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Perugia, Romizi non cede alla linea forcaiola e Arcudi regge: Pd barricadiero senza leadership

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Perugia, Romizi non cede alla linea forcaiola e Arcudi regge: Pd barricadiero senza leadership

Pinocchio
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L'interno di Palazzo dei Priori
L'interno di Palazzo dei Priori

PERUGIA – Per qualcuno tra due settimane cade giù tutto; per altri è questione di aspettare trentasei ore e c’è pure chi dice che il sindaco Romizi avrebbe la lettera di dimissioni già firmata nel cassetto del suo ufficio. Tra psicopatologia, desideri e retroscenismo politico spinto a Palazzo dei Priori ormai in pochi ci capiscono qualcosa. Il presidente del consiglio comunale Nilo Arcudi si dimette oppure no? Voci, vocine e fuocherello, ma alla fine nessuno sembra crederci fino in fondo. E allora, proviamo a fare un minimo di chiarezza se possibile. Arcudi,tirato in ballo da uno degli arrestati  nell’ambito dell’inchiesta sulla ‘ndrangheta ma non indagato, ha spiegato anche di recente in pubblico e privato che lui di cedere non ne ha nessuna intenzione.

Piazza Di darsi fuoco sulla pubblica piazza per cose che non ha commesso o persone che non conosce, non ci pensa. E il sindaco? Dopo i primi giorni di spaiamento e le parole palindrome pronunciate in consiglio comunale Romizi sembra aver imboccato la linea che culturalmente e caratterialmente gli è più congeniale: non cedere a quelle che ritiene accuse strumentali e fuori luogo che arrivano dall’opposizione.E questo, nonostante ci siano pezzi della sua maggioranza e di suoi consiglieri che hanno spinto dalle prime ore per buttare a mare Arcudi e chiudere il caso. Ma di fronte a un quadro molto nebuloso dal punto di vista delle accuse, il sindaco non ha intenzione di scoperchiare il vaso di Pandora e di fatto cedere alla linea giustizialista portata avanti da un Pd in cerca d’autore. Sintesi? Romizi si è convinto che sacrificare Arcudi significherebbe aprire la strada inclinata che in futuro non porterebbe nulla di buono. Se poi usciranno prove e altri fatti si vedrà, per ora è cosi.

Sbandamenti E il Pd o di quello che ne rimane?  Tra la simpatica capogruppo Sarah Bistocchi e l’ex candidato sindaco Giuiano Giubilei è tutta una gara a chi la spara più alta: l’idea è che la legalità la si fa rispettare non su dati di fatto ma su stati d’animo o sospetti: una linea che già sull’inchiesta sanità ha portato alla spaccatura del gruppo dirigente e alle dimissioni dell’allora presidente della Regione Catiuscia Marini per un avviso di garanzia di cui ancora oggi pochi ne capiscono i contorni. Ma anche a Palazzo dei Priori si pensa che il modo giusto di interpretare la piazza è assecondarne quelli che si reputano gli umori. Poi però nelle urne la stangata arriva comunque e il partito crolla e si spacca. Ma così è. E allora nel gioco al rialzo Bistocchi prende la mira e spara: “Lo abbiamo chiesto sette giorni fa – ha detto – affinché ciò avvenisse in modo spontaneo, ma non avendo avuto nessuna risposta siamo costretti a chiedere la revoca del presidente Arcudi. I perugini non hanno bisogno di essere rassicurati ma di essere messi in sicurezza. Si tratta di una questione di opportunità politica che è anche a garanzia di tutti”.

In linea E dopo due minuti arriva Giubilei che difende una linea che negli organismo dirigenti, che nessuno ha capito se ancora ci sono, è stata mai discussa: “E’ mancata e manca un’iniziativa forte da parte del sindaco, con un’assunzione di responsabilità da parte sua. Il presidente non può restare alla guida del consiglio comunale. Un suo passo indietro sarebbe più facile e sarebbe un atto di garanzia delle istituzioni”. E allora l’unica linea è quella della fantomatica opportunità politica non capendo che questa slegata da rilevanza penale è una roba da Stato etico, il contrario dello stato di diritto. Ma questo oggi serve il Pd perugino. Che poi si accodino Lucia Maddoli, capogruppo di Idee Persone Perugia, e per Francesca Tizi del M5s poco importa. E dalla maggioranza? Dopo che Pici ha chiesto le dimissioni del suo compagno di lista Arcudi, ma che sembra non aver raccolto consenso tra i colleghi? Ci prova l’avvocato Michele Nannarone di Fd a spiegare ma non troppo: “La riflessione da parte del presidente sul mantenere o meno la carica è legittima, visto che dal punto di vista giudiziario nulla è emerso; si tratta piuttosto di una valutazione prettamente politica e di una riflessione che richiede più tempo rispetto alla settimana richiesta dalle opposizioni”. E la riflessione politica il sindaco Romizi per il momento l’ha fatta con questa conclusione parziale: Arcudi resta al suo posto.

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