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Perugia, progetti finanziati con fondi europei: l’opposizione chiede Consiglio aperto

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Perugia, progetti finanziati con fondi europei: l’opposizione chiede Consiglio aperto

Redazione politica
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PERUGIA – Undici consiglieri di opposizione, ovvero i democratici Bori, Bistocchi, Borghesi, Mencaroni, Miccioni, Mirabassi, Mori e Vezzosi, Arcudi (Perugia Civica e Riformista), e i pentastellati Rosetti e Giaffreda, questa mattina hanno presentato al presidente del Consiglio comunale, Leonardo Varasano una richiesta di convocazione del Consiglio Grande relativa ai progetti finanziati con fondi nazionali ed europei.

Di seguito l’istanza presentata:

a norma dell’art. 22 dello Statuto Comunale, Le chiediamo di calendarizzare la convocazione di un Consiglio Comunale Grande sul tema dei progetti finanziati con i fondi europei della Regione Umbria ed i fondi nazionali del Governo. Infatti sia la Regione Umbria che il Governo hanno investito ingenti fondi per progetti di rigenerazione urbana di parti della città con il recupero e la riqualificazione di importanti strutture presenti nel centro e nelle periferie di Perugia. In particolare i principali immobili e progetti, finanziati per un totale di oltre 40 milioni di euro, sono:

La realizzazione della Biblioteca degli Arconi per cui la Regione ha stanziato 3 milioni e 400 mila euro. Il completamento dell’Auditorium di San Francesco al Prato per cui la Regione ha stanziato 2 milioni e 800 mila euro. Il Mercato Coperto per cui la Regione ha stanziato 4 milioni e 850 mila euro. Il Cinema Teatro Turreno per cui la Regione ha stanziato 3 milioni e 100 mila euro. La riqualificazione dell’area industriale di Sant’Andrea delle Fratte su cui la Regione Umbria ha investito 2 milioni e 500 mila euro. La maxi-riqualificazione di Fontivegge grazie al Bando Periferie finanziato dal Governo per 16 milioni di euro. L’Agenda Urbana di Perugia per cui la Regione ha stanziato 11 milioni e 600 mila euro per progettualità che vanno dalla mobilità sostenibile, all’inclusione sociale, alla tutela e alla messa in rete del patrimonio artistico e culturale cittadino fino alla riduzione dei consumi energetici. La nuova destinazione d’uso dell’ex-carcere di Piazza Partigiani e il relativo progetto di rigenerazione urbana. I finanziamenti di Regione e Governo sono, ovviamente, vincolati alla presentazione pubblica del progetto. Ma alcune delle suddette opere sono state modificate, se non stravolte, rispetto alla pianificazione originale: tra i casi più eclatanti della Biblioteca degli Arconi, il cui progetto è completamente differente, dell’auditorium di San Francesco al Prato e del Mercato Coperto.

Nonostante la tanto conclamata trasparenza, l’attuale Giunta non ha comunicato e quindi condiviso le modifiche né nell’ambito dell’assise comunale con gli amministratori della città né con la cittadinanza. Stimolati anche dall’intervento del professor Paolo Belardi, direttore dell’Accademia di Belle Arti e docente dell’Università degli Studi di Perugia, sulla “partecipazione non è un mito, ma è uno strumento di lavoro irrinunciabile, che serra i legami tra la forma della città e le aspirazioni della società” di cui “non ricordo alcuna presentazione pubblica in cui siano state dichiarate le ragioni compositive e siano stati illustrati i disegni di progetto. Cosa sempre utile oltre che necessaria, perché, così come ci hanno insegnato Leon Battista Alberti e Andrea Palladio con i loro trattati, l’immaterialità delle parole e dei disegni carica la materialità dell’architettura con significati altrimenti indicibili e quindi altrimenti inafferrabili dall’osservatore. D’altra parte i precedenti non mancano.

Senza tornare troppo indietro nel tempo, penso a quando, nel 1983, un assessore illuminato come Carlo Aymonino, per veicolare l’idea strategica di rigenerare il centro storico di Roma saturandone i vuoti residuali, organizzò un consiglio grande che si svolse in una calda notte estiva nella piazza del Campidoglio e in cui tutti i progettisti coinvolti (Alessandro Anselmi, Costantino Dardi, Vittorio De Feo, Dario Passi, Paolo Portoghesi, Franco Purini, Ludovico Quaroni, Maurizio Sacripanti) illustrarono puntualmente i propri progetti, sottoponendoli al vaglio dei molti cittadini presenti. Il che comportò molte promozioni, ma anche alcune bocciature. D’altra parte, per lo stesso motivo, non so dare un giudizio su nessuno dei progetti che stanno per cambiare il volto della città: dal recupero del Mercato coperto alla ristrutturazione del cinema-teatro Turreno fino alla riqualificazione della piazza di Fontivegge.

Pur rispettando il lavoro dei colleghi incaricati e non potendo escludere a priori la realizzazione di architetture magistrali, registro che un tempo i grandi cambiamenti della città erano affidati alla forza visionaria dei concorsi internazionali (da quello di piazza dei Partigiani del 1946 a quello di Fontivegge del 1971 fino a quello di Monteluce del 2006) o comunque erano qualificati dal coinvolgimento di progettisti di chiara fama (ad esempio due Pritzker Prize come Aldo Rossi e Jean Nouvel, ma anche maestri acclarati del calibro di Italo Rota e Peter Wilson). Con una lungimiranza che, pur restituendo talora opere non ancora del tutto assimilate dalla cittadinanza, ha portato il nome Perugia ai vertici della ribalta internazionale. Questo è un dato inconfutabile su cui, a mio avviso, varrebbe la pena riflettere: anche e forse soprattutto nell’era del marketing urbano.”

Le chiediamo di procedere quanto prima alla convocazione di quanto in oggetto, ritenendo urgente ed importante affrontare una tematica così rilevante per la nostra città, che chiede informazioni e dettagli su progetti che sono di grande impatto per Perugia.

Pertanto, a norma dello Statuto Comunale come espresso in narrativa, con la presente siamo a formulare la richiesta di convocazione di un Consiglio Comunale Grande ricordandole anche la norma stabilita ex art. 39 comma 2 del D.L. 267/00 (riprese anche dallo Statuto Comunale di cui sopra) dove si prescrive che il Presidente del Consiglio Comunale è tenuto a riunire il Consiglio, entro il termine perentorio di venti giorni, quando lo richieda un quinto dei consiglieri. Le ricordiamo che la giurisprudenza prevalente in materia configura un obbligo da parte del Presidente alla convocazione, qualora siano rispettati i termini di Statuti e Regolamenti comunali, e configura, altresì, la non sindacabilità della richiesta di convocazione demandando al Presidente le sole verifiche formali”.

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