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Prima casa, Agedo ‘bacchetta’ la Regione: “Bando non cita le unioni civili”

Cronaca e Attualità Extra Regione

Prima casa, Agedo ‘bacchetta’ la Regione: “Bando non cita le unioni civili”

Redazione
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Palazzo Donini, sede della Giunta regionale

TERNI – Bufera sul bando regionale per i contributi relativi all’acquisto della prima casa annunciato da Palazzo Cesaroni e che martedì sarà reso noto. All’attacco va la sezione ternana dell’Agedo, ,’associazione di amici, parenti e genitori di persone omosessuali. In un comunicato stigmatizza la parte del bando che fa riferimento alle giovani coppie, stigmatizzando quello che ritiene un ‘linguaggio superficiale usato dalla Regione’

Leggi: Bando regionale per la prima casa, ecco come e chi può accedervi

“Tale bando-si legge in una nota-  seppur lodevole negli intenti, vista la nota difficoltà che incontrano i giovani a reperire i fondi per l’acquisto della prima casa, menziona esclusivamente tra i soggetti destinatari del beneficio le coppie coniugate o conviventi, nonché i nuclei familiari monoparentali e i single. Emerge chiaramente come le istituzioni regionali si siano dimenticate di considerare le coppie unite civilmente ai sensi della Legge n° 76/2016 (c.d. Legge Cirinnà).
Ricordiamo tuttavia alle coppie same-sex che fossero interessate ad inoltrare tale domanda come ciò sia comunque loro possibile, anche nel silenzio del bando regionale suddetto, ai sensi dell’art. 1, comma 20, legge citata, secondo il quale “Al solo fine di assicurare l’effettivita’ della tutela dei diritti e il pieno adempimento degli obblighi derivanti dall’unione civile tra persone dello stesso sesso, le disposizioni che si riferiscono al matrimonio e le disposizioni contenenti le parole «coniuge», «coniugi» o termini equivalenti, ovunque ricorrono nelle leggi, negli atti aventi forza di legge, nei regolamenti nonché negli atti amministrativi e nei contratti collettivi, si applicano anche ad ognuna delle parti dell’unione civile tra persone dello stesso sesso.”

Violazione Diversa interpretazione costituirebbe una grave violazione di legge e del principio di eguaglianza che non potrebbe trovare accoglimento nel nostro ordinamento.
Non arriviamo minimamente ad ipotizzare l’ingiusto scenario che si verificherebbe se una “coppia coniugata”, a parità di condizioni, dovesse essere preferita ad una coppia unita civilmente ai fini del presente bando. Auspichiamo quindi che si sia trattato esclusivamente di una svista o, a voler essere generosi/e, di una presupposizione (in virtù dell’art. 1, comma 20, legge citata). Sappiamo benissimo, però, che per la capacità performativa propria del linguaggio tutto ciò che non viene nominato non esiste: chiediamo quindi maggior rispetto e attenzione nella redazione degli atti da parte delle istituzioni regionali umbre”.

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