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Primarie Pd, Orlando a Perugia punta sul ‘richiamo della foresta’ per risalire la china

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Primarie Pd, Orlando a Perugia punta sul ‘richiamo della foresta’ per risalire la china

Redazione politica
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La senatrice Valeria Cardinali con il ministro Andrea Orlando

PERUGIA – Pronto c’è qualcuno? Eccolo qua: in cravatta rosso scintillante, cappotto ministeriale e occhiali da intellettuale da cineforum, il ministro della Giustizia Orlando arriva in Umbria per incoraggiare le truppe in una battaglia che stando ai sondaggi sembra più che proibitiva. A scortarlo una senatrice Valeria Cardinali in completo nero e aria da ‘tocco il cielo con un dito’ che lo segue fin dentro il ristorante ‘Cesarino’ in piazza IV Novembre. D’altronde il ministro gli ha assegnato il lavoro di rappresentante della mozione nella nostra regione e lei ci mette politicamente la faccia. Le linee telefoniche roventi attivate negli ultimi venti giorni hanno sortito qualche effetto: la Sala dei Notari non vede ampi buchi ma la presenza di diversi dirigenti sindacali e non. Età media? Non bassa. Si parte, tenetevi forte: via con Toni Servillo che recita ‘A chi esita’ di Bertolt Brecht: effetto spaesamento tra i presenti, ma dura poco perché la senatrice Cardinali presenta il ministro “come uno di noi, a servizio del partito”. Come a dire: noi siamo quelli buoni, mica come i deviazionisti renziani, con cui però si è stati al governo e indicati come ministri. E d’altronde il tema, non evocato esplicitamente perché l’affermazione sarebbe troppo ardita, è quella che Orlando tra le pieghe di un discorso che certo non accende le passioni tenta di far passare: attenti, in questo Pd, gli eredi della sinistra siamo noi. Come correre avanti con la testa rivolta all’indietro, ma formula buona per scaldare quello che è rimasta di una brodino ideologico più che ideale. Si punta tutto sul voto dei circoli, è chiaro. In mare aperto, d’altronde, sembra essere proibitivo avventurarsi.

Mostri sacri E allora via con la “condivisione” “attenzione agli ultimi” e “alla periferie” e mano tesa ai giovani che pasoliniani “devono tornare al partito”. Con quale ricetta? Tante buone intenzioni: perché “bisogna stare dalla parte di chi soffre” e poi indice ammonitore alzato contro i popolusmi. Renzi? Orlando, che in Umbria come altrove punta a prendere i voti di coloro che dal Pd sono usciti, dice con parole molto morbide che lui ha raccontato un Paese che non c’è. Lui, durante la narrazione non c’era? Ma che importa. Avanti. Sguardo sulla platea, con non poche sorpresa: si rivedono Marcello Panettoni e pure Vannio Brozzi da Bastia, mentre per gli ex segretari di partito c’è un Fabrizio Bracco che questa volta non ha seguito Piero Fassino. E soprattutto un Mauro Agostini che ha fatto cadere dalle nuvole più d’uno. Ma proprio lui? Eh si. Misteri. Da Marsciano il sindaco Alfio Todini con l’assessore Gionata Moscoloni che ha chiuso con l’epopea del renzismo duro e puro. Dall’Orvietano si rivedono due vecchie conoscenze come Fausto Prosperini e l’ex consigliere regionale Fausto Galanello.

Vecchie conoscenze Il sindaco di Terni Leopoldo Di Girolamo si muove in sincronia con il senatore Gianluca Rossi, mentre fanno capolino Sauro Cristofani e Lorena Pesaresi. D’altronde le falangi dell’ex giunta di Wladimiro Boccali sono la vera spina dorsale delle truppe orlandiane: e ovviamente Boccali non manca. C’è il sindaco di Foligno Nando Mismetti che dopo aver fatto il giro di tutte le correnti e correnti, ora si ritrova qui. Ineffabile. E poi la Cgil con il segretario regionale Vincenzo Sgalla e il sempre giovane Stefano Fancelli. Ma si riconoscono anche Stefano Mazzoni e l’indomito Renzo Campanella. Non poteva mancare ovviamente la pasdaran dei cuperliani folignati Rita Zampolini. Il ministro saluta tutti con un programma: “Possiamo vincere”. E in quel ‘possiamo’ c’è già tutto il programma orlandiano. Ma che importa, una rimpatriata è sempre piacevole.

P.P.Bur

 

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