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Perugia, Un lieto disonore per celebrare l’opera di Sandro Penna

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Perugia, Un lieto disonore per celebrare l’opera di Sandro Penna

Francesca Cecchini
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SIPARIO UMBRIA – È stato presentato stamani, 10 febbraio, al Teatro Morlacchi di Perugia il progetto Un lieto disonore omaggio in danza alla poesia di Sandro Penna in occasione del quarantennale della scomparsa del poeta umbro che debutterà in prima assoluta al fu Teatro del Verzaro mercoledì 15 gennaio alle ore 21 con replica il giovedì 16 febbraio alle ore 10. Fautori del proponimento, insieme al Teatro Stabile dell’Umbria, sono il Centrodanza Spazio Performativo e il giornalista e critico Ermanno Romanelli, ideatore del progetto. La coreografia è affidata a Michele Merola che, a seguire, porterà in scena Bolero su musica di Maurice Ravel con i danzatori della MM Contemporary Dance Company che da due anni sta riscuotendo enorme successo.

Gli interventi – A dar voce al TSU è stata Adele Bevilacqua che ha raccontato di aver accolto di buon grado il progetto di Romanelli: “Appena mi è stata sottoposta l’idea, prima ancora di parlarne con il direttore del Teatro Morlacchi e con il direttore del Teatro Stabile dell’Umbria, da parte mia c’è stata un’adesione del cuore”. La poesia di Penna per la Bevilacqua è stata infatti, in qualche modo, “una scoperta adolescenziale, come per molti, però poi per me è rimasta una compagnia costante nella vita”. Altro motivo di interesse per il TSU il fatto che nel progetto ci fosse la scelta di portare sul palco giovani talenti umbri e non i protagonisti della compagnia di Merola (che si esibiranno nel Bolero). A fornire “buona parte dei corpi”, dodici sono i danzatori, è stato il Centrodanza Spazio Performativo che, come spiega Tommaso Mobilia, presidente e coordinatore dell’associazione, si occupa della formazione nell’ambito della danza collaborando in rete con molte altre realtà tra cui quella del coreografo Merola che da tre anni “viene all’interno del Centrodanza e lavora con i nostri ragazzi. Da questo corso – asserisce Mobilia – è stato selezionato il gruppo di danzatori che vedrete in azione mercoledì e giovedì. Il nostro compito nel progetto, fondamentalmente, è stato quello di mettere a disposizione la struttura e le relazioni umane. A noi interessava raggiungere due obiettivi: valorizzare la poesia di un grande poeta italiano del Novecento, Sandro Penna, e dare ai giovani talenti umbri l’opportunità di esibirsi in un progetto di qualità in un teatro di prestigio come può essere il Teatro Morlacchi. Siamo infatti estremamente convinti che la ricchezza del territorio è rappresentata soprattutto dalle persone. Persone che vogliamo valorizzare. È giusto dare loro uno spiraglio perché, ricordiamoci, i migliori danzatori del mondo sono italiani ma non danzano in Italia. Ci stiamo depauperando della nostra ricchezza. Su questo dobbiamo ragionare. L’Umbria può essere terra di grandi eventi, di set cinematografici ma può esser anche terra di produzione di eventi di qualità. Questa è la nostra convinzione ed è quello che ci spinge a continuare a fare quello che facciamo ogni giorno con i nostri ragazzi”. “Posso immaginare – ha esordito Ermanno Romanelli  che la domanda che vi starete ponendo è “come sarà questa coreografia?” Nello specifico, nel dettaglio non lo sappiamo perché al coreografo è stata data per fiducia, per credibilità, per suo profilo artistico, una carta bianca che Michele Merola si è meritato ampiamente in circa venticinque anni di attività in crescendo. Gli è stata affidata per scelta ragionata del Teatro Stabile dell’Umbria, del Centrodanza e mia”. Al coreografo è stato chiesto “di mettersi a confronto e porsi all’incontro verso un artista sommo della parola scritta. Merola è un artista della parola che non si scrive ma si muove nell’aria attraverso il corpo che diventa poetica della danza”. Due mondi, poesia e danza, che sembra non si incontrino ma che invece, in Un lieto disonore, andranno ad abbracciarsi ed amalgamarsi sul palcoscenico del Teatro Morlacchi fondendosi in quella che potrebbe essere definita come una “poetica danzata”.

L’incontro – Nell’ambito del progetto, oltre lo spettacolo di danza, è inserito anche un dibattito che avrà luogo sempre al Morlacchi lunedì 13 febbraio alle ore 17.30 dal titolo Incontro sulla poesia di Sandro Penna e la danza. Interverranno il professor Walter Cremonte che parlerà dell’opera di Penna, Michele Merola che spiegherà come lui ha interpretato l’opera poetica e l’ha tradotta in movimento, ed Ermanno Romanelli che presenterà un video sul rapporto danza-poesia.

Un lieto disonore – La serata si apre con il debutto in prima assoluta della creazione Un lieto disonore, dedicata a Sandro Penna nella ricorrenza dei 40 anni dalla scomparsa. Figura eminente della cultura in Umbria, dove il poeta è nato e vissuto fino ai 23 anni di età, Penna è tra i maggiori poeti italiani del ‘900. Il Teatro Stabile dell’Umbria vuole ricordarlo con questa coreografia, che è l’esito di un laboratorio coreografico tenuto da Michele Merola quest’anno con un gruppo scelto di allievi, selezionati nelle scuole della regione. La musica e la danza, unite alla parola, possono indagare e accendere dall’interno, con propria vitale energia, il lessico di Penna, la sua visionaria fedeltà a se stesso, la limpida semplicità del suo poetare.

Bolero – Meccanismo ad orologeria dalla rigorosa precisione, Bolero è ancora oggi tra i brani più noti e ascoltati della storia della musica. Nel realizzare una nuova versione coreografica del Bolero, Michele Merola si è confrontato con questa musica ossessiva e ripetitiva, cercando di comprenderne l’identità, la ragione e la funzione: alla fine di questo percorso l’ispirazione del coreografo si è focalizzata sul ventaglio inesauribile dei rapporti umani, in particolare quelli di coppia, dentro ai quali, spesso, registriamo le reciproche e inconciliabili distanze tra uomini e donne, quel “muro trasparente” che li divide. Bolero viene dunque raccontato come una non-storia, fantastica ma possibile, comunque pertinente al mondo reale: una sorta di astratta fiaba amara, allegoria del dolore di vivere e dell’incomprensione fra esseri umani, metafora della nostra esistenza, stretta nei doppi binari che ciascuno sperimenta nel corso della propria vita, fra contrasto e dialogo, seduzione e disinganno, sorpresa e sconcerto. Su questa stessa musica è intervenuto il compositore Stefano Corrias, creando una sua propria partitura musicale, liberamente ispirata al brano di Ravel, che si inserisce perfettamente in tre diversi momenti della coreografia. I tre frammenti sottolineano i momenti più intimi, e più veri, di ognuno di noi, quando siamo lontano dagli sguardi degli altri, e lontani dal rumore assordante del mondo.

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