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Perugia, viene risarcito per la trasfusione di sangue infetto

Cronaca e Attualità

Perugia, viene risarcito per la trasfusione di sangue infetto

Redazione
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PERUGIA – Danneggiato da una trasfusione di sangue infetto, risarcito con una sentenza del Tribunale di Perugia e costretto a rivolgersi al Tribunale amministrativo per ottenere il pagamento da parte del Ministero della Salute.

È la storia di uno dei quasi 300 umbri che negli anni ‘90 contrassero malattie come l’epatite C o l’Aids a seguito di una trasfusione di sangue infetto frutto di un grosso traffico di plasma proveniente da zone a rischio (come le carceri dell’Arkansas, le bidonvilles sudamericane, Romania, Polonia e Africa). Il sangue veniva venduto a prezzi bassi e senza controlli, ma le aziende ospedaliere lo ricevevano sicure che i controlli li facesse il Ministero. Così non era.

L’uomo, difeso dagli avvocati Andrea Badanai e Silvia Cutini in Perugia, piazza Italia, ha chiesto al Tar l’esecuzione della sentenza del Tribunale civile di Perugia del 2012, con la quale gli veniva riconosciuta «a titolo di risarcimento danni da trasfusione di sangue infetto, la complessiva somma di 101.898,49 euro, detratto quanto eventualmente corrisposto a titolo di indennizzo ai sensi della legge 210/1992, unitamente al rimborso delle spese di lite, liquidate in complessivi 6.862,14 oltre agli accessori di legge». Sentenza confermata in appello con la condanna alla «refusione in favore del … dei 2/3 delle spese di lite (del giudizio d’appello) in misura di 8.500,00 euro oltre accessori di legge». Ad ottobre del 2015 la sentenza veniva notificata ala Ministero, ma senza successo.

Da qui il rivolgersi al Tar per «l’ottemperanza della menzionata sentenza civile passata in giudicato, domandando per l’effetto il pagamento della complessiva somma di 42.043,92 euro comprensiva di tutte le spese di lite oltre accessori di legge per entrambi i gradi di giudizio». I 70mila euro mancanti, infatti, erano già stati corrisposti dall’Azienda sanitaria locale 1 come previsto dalla legge nazionale che demanda alle Regioni il pagamento degli indennizzi.

Il Ministero della Sallute si è costituito nel giudizio davanti al Tar «eccependo l’inammissibilità del ricorso» in quanto proposto oltre i termini di legge e perché non quantifica la somma dovuta. I giudici amministrativi, invece, hanno accolto il ricorso basandosi su «una sentenza passata in giudicato del giudice ordinario al fine di ottenere l’adempimento dell’obbligo della pubblica amministrazione di conformarsi, per quanto riguarda il caso deciso, al giudicato» e stabilendo che «il giudicato di cui si chiede ottemperanza ha contenuto determinato o facilmente determinabile, essendo chiara la detrazione dai 101.898,49 euro dovuti della somma di 77.761,79 euro corrisposti dall’Ausl 1 a titolo di indennizzo ex 210/92, in conformità alle precise statuizioni del giudicato stesso». Se c’è un errore, invece, questo va indicato «nell’erroneità nel calcolo delle spese generali, ammontando esse al 12,50% in luogo del 15% indicato dalla difesa del ricorrente». I giudici hanno, quindi, accolto la domanda e condannato il Ministero a pagare 41.852,09 euro di risarcimento, gli interessi legali e le spese di giudizio.

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