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“Poveracci malati”, insulti omofobi ad avvocato ternano: esposto in Procura

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“Poveracci malati”, insulti omofobi ad avvocato ternano: esposto in Procura

Redazione
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TERNI – La Terni peggiore è sempre in azione. Le due recenti manifestazioni contrapposte sul Ddl Zan-Scalfarotto che si sono tenute in città, una a favore ed una contro, hanno come previsto fatto uscire fuori i peggiori istinti.

Qualcuno ha pensato bene di nascondersi dietro un profilo falso per scrivere l’insulto “Poveracci malati e poi si sa è una malattia inculabile“, sotto ad un articolo pubblicato da Umbriaon, in riferimento alla manifestazione in difesa del ddl e lo ha fatto rispondendo a Micheal Crisantemi. Che oltre ad essere il vicepresidente dell’associazione Esedomani è anche un avvocato. E quindi, purtroppo per l’insultatore omofobo che si nasconde dietro un fake, è scattato l’esposto in Procura.

L’esposto. Nel testo della denuncia, si legge: “Per quanto riguarda l’elemento oggettivo del reato, è indubbia la carica diffamatoria insita nel commento: ”Poveracci malati e poi si sa, è una malattia ‘inculabile’”. Orbane, un’esegesi critica della frase surrichiamata costituirebbe un’offesa tanto alla sensibilità dello scrivente quanto all’intelligenza dell’Ill.mo Sig. Procuratore

Basterà ricordare come l’omosessualità sia stata espunta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità dal Novero delle malattie mentali già a far tempo dal 17 maggio 1990, motivo per cui l’accostamento dell’orientamento sessuale ad una falsa condizione patologica non può che risultare denigratoria, a fortiori se accostata all’epiteto, di certo non edificante di ‘poveracci’. E ciò tralasciando l’inqualificabile neologismo coniato dall’anonimo estensore id est ‘inculabile’, che rievoca il rapporto sessuale omoerotico, considerato – è evidente – ancora socialmente esecrabile”

La nota. “Ho deciso di sporgere querela perché altrimenti l’omofobia non esisterebbe, come vorrebbero i nostri detrattori che si nascondono dietro il numero, a loro dire esiguo, di denunce sporte, facendo finta di ignorare “il sommerso”, cioè tutti i casi in cui simili episodi non vengono portati a conoscenza dell’Autorità. L’ho fatto per dare l’esempio, specialmente ai tanti giovani vittime di violenza fisica e verbale che per paura o pensando all’impunità dei colpevoli decidono di non denunciare. L’ho fatto soprattutto per un giovane ragazzo ternano, vittima di una vile aggressione a sfondo omofobico occorsa a San Benedetto del Tronto, che ha deciso di non denunciare l’accaduto. Posso immaginare come si senta in questo momento…
Non pretendo la solidarietà di nessuno, né quella del Sindaco di Tern (il riferimento qui è alla mancata solidarietà istituzionale, ndr), ma continuerò a chiederla per quel ragazzo massacrato di botte mentre era in vacanza con gli amici a San Benedetto del Tronto (…) Ma sogno una società in cui nessuno debba essere offeso o discriminato per aver organizzato una manifestazione, per aver liberamente manifestato il proprio pensiero, tra l’altro in favore di un provvedimento legislativo che assicura una maggiore tutela e restituisce dignità ad una minoranza ancora socialmente stigmatizzata. Sogno una società dove simili espressioni non vengano minimizzate, non vengano cioè ridotte a battute da bar, di cattivo gusto, certo, ma legittimate”.

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