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Perugia, regala alla moglie il cellulare rubato: condannato

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PERUGIA – Condannato per rapina a danno di una banca, è arrivato fino in Cassazione urlando la propria innocenza: con quella rapina non c’entro nulla, non ero in quella banca. I giudici di primo grado e di appello, invece, avevano ritenuto il contrario e l’avevano condannato a cinque anni e 1.600 euro di multa.

L’uomo era, così, arrivato fino in Cassazione proponendo un ricorso incentrato «sulla base di un unico motivo incentrato sull’illogicità della decisione circa la partecipazione alla rapina e la valutazione del quadro probatorio a riguardo». In altre parole l’uomo ha sempre sostenuto di non aver partecipato alla rapina. Tutti i giudici, però, hanno richiamato «con congrua motivazione evidenziato il carattere decisivo della prova a base del giudizio di colpevolezza: durante la rapina fu sottratto un cellulare che l’uomo consegnò poi alla sua ex moglie». L’altro imputato, inoltre, era complice dell’uomo «in plurime ed analoghe rapine ai danni di banche in quel periodo nel centro Italia, come attestato dalle sentenze irrevocabili in atti, circostanza in sé non decisiva ma ritenuta a ragione significativa, a conferma della conclusione sulla responsabilità». Da qui la conferma della sentenza da parte dei giudici della Corte di Cassazione.