CARICAMENTO

Scrivi per cercare

Perugia, per la Sagra Musicale Umbra apertura nel segno del Brasile

Cultura e Spettacolo Varie Extra

Perugia, per la Sagra Musicale Umbra apertura nel segno del Brasile

Redazione cultura
Condividi

di Stefano Ragni

PERUGIA – Un centinaio di ragazzi scatenati  che suonano e ballano il samba, un direttore che si sottrae agli applausi scendendo tra i leggii, e una grande pianista che concede un umile bis “ a quattro mani”. La   Sagra Musicale Umbra entra nella sua settantunesima edizione a ritmo di “Brazil-Brazil”, con un concerto-sconcertante, per quanto fantasmagorico ed entusiasmante.

Sul palco del teatro Morlacchi gli oltre cento giovani dell’Orchestra Giovanile di Bahia ci stanno appena: sono il prodotto dei nuovi metodi educativi adottati  dal governo brasiliano per sottrarre gli adolescenti dal degrado della povertà e offrire loro la possibilità di una cultura e di un lavoro. Con oltre quattromila bambini inseriti nel progetto dello studio della musica e degli strumenti dell’orchestra sinfonica il Brasile si allinea al modello venezuelano tanto apprezzato a suo tempo anche dal compianto Claudio Abbado. E questa scintillante formazione sinfonica mostra muscoli e tendini grazie a una guida sapiente, metodicamente posata e umanamente motivata, quella di Ricardo Castro, già fanciullo prodigio del pianoforte e ora  mandatario del programma educativo da parte del governo dello stato di Bahia.  Sotto il suo gesto, misurato, ma comunicativo, i giovani brasiliani scattano nell’ouverture di Candide di Bernstein evidenziando quelle che sono ovviamente peculiarità sonore native: senso del ritmo, dell’impasto brillante, elasticità nelle forme plastiche della timbricità. Una sezione di ottoni che squilla e una batteria di percussioni a dir poco travolgenti si appoggiano su una massa compatta di archi che produce un amalgama plastico ed efficace. Non sarà la tradizione viennese, ma è quel che offre di positivo un paese del futuro che ha saputo puntare con credibilità sui suoi giovani,

Di fronte a tanta dispiegamento di autentico spirito filadelfico rischia di venire offuscata quella che era la motivazione che ha spinto i seguaci di Alberto Batisti a blindare  il civico del Varzaro in ogni ordine di posti: la stella del pianoforte universale, Marta Argerich. Donna del paradiso della tastiera, interprete più volte osannata nelle sue frequenti apparizioni agli Amici della Musica, la grande musicista argentina mostra di aver perfettamente capito la lezione dei giovani brasiliani: suona in perfetta castità il Concerto di Ravel, con una naturalezza e una efficacia che le deriva dalla sua sapienza alchemica, mescolando aromi e profumi in una sintesi dalla densità inimitabile. Poi, a diluvio di applausi ormai innescati, fa appoggiare sul leggio uno altro spartito di Ravel e suona a quattro mani con Castro una fiaba dei tempi antichi. Fantasmagoria di emozioni che si accavallano e, se possibile, si raddoppiano.

Passa con una certa attenzione anche la Quarta sinfonia di Ciaikovskij posta nella seconda parte. Ma qui cominciano le sorprese, con Castro che cede il podio a un ventitreenne Cassio Betancourt. E  comincia il viaggio nella vera anima del Brasile, con pezzi conosciuti, da Tico-tico alla Cucaracha suonati con i musicisti che stentano a rimanere sulle sedie. Due di loro si alzano e avanzano sul prospetto: è un vero samba quello che viene ballato, mentre i percussionisti si agitano accompagnando coi loro corpi la musica. Il Morlacchi esplode di entusiasmo e la Sagra centra in pieno lo spirito e la legge di una indimenticabile inaugurazione.

 

Tags:

Ti Potrebbe anche Piacere