale maggiore rispetto al rapporto con Perugia (20.20, contro 18.46); morti bianche che scendono invece appena di una unitò (da 7 a 6).

Quattro punti. Nel documento sottoscritto dai sindacati si punta su quattro linee per la ripartenza: salute-ambiente-sicurezza (chimica verde, economia circolare, gestione dei rifiuti, protocollo Sas, Mesop 2.0); infrastrutture (mobilità, logistica integrata e di ultimo miglio, piattaforma logistica, banda larga), appalti (condizioni dei lavoratori in appalto, legge regionale, protocolli);  welfare (contrattazione aziendale, contrattazione sociale, sistema sanitario, sicurezza).

La videointervista a Romanelli (Cgil) e Marcelli (Cisl)

La green economy ed in generale l’economia del riciclo sono fra i punti chiave della ripartenza secondo le due sigle sindacali che si dicono pronte ad un impegno “contro il consumo del suolo e l’abusivismo, per la bioedilizia, contro la deforestazione e per la chiusura di tutte le discariche, sviluppando raccolta differenziata, recupero e riuso delle materie. Non è importante solo quanto si differenzia, ma è importante qual è il materiale riciclato: necessario pensare che più che la quantità conta la qualità della raccolta differenziata che eleva la qualità dei materiali riciclati”.

E se il turismo sostenibile è una delle vie (legata però a doppio filo con le infrastrutture: “Si potrà pensare ad un completamento  della Orte Civitavecchia, sfruttandola magari per il turismo, ma saremo in grado di portare i turisti che sbarcano al porto verso l’Umbria?”, dice Marcelli), i sindacati denunciano l’abbandono del progetto smart city “che invece dovrebbe accompagnare i 18 comuni dell’area di crisi complessa”.

Speranze riposte sull’annunciato completamento della piattaforma logistica, ma anche sulla valorizzazione di Terni come porta dell’Umbria attraverso una maggiore sostenibilità ambientale urbana.

Sul fronte del welfare, i tagli ovviamente sono in prima linea, ma l’attacco diretto è al jobs act, che secondo Romanelli ha contribuito al declino della città come del resto del paese. Particolare accento è stato però posto al tema dell’integrazione fra persone, senza differenze, ormai imprescindibile per la città e la società. Le parti sociali hanno sottolineato come la crisi si sia tradotta in tagli nei servizi essenziali, compreso quello dell’istruzione.

Parlando però della situazione occupazionale ed in particolare delle attuali dinamiche, l’accento è stato posto sulla condizione dei giovani, costretti in gran parte, soprattutto se formati, a lasciare la città. Mentre invece si è parlato più genericamente della necessità di ‘politiche per il lavoro’ quando l’interlocuzione si è spostata sulla fascia 35-50 anni, messa in un angolo dalle imprese, considerata non più funzionale ed utile.

Appalti. Particolarmente delicata la questione dei lavoratori in appalto affrontata in modo diretto dai cronisti, che hanno sollecitato i sindacati sul ruolo della politica per le condizioni di lavoro spesso oltre il limite nelle quali alcune aziende costringono i dipendenti: “Ciò che riaffermiamo – è stato detto dai sindacati, suscitando anche un timido applauso – è la necessità di intervenire contro il dumping salariale”.

Chiamate in causa, nel documento, anche i datori di lavoro, quindi le aziende stesse. Su questo fronte, secondo i sindacai è necessaria “una regia confederale, superando i ‘recinti. delle categorie e i ‘perimetri’ dei contratti nazionali. Ricondurre anche attraverso la contrattazione tutti i lavoratori della filiera nello stesso alveo di salario e diritti: lavoratori precari e lavoratori stabili, diretti e indiretti, operai e impiegati solo per fare alcuni esempi. Rilanciare la contrattazione di filiera significa equità di trattamento per tutti i lavoratori anche in termini di sicurezza; rivendichiamo la possibilità di contrattare le condizioni di lavoro ed il salario dei lavoratori per filiera, contratto per gara di appalto, contratto di committenza o per sito produttivo”.

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Emanuele Lombardini
Emanuele Lombardini

Giornalista, cittadino d'Europa

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