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Perugia, tavola rotonda sul tema “L’esperienza scolastica tra ideale e realtà, la famiglia adottiva come risorsa”

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Perugia, tavola rotonda sul tema “L’esperienza scolastica tra ideale e realtà, la famiglia adottiva come risorsa”

Redazione
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Una foto dell'incontro

PERUGIA – Venerdì 13 gennaio a Collestrada si è svolta la tavola rotonda sul tema “L’esperienza scolastica tra ideale e realtà, la famiglia adottiva come risorsa” seguita dalla festa delle famiglie adottive, alla sua terza edizione.

 

L’incontro  L’evento, organizzato dall’associazione Rete Famiglie Adottive, ha visto coinvolte 60 famiglie e più di 20 insegnanti. L’incontro ha preso le mosse dalle “Linee di indirizzo per favorire il diritto allo studio degli alunni adottati” emanate dal Miur nel dicembre 2014, nonché dal protocollo definito tra Regione, servizi comunali, Tribunale dei minori ed associazioni familiari attualmente in via di sottoscrizione, protocollo nel quale si parla di sostegno nell’inserimento, di formazione per i docenti e accompagnamento e del “fare squadra” tra tutti gli attori del percorso per favorire l’iter scolastico. Il protocollo va anche oltre, delineando una serie di azioni di sostegno alle famiglie adottive. Ha aperto l’incontro l’assessore ai servizi del Comune di Perugia, Edi Cicchi, portando il proprio saluto e palesando la personale soddisfazione per l’iniziativa, per questo percorso tra famiglie che cresce nel tempo data l’importanza di fare rete, tra famiglie e con le istituzioni.

L’importanza dell’ambiente scolastico  La dottoressa Piera Sepicacchi, assistente sociale presso il Servizio adozioni nazionali ed internazionali (che a Perugia lavora per le zone sociali n. 2, n. 3, n. 4, n. 5) ha ricordato l’importanza dell’ambiente scolastico come luogo di crescita e inserimento sociale del bambino, poiché accompagna il processo di inserimento in famiglia del bambino in adozione. Ha affermato che “la condizione adottiva richiede sempre attenzioni particolari a scuola, ma va sottolineato che questo non vuol dire che automaticamente ci saranno problemi scolastici”, pertanto vanno evitate generalizzazioni ed ogni parallelo con l’inserimento di bambini immigrati o con condizioni di disabilità/dislessia/ecc. La scuola affronta molte diversità e la condizione adottiva è una di queste.

Conoscere la condizione del bambino  La dottoressa Beatrice Gosti, assistente sociale presso il Servizio, ha proposto un percorso che, partendo dall’acronimo “A.R.R.I.V.A.T.I.”, ha affrontato i temi di accoglienza, riuscita, risorse, insegnanti, viaggio, ascolto, tempo, identità come componenti di questa esperienza. Gosti ha sostenuto che “il bambino e la famiglia adottiva hanno delle risorse che possono essere attivate dalla scuola, anzi che devono essere attivate”, evidenziando l’importanza di conoscere la condizione del bambino per valorizzarla, la fiducia come stimolo per la crescita, la relazione ed il dialogo tra insegnanti, famiglia e servizi preposti, parlando poi della necessità di “darsi il tempo necessario perché da queste componenti nasca il senso di appartenenza”. In sintesi, ha parlato dell’importanza della relazione perché l’apprendimento sia proficuo.

Il ruolo genitoriale  La dottoressa Maria Luisa Papa – psicologo, psicoterapeuta, psicanalista e dirigente sanitario AUSL Umbria 1 – ha spinto l’attenzione sul ruolo genitoriale nelle due componenti di “protezione” e “preparazione alla vita” (l’una più femminile e l’altra più maschile) ricordando che nell’ingresso a scuola, la “protezione” rimane sullo sfondo, mentre la “preparazione alla vita” diventa nota dominante. Ha affermato: “Dobbiamo fare attenzione ad evitare che, all’ingresso del bambino a scuola, si scatenino forme ossessive tese a proteggere il bambino (come la ricerca della scuola perfetta o le chat di mamme su whatsapp che rischiano di sostituire la responsabilità dei figli) anche perché il pericolo per la famiglia adottiva è di scambiare il successo scolastico del bambino con il successo come genitori adottivi, che non è la stessa cosa”. Ha inoltre evidenziato come tutto ciò nasca dalle aspettative dei genitori e, chiarendo inoltre che è importante evitare che il bambino pensi che, quando sbaglia qualcosa, ci sia un qualsiasi collegamento “genetico” alla sua storia o che il suo essere figlio ne risentirà. Per cercare di far comprendere la condizione del bambino che appena adottato si ritrova catapultato in un mondo che non conosce e deve andare a scuola – molte volte per necessità concrete ma anche perché per il bambino vuol dire socializzare e vivere la normalità – la dottoressa Papa ha citato l’esempio di un adulto che si trasferisca improvvisamente in un Paese straniero, senza parlare la lingua o conoscere qualcuno, e vada al lavoro dopo soli venti giorni. E’ chiaro il grado di confusione e spaesamento in cui si ritroverebbe. Ancora maggiore potrebbe essere per un bambino proveniente da un Paese straniero e che, senza un adeguato accompagnamento, si ritrovi all’improvviso catapultato nel mondo della scuola. Dopo la tavola rotonda pomeridiana ed il momento di dibattito, una coppia dell’associazione ha illustrato motivazioni e obiettivi della Rete delle famiglie adottive: chi siamo, perché stiamo insieme, la bellezza e l’importanza di vederci e condividere il cammino per noi e per i nostri figli. Poi la festa è proseguita con la cena conviviale. L’associazione Rete famiglie adottive ha già fissato i prossimi appuntamenti per marzo e maggio.

Informazioni  Per ogni informazione potete fare riferimento al profilo facebook ed al sito www.retefamiglieadottive.it.

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