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Ausili sanitari: la Regione impone la riduzione del 20%, no di ortopedici e acustici

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Ausili sanitari: la Regione impone la riduzione del 20%, no di ortopedici e acustici

Redazione
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PERUGIA – I presìdi sanitari costano meno dopo che la Regione Umbria ha approvato «una riduzione del 20% sulle tariffe previste per la fornitura degli aggiuntivi» di una lunga serie di prodotti ortopedici, acustici e di altro genere classificato. Una riduzione che le aziende fornitrici devono accettare per poter essere iscritte in uno speciale albo dei fornitori. Alcune ditte, però, non hanno accettato questa riduzione e contestano il diniego di iscrizione per chi non ottempera.

La Federazione italiana degli operatori in tecniche ortopediche e l’Amplifon hanno impugnato la delibera sostenendo che sarebbe illegittima «in relazione al carattere necessario della dichiarazione accettazione della riduzione tariffaria per il mantenimento dell’iscrizione nell’elenco regionale delle aziende che forniscono protesi, ortesi e ausili in nome e per conto della SSR» in quanto «il nomenclatore tariffario non è mai stato oggetto di aggiornamento perché il termine non è mai stato prorogato e si afferma che la remunerazione delle prestazioni di assistenza protesica sarebbe in atto oggetto di confronto a livello centrale fra il governo e le regioni nel quadro del patto per la salute».

La Regione Umbria, invece, sostiene che un decreto ministeriale «sugli importi tariffari stabiliti con provvedimenti regionali e superiori alle tariffe massime, a carico dei bilanci regionali per la parte eccedente la tariffa» porta con sé «l’infondatezza del divieto di modificare in peius per le società fornitrici le tariffe per le prestazioni erogate dal servizio sanitario regionale» e anche «l’impossibilità per le Regioni di intervenire sul nomenclatore tariffario e l’incompatibilità delle nuova tariffe con la tutela del diritto alla salute». Se poi il tariffario non è «mai stato aggiornato dopo la prima proroga» questo non priva «le Regioni del potere di intervenire sulle tariffe dei presìdi sanitari» a tutela dei cittadini e della spesa regionale in sanità in materia di «cosiddetti “accessori” (per quanto concerne i prodotti delle aziende audioprotesiche) o “aggiuntivi” (per quanto riguarda i prodotti delle aziende ortopediche e delle aziende ottiche optometriche)». Il provvedimento riguarda, inoltre, non i «dispositivi realizzati su misura o che richiedono un intervento di personalizzazione, destinati cioè a essere utilizzati da un determinato soggetto nella progettazione», ma «dispositivi realizzati in serie che non prevedono interventi di adattamento, modifica personalizzazione e i dispositivi acquistanti e assegnati in uso ai pazienti che, avendone diritto, ne fanno richiesta» e che si riflettono «sulla determinazione del prezzo, caratterizzato da una maggiore rigidità per i dispositivi personalizzabili perché compreso nell’intervallo di variazione tra il valore delle tariffe e la riduzione del venti percento e da una più elevata elasticità per gli altri dispositivi protesici non personalizzati e reperibili sul mercato, essendo il prezzo determinato con procedure pubbliche di acquisto» e «l’adeguamento nel limiti del venti per cento si rende necessario per non addossare l’intero onere al servizio sanitario regionale, nel quadro di una più ampia compartecipazione alla spesa sanitaria cui sono tenute a partecipare anche le stesse aziende produttrici, in momenti di scarsità di risorse disponibili».

I giudici amministrativi ritengono che la versione della Regione sia più corretta di quella dei fornitori. Da qui il rigetto della richiesta e la conferma dei provvedimenti.

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