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Perugia, Sottani: “In Umbria non c’è radicamento mafioso ma attenti a fenomeni di riciclaggio”

E' quanto ha sottolineato il procuratore generale di Perugia, sabato in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario

PERUGIA – In Umbria “non vengono segnalati fenomeni di insediamento e radicamento sul territorio di consorterie genericamente classificabili come mafiose” ma la regione, “proprio per la sua immagine di ‘zona franca’, si presta a operazioni di riciclaggio e reimpiego di proventi derivanti da attività delittuosa, oltre che per lo svolgimento di attività di prestazione di servizi illeciti, da parte di professionisti nel territorio comunque collegati ad associazioni mafiose”. E’ quanto ha sottolineato sabato mattina il procuratore generale di Perugia, Sergio Sottani in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario. “Ai pericoli rappresentati dalla infiltrazione della criminalità organizzata nelle attività di ricostruzione ancora in atto dopo il sisma del 2016, si aggiungono quelli collegati ai finanziamenti pubblici previsti per far fronte alla terribile crisi economica determinata dalla situazione sanitaria” ha aggiunto.

Mafia silente

“Per scoprire la cosiddetta ‘mafia silente’ – scrive Sottani -, è indispensabile un’elevata professionalità delle forze di polizia e dell’autorità giudiziaria, capaci entrambi di captare i cosiddetti ‘reati spia’ e di saper interpretare i sintomi dell’eventuale manifestazione dei fenomeni di infiltrazione”. Il procuratore generale ha poi evidenziato come nella regione “proseguono nella loro attività delinquenziale gruppi criminali di matrice etnica che occupano stabilmente settori legati al traffico di sostanze stupefacenti, a reati contro il patrimonio ed allo sfruttamento della prostituzione”.

Allarme criminalità minorile

Per Sottani, inoltre, appare inquietante “la situazione della criminalità minorile” in Umbria, “espressione di un disagio che da anni investe la regione”. Il procuratore generale ha sottolineato come “dai dati pubblicati dalla Regione Umbria nell’anno 2020 emerge un preoccupante aumento di consumo di sostanze stupefacenti tra gli adolescenti, così come il numero di ricoverati, a causa del consumo, supera la media nazionale”. In aumento “sia pure in termini limitati” i procedimenti per maltrattamenti e stalking. “Le misure dirette ad evitare la diffusione del contagio – scrive Sottani -, con una diminuzione della mobilità, hanno avuto l’effetto indiretto di una diminuzione dei reati contro il patrimonio ma rimane alta la preoccupazione per i furti in abitazione, cioè per i reati di maggiore allarme sociale in tema di tutela della proprietà individuale e della libertà personale”.

I reati delegati allo spaccio di droga

Diminuisce anche, sempre quale effetto collaterale della ridotta mobilità, la criminalità collegata allo “spaccio da strada” di stupefacenti, ma rimane “preoccupante” il numero di reati collegati al traffico di droga. “Particolare attenzione” da parte delle Procure del distretto per i reati di omicidio colposo e di lesioni colpose commessi con violazione delle norme in materia di circolazione stradale, “per i quali si confida, a breve, di redigere un protocollo distrettuale, e per quelli legati alla prevenzione degli infortuni sul lavoro, in costante aumento e di cui poco si parla se non in occasione di alcuni gravi incidenti”.

 

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