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Perugia, sferra un pugno in faccia a un agente e tenta di fuggire dalla cella

Perugia Cronaca e Attualità

Perugia, sferra un pugno in faccia a un agente e tenta di fuggire dalla cella

Redazione
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Una guardia carceraria

PERUGIA – Ha sferrato un pugno tra l’occhio e la tempia a un agente dopo averlo minacciato di spaccargli il manico di una scopa in testa. Nuovo episodio di violenza nel carcere di Capanne (Perugia) dove un poliziotto della penitenziaria è dovuto ricorrere alle cure del Pronto soccorso per tutti gli accertamenti del caso dopo aver incassato il colpo. A denunciare l’ennesima aggressione è Fabrizio Bonino segretario regionale del Sappe.

La ricostruzione Secondo la ricostruzione fornita dal sindacato l’agente stava riaccompagnando in cella un altro detenuto quando è stato minacciato da un altro un recluso di nazionalità italiana, che ha tentato di uscire dalla cella, riuscendoci in parte. Da qui la reazione del poliziotto che ha cercato di farlo rientrare ricevendo in cambio il colpo tra l’occhio destro e la tempia, che lo ha stordito. In quegli istanti il detenuto violento è anche riuscito a trascinare all’interno della cella l’agente, tirandolo per l’avambraccio. Fortunatamente il poliziotto è riuscito a divincolarsi, a uscire dalla stanza detentiva e a chiudere l’aggressore all’interno. In una nota il Sappe denuncia che già alcune settimane fa lo stesso soggetto si era già reso protagonista di un fatto analogo ai danni di un altro assistente di polizia.

Abbandonati  “Siamo davanti uno stillicidio continuo e quotidiano – dice Bonino – e purtroppo non vediamo azioni decise da parte di ministero della Giustizia né del Dipartimento amministrazione penitenziaria per tutelare i poliziotti, come ad esempio la fondamentale necessità di istituire le camere di sicurezza presso gli ospedali e ogni altra iniziativa finalizzata a contrastare le aggressioni, le colluttazioni e i ferimenti che si verificano costantemente, con poliziotte e poliziotti contusi, offesi e feriti e addirittura colpiti dal lancio di feci e urine dei detenuti, con celle devastate ed incendiate”.

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