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La battaglia degli uffici posta si è conclusa: sono stati vinti tutti i ricorsi

Cronaca e Attualità

La battaglia degli uffici posta si è conclusa: sono stati vinti tutti i ricorsi

Redazione
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Un ufficio postale di Perugia

PERUGIA – Dopo quelli di Melezzole, Montecchio, Sant’Egidio e Sugano di Orvieto sono salvi, come era logico, anche gli uffici postali di Capitone di Narni, Annifo, Capodacqua di Foligno, Collestatte di Terni, Villastrada di Castiglione del Lago, Collazzone e Castel Ritaldi, mentre per Porchiano di Amelia è stata Poste Italiane a ritirare il provvedimento di chiusura. Insomma, la battaglia è stata vinta. Era una sentenza ampiamente attesa quella del Tar del Lazio che lunedì ha accolto i ricorsi presentati dai rispettivi comuni, con il sostegno della Regione, in seguito al piano di razionalizzazione delle sedi annunciato da Poste nel 2015.

«Le motivazioni – spiega l’assessore regionale Antonio Bartolini – sono pressoché identiche per tutti gli uffici postali. Era necessario infatti indicare puntualmente le ragioni per cui, nel luogo interessato dalla soppressione, restino “garantite prestazioni di servizi conformi agli obblighi imposti a livello europeo e nazionale” (stante l’ineludibilità della prestazione del servizio universale), con conseguente illegittimità della determinazione basata sulla sola esigenza di assicurare l’equilibro economico, perché – prosegue la sentenza – se è vero che gli uffici postali cosiddetti marginali rappresentano verosimilmente un costo elevato per Poste Italiane, è vero anche che il loro ridimensionamento, ovvero la loro razionalizzazione, non può avvenire seguendo una logica solamente di tipo economico e senza prevedere valide alternative». I giudici della terza sezione ter scrivono poi che eventuali chiusure non possono essere fatte «senza considerare il criterio di distribuzione degli uffici postali e, soprattutto, senza ponderare il pregiudizio alle esigenze degli utenti derivante dalla chiusura dell’ufficio individuando valide soluzioni alternative, a tutela della coesione sociale e territoriale e che è illegittimo, per difetto di motivazione, il provvedimento di chiusura permanente di un ufficio postale che faccia generico riferimento a un “piano di efficientamento volto all’adeguamento dell’offerta all’effettiva domanda dei servizi postali in tutti i Comuni del territorio nazionale in ragione del comprovato disequilibrio economico di cui alla erogazione del servizio postale universale”, atteso che tale motivazione risulta disancorata da qualunque esplicitazione di fatti riferibili al caso di specie, tanto da ridursi a una mera clausola di stile, replicabile in maniera identica in qualunque situazione». Secondo Bartolini a questo punto «ci stiamo mettendo alle spalle una vicenda che aveva molto preoccupato i cittadini e le istituzioni interessate. La situazione – conclude l’assessore – torna alla normalità e resta la volontà di proseguire il confronto con Poste Italiane per giungere a una organizzazione condivisa ed efficace dei servizi».