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Perugia, dopo un anno di raid scattano le manette per il Lupin di Monteluce

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Perugia, dopo un anno di raid scattano le manette per il Lupin di Monteluce

Redazione
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PERUGIA – Da più di un anno si aggirava  nel quartiere di Monteluce in clandestinità commettendo numerosi furti all’interno di abitazioni. Arrestato e rispedito in Albania per ben quattro volte e in altrettante occasioni rientrato passando dal nord Italia clandestinamente per riapprodare a Perugia per fare quello che sa far meglio. Qualche giorno fa però i carabinieri della stazione di Perugia-Fortebraccio coordinati dalla Compagnia e dal Comando Provinciale di Perugia e  lo hanno spedito in carcere. L’attività è stata frutto di un paziente lavoro investigativo che ha consentito di raccogliere valide prove che l’autorità giudiziaria ha condiviso con un decreto di fermo del pubblico ministero. Il ladro di Monteluce è un albanese di 31 anni che nonostante avesse l’obbligo di firma proprio presso il citato comando stazione carabinieri, la notte si intrufolava negli appartamenti affittati agli studenti universitari asportando borse, cellulari, banconote, portafogli. Non aveva fatto i conti però con i militari che ogni notte, con grande difficoltà, lo hanno pedinato. In due occasioni in cui aveva commesso il furto, in particolare avvenuti alla fine di ottobre e a metà novembre, l’uomo è stato riconosciuto dalle ragazze che si erano svegliate mentre lui si aggirava tra le camere.

Identificato Le ragazze dopo il furto avevano provveduto a contattare i carabinieri riconoscendo da un fascicolo fotografico mostratogli, senza ombra di dubbio, l’albanese. Nel 2015 fu fermato propri dagli stessi carabinieri, che gli hanno messo le manette ai polsi, mentre alle 3 di notte si aggirava vestito di nero per il centro storico con alcuni strumenti di effrazione occultati sotto i vestiti. Non più tardi di 10 giorni fa alcuni residenti e commercianti del quartiere di Monteluce avevano tenuto un incontro con i vertici del Comando Provinciale dei Carabinieri di Prepo per segnale il disagio conseguente ai furti avvenuti in quella zona della città, stringendo un patto di collaborazione informativa con gli stessi militari nel segnalare situazioni sospette che potessero aiutare l’attività preventiva e repressiva del fenomeno della microcriminalità.

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