CARICAMENTO

Scrivi per cercare

Pet therapy a Perugia, Laura e Kalì: quando l’unione fa la forza

Eventi Perugia Cultura e Spettacolo Interviste Extra Città

Pet therapy a Perugia, Laura e Kalì: quando l’unione fa la forza

Redazione
Condividi

Laura Cibeca e Kalì

di Marcella Cecconi

PERUGIA – Laura Cibeca è istruttrice cinofila e operatrice per scopi sociali APNEC (Associazione Professionale Nazionale Educatori Cinofili), APNOCS (Associazione Professionale Nazionale Operatori Cinofili per fini Sociali) e CSEN-CONI (Centro Sportivo Educativo Nazionale). È laureata in Scienze dell’Educazione, e ha conseguito un Master ottenendo la qualifica di Coordinatore e Conduttore di Progetti IAA (Interventi Assistiti con gli Animali). È presidente del centro cinofilo ASD Speed Dog di Perugia. Dal 2005 elabora e conduce progetti di Pet Therapy.

Dottoressa Cibeca cos’è la Pet Therapy e quali sono i suoi possibili campi d’applicazione?

“In Italia parliamo di Interventi Assistiti con l’ausilio di Animali (IAA), ovvero interventi rivolti a persone affette da problemi fisici e/o psichici e che prevedono la collaborazione di animali domestici. Gli IAA si suddividono in: Attività Assistite dagli Animali, cioè progetti rivolti a singoli o a gruppi e che hanno obiettivi generici e non prevedono necessariamente la presenza di un professionista accanto alla coppia cane-conduttore (per esempio i progetti che si realizzano all’interno di una residenza protetta per anziani); Terapie Assistite con l’ausilio di Animali, ovvero progetti rivolti ad una sola persona, con la presenza di un professionista – psicologo, psichiatra, eccetera – e che hanno obiettivi specifici; Attività Educative con l’ausilio di Animali, ossia progetti educativi con obiettivi specifici rivolti anche a gruppi di utenti. Spesso con il termine inglese Pet Therapy si indicano anche le attività svolte dai cani guida per non vedenti, dai cani molecolari (animali che avvertono gli attacchi epilettici o i problemi di ipoglicemia nei diabetici) e dai cani sociali (animali che assistono le persone con difficoltà motorie o su sedia a rotelle)”.

Qual è stato il suo percorso formativo e professionale?

“Mi sono laureata in Scienze dell’Educazione e, successivamente, ho conseguito un master ottenendo la qualifica di Coordinatore e conduttore di progetti di attività e terapie assistite con l’ausilio di animali, all’università di Perugia. Ho lavorato come educatore cinofilo e ho realizzato dei progetti di pet therapy con i miei due cani Artù, un american staffordshire terrier, e attualmente con Kalì, un pastore australiano. Dal 2013 sono il Presidente dell’ASD Speed Dog Perugia, un centro cinofilo con sede a Cenerente, che si occupa di animali a 360 gradi. Contiamo circa trenta soci e i nostri servizi si articolano in educazione di base e avanzata, corsi per cuccioli, corsi per donne che aspettano un bambino e vogliono preparare il loro cane in maniera adeguata, corsi cane-bambino, sport e tanto altro. Le nostre attività sono tutte basate sul gioco e sul divertimento, e coinvolgono sia cani che padroni. Dallo scorso anno si è unita a noi una consulente del comportamento felino, che offre consigli e aiuto ai proprietari dei nostri amici gatti”.

Lei ha una partner lavorativa molto speciale che si chiama Kalì. Ce la presenti.

“Kalì è un pastore australiano femmina di 6 anni, che ho preso a pochi mesi da una bravissima allevatrice. Kalì, fin da piccola, ha dimostrato una propensione molto spiccata per la relazione con l’essere umano, ricercando spontaneamente contatto e interazione. Con l’aiuto dell’allevatrice e, successivamente, attraverso la socializzazione e l’educazione, tale qualità è stata incoraggiata. Quando ha compiuto un anno e mezzo, abbiamo fatto il nostro primo progetto all’interno di una scuola materna e Kalì si è dimostrata bravissima.  In seguito abbiamo realizzato altri lavori, in diverse scuole e in Residenze protette per anziani. Attualmente siamo impegnate in un progetto all’interno dell’Ospedale Santa Maria della Misericordia di Perugia, presso il reparto di Oncoematologia pediatrica. Kalì è un’amica e una partner meravigliosa. Nella vita di tutti i giorni è socievole e sempre pronta a giocare con mia figlia Irene; ama l’attività all’aria aperta e il contatto con le persone, e per i bambini farebbe qualsiasi cosa!”.

Dal febbraio 2015, presso il reparto di Oncoematologia Pediatrica dell’Ospedale Santa Maria della Misericordia di Perugia, è attivo il progetto “Un amico per sorridere”. In cosa consiste e quali sono i suoi obiettivi?

“Il progetto è stato fortemente voluto dal direttore del reparto, il Dott. Maurizio Caniglia, e da tutto il suo staff. L’obiettivo principale è quello di sostenere bambini e genitori, aiutandoli a trascorrere in maniera più serena possibile il tempo di attesa fra una procedura ambulatoriale e l’altra, e contribuendo a ridurre il distress emotivo. In questo senso, la presenza mia e di Kalì diviene un sostegno e un elemento di distrazione dalle cure”.

Come si svolge nella pratica?

“Siamo presenti nell’atrio del reparto tutti i lunedì mattina, dalle 8 alle 9.30 circa. I bambini presenti possono giocare con Kalì, tirandole delle palline che lei riporta, facendole cercare oggetti nascosti ed altre attività ludico-educative. A volte partecipano anche i genitori, accarezzando il cane, conversando e scambiandosi consigli”.

Al progetto partecipano diverse figure professionali che interagiscono tra di loro: da chi è composta l’équipe di lavoro?

“Ovviamente da me e da Kalì, poi dal Direttore del reparto Dott. Maurizio Caniglia, dal caposala Lorenzo Duranti e dalla Psicologa Dott.ssa Letizia Cardinali. Occasionalmente intervengono anche degli insegnanti e i volontari dell’associazione Comitato per la Vita ‘Daniele Chianelli’. Inoltre possiamo contare sulla presenza e sui continui contributi di tutto il personale del reparto”.

Qual è stata la risposta da parte dei piccoli pazienti? E quella delle loro famiglie?

“Le famiglie sono molto contente di trovare Kalì e di poter giocare con lei; la sua presenza rende il reparto qualcosa di diverso e di piacevole. Kalì è sempre allegra e pronta ad interagire con tutti, riuscendo a strappare un sorriso a chi soffre e a poca voglia di parlare. I bambini, inoltre, sono naturalmente attratti da lei, dal suo pelo soffice e dalla sua espressione attenta e gioiosa”.

Nel futuro ha in programma progetti simili, magari in altri reparti?

“Il nostro obiettivo è quello di aumentare la frequenza dell’intervento presso il reparto di oncoematologia pediatrica, formando un altro cane. Abbiamo firmato una convenzione con l’Azienda Ospedaliera di Perugia, e per loro il progetto è completamente gratuito; i costi del medesimo sono sostenuti da privati e attualmente stiamo ricercando nuovi fondi per poter acquistare ed addestrare un altro animale. Per formare un nuovo cane occorre molto tempo e l’impiego di professionisti”.

Questa esperienza lavorativa le permette di vivere momenti molto intensi e carichi di emozioni. Ci può raccontare un episodio in particolare?

“Ogni lunedì, al termine della seduta, porto a casa qualcosa di nuovo, di emozionante, che mi aiuta a crescere professionalmente e, soprattutto, umanamente. Ho imparato che i bambini sanno affrontare meglio degli adulti la malattia e la sofferenza, e che la vita va vissuta in ogni momento, attimo per attimo. Al reparto possono accadere tante cose: dal bambino che arriva piangendo e vedendo Kalì si tranquillizza, ai genitori preoccupati che sorridono quando il cane insiste per avere una carezza, e così via. Recentemente, al termine del  nostro intervento, abbiamo incrociato una mamma ed un bambino che stavano tornando a casa dopo le cure; il piccolo ha preso il guinzaglio di Kalì e ci siamo incamminati verso l’uscita. Una volta giunti al parcheggio, li ho salutati, sono andata alla macchina e ho liberato Kalì da guinzaglio e pettorina. Poi mi sono distratta un attimo e lei è sparita… Ho iniziato a cercarla e l’ho trovata dentro alla macchina della donna, seduta sul sedile posteriore accanto al bambino! Ho deciso di prolungare quel momento di gioia e li ho scortati sino alla loro abitazione, dove ci siamo salutati e io ho ripreso il mio cane”.

In alcune strutture ospedaliere la presenza di animali di affezione accanto ai proprietari ricoverati sta diventando una realtà. Qual è il suo parere?

“Quando si soffre, la presenza del proprio animale è certamente una cosa meravigliosa, un vero e proprio atto terapeutico. È comunque necessario agire con responsabilità e professionalità: gli animali devono essere accolti dove c’è spazio sufficiente, tenendo sempre a mente che non tutti loro amano stare in un luogo angusto, affollato e anomalo, come può essere una clinica o un ospedale. L’animale non è uno strumento per raggiungere uno scopo ma un compagno di viaggio, nel bene e nel male, e va sempre rispettato”.

Lei ha una bambina di pochi anni, nata e cresciuta con i suoi cani. Che consiglio darebbe a quei genitori che intendessero acquistare o adottare un animale per i propri figli?

“Il cane è un compagno a tutti gli effetti, un membro della famiglia con delle esigenze e delle peculiarità specifiche. Ha bisogno di essere trattato con rispetto, il che significa che non bisogna umanizzarlo né maltrattarlo. La scelta di condividere la propria vita con un animale deve partire da una decisione comune, e non deve riguardare un singolo individuo poiché, altrimenti, si creerebbe un problema all’interno del nucleo familiare. Inoltre occorre avere tempo: è impensabile lasciare un cane da solo per un’intera giornata, in casa o in giardino, cucciolo o adulto che sia. Gli animali ricercano il contatto umano e amano sentirsi partecipi della vita della famiglia. È bene considerare anche il nostro stile di vita: siamo pantofolai o persone attive? Quanto spazio abbiamo? Che età hanno i nostri bambini? Ci sono altri animali in casa? La risposta a questi quesiti facilita la scelta di un animale o di una razza specifica: non dobbiamo fare una valutazione partendo solamente da parametri estetici. In ultimo, se necessario, ci si può rivolgere ad un educatore cinofilo, che sicuramente è in grado di darci un buon consiglio!”.

Per concludere una pensiero alla sua Kalì: è ‘solamente’ un cane, una compagna di lavoro o un’amica fedele?

“Kalì è la mia partner di vita e di lavoro, e dopo 6 anni di convivenza posso affermare che fra noi si è creata una bellissima simbiosi. Nell’ambito professione riesce ad anticipare e comprendere le diverse situazioni che si creano, mentre a casa è la compagna di giochi e di avventure di mia figlia. Ha un carattere fantastico: è allegra, giocosa e un po’ “pazza”, come tutti i pastori australiani! E’ una parte importante di me, e la ringrazio per l’aiuto che dona a tutte le persone che entrano in contatto con lei. Che dire, Kalì è semplicemente Kalì”.

Tags:

Ti Potrebbe anche Piacere