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Perugia, Pd e socialisti all’attacco della Giunta: “Assente e spostata a destra”

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Perugia, Pd e socialisti all’attacco della Giunta: “Assente e spostata a destra”

Redazione politica
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L'aula del consiglio comunale di Perugia

PERUGIA – Si è tenuta stamani, nella Sala della Vaccara di palazzo dei Priori, la conferenza stampa indetta da Partito democratico e Socialisti riformisti per analizzare lo stato in cui versa la città di Perugia.

Ad aprire l’incontro è stato il capogruppo democratico, Diego Mencaroni, che, in avvio, ha fatto rilevare “l’assenza costante del sindaco in Consiglio comunale”, un’assenza – a suo parere – strategica. “Tuttavia – ha continuato Mencaroni – con le assenze non si può governare la città, perché la gente esige risposte che, attualmente, vengono glissate dal primo cittadino e dalla giunta che, in questo modo, confermano il disinteresse per le persone”. “Una città – afferma Mencaroni – non si governa con i proclami e le passerelle; dopo due anni e mezzo non ci sono effetti della giunta civica, mentre la qualità della vita è crollata e ci sono evidenti problemi nella gestione della maggioranza. Alcuni esempi: la commissione toponomastica, ove è stata cancellata la rappresentanza degli esperti esterni in nome di una politica ostaggio della destra”. E ancora, il capogruppo parla di “totale assenza di dialogo con i genitori che chiedevano risposte sui servizi all’infanzia. Infatti, dopo un Consiglio grande molto partecipato, il sindaco non ha presenziato alla successiva discussione in assise e la maggioranza si è guardata bene dal presentare proposte concrete.

Altre criticità riguardano il decoro urbano, il traffico ormai preda del caos, a causa della mancanza di coordinamento nelle politiche cittadine visto che si aprono cantieri senza programmazione e di durata biblica”. Pure il trasporto pubblico, per Mencaroni, è in difficoltà, “essendo stato completamente ignorato dalla giunta, tanto è vero che i cittadini sono loro malgrado costretti ad usare solo il mezzo privato, specie per raggiungere l’ospedale. Insomma scelte discutibili o assenti, mentre l’Amministrazione pensa solamente a Perugia 1416 su cui si è puntato tanto senza però ottenere gli effetti sperati”.

Altro punto di caduta, per il capogruppo democratico, sono gli impianti sportivi: “su questo versante – ha detto Mencaroni . la giunta si è incartata su se stessa, determinando un caos totale dal momento che non è dato sapere chi dovrà gestire le strutture e con quali modalità. Il tutto penalizzando gli utenti ed i cittadini a causa dell’assenza di politiche di programmazione”. “La conferenza stampa, dunque, serve per raccontare dov’è il sindaco e cosa sta facendo: Romizi è bravo a fare passerella, ma risulta sempre assente quando deve confrontarsi con i problemi reali. A metà legislatura è giunto il momento che il sindaco si prenda le sue responsabilità senza scaricare presunte colpe sul passato, quando, invece, si è governato garantendo servizi virtuosi alla città”. “Insomma – conclude Mencaroni – la fase civica della giunta non è mai iniziata perché, al contrario, l’amministrazione ha scelto di avviare una fase politica prettamente di destra, con Fratelli d’Italia, Lega e Conservatori e riformisti che dettano la linea. Così non si può governare, rappresentando in concreto solo un quarto della città senza rispettare le politiche civiche garantite in campagna elettorale e dopo il ballottaggio, ma mai avviate”.

Sulla stessa lunghezza d’onda Nilo Arcudi, secondo cui dopo due anni e mezzo di governo Romizi si può esprimere un giudizio sull’attuale amministrazione. “Il giudizio – ha detto il capogruppo socialista – è significativamente negativo, perché sulle questioni fondamentali (servizi, investimenti, infrastrutture) emerge un’inadeguatezza della maggioranza che non propone una progettualità seria ed utile per i cittadini”. “La responsabilità di ciò – ha affermato Arcudi – è evidentemente del sindaco che risulta assente, debole e non autorevole, pensando solo a scaricare le colpe sugli altri. Manca a Perugia, dunque, una guida, perché Romizi è assente soprattutto in relazione ai temi più sentiti dalla città”.

Il riferimento, in primis, è ai servizi all’infanzia, argomento su cui il sindaco, per l’esponente socialista, è stato sempre “distante dal Consiglio comunale per l’incapacità di esprimere una posizione politica che dia prospettive. Parimenti, in questo quadro, si evidenzia una maggioranza inadeguata per la città, una maggioranza che si sta sgretolando costantemente”. “A confermarlo – ha detto Arcudi – è stato lo stesso capogruppo di Forza Italia, partito del sindaco e di maggioranza relativa, il quale più volte ha sottolineato come la giunta non abbia risposto alle esigenze dei cittadini e quanto, quindi, sia necessario un cambio di passo magari anche tramite un rimpasto nell’Esecutivo. Stesse posizioni, in varie circostanze, hanno espresso i consiglieri De Vincenzi, Camicia ed altri. Quanto ai cosiddetti “civici”, il capogruppo li ha definiti inadeguati sia in giunta che in Consiglio”. “In sostanza l’amministrazione si è consolidata su un asse politico minoritario di destra, ossia Fdi e Lega, esprimendo posizioni estreme con conseguenze deleterie per Perugia anche sotto il profilo della partecipazione. Ciò comporta che Perugia sta diventando sempre più isolata e provinciale, senza alcun confronto con le altre istituzioni politiche e culturali. La programmazione, poi, è ferma a quota zero con atti che non esprimono alcun cambiamento (dup, piano triennale opere pubbliche, ecc.)”.

“E’ evidente – ha concluso il capogruppo di Sr – che il senso di comunità sta venendo meno, a causa della rottura della coesione tra i quartieri con una giunta che presta attenzione al solo centro storico, dimenticandosi delle periferie. Ma i problemi sono anche altri: Perugia è prigioniera del traffico senza che su questo la giunta faccia sentire la propria voce. La propaganda può durare, ma fino ad un certo punto, perché gli unici interventi realizzati fin qui sono frutto delle idee e risorse di altri (governo, Regione, precedenti amministrazioni)”. Altro affondo di Arcudi sul caso Gesenu, patrimonio della città mai difeso o sostenuto dal sindaco, se non dopo la revoca dell’interdittiva antimafia”.

Nel frattempo il segretario del Pd di Perugia Giacoppetti sottolinea: “Il bilancio di metà mandato di questa giunta è del tutto negativo: poche idee e molta improvvisazione, si naviga a vista su questioni fondamentali come la viabilità o i servizi per l’infanzia, si impoverisce l’offerta culturale, si tagliano i servizi e si regala la ribalta a proposte di singoli piuttosto imbarazzanti, vedi l’esercito a Fontivegge. Per di più il sindaco è assente e latita rispetto a temi fondamentali per il governo della città”. E’ il commento del segretario del Pd di Perugia Francesco Maria Giacopetti a margine della conferenza stampa dei gruppi Pd e socialista in consiglio comunale. Nel suo intervento il segretario torna sulla questione della commissione toponomastica dopo la notizia delle dimissioni dei consiglieri esterni. “Non si può amministrare la cosa pubblica tirando la coperta a seconda delle necessità della propria maggioranza, arrivando a coprire le proprie tensioni ma lasciando scoperti gli interessi della città. Mi riferisco, in particolare, alle modifiche al regolamento della commissione toponomastica, che hanno estromesso i membri esterni dalle scelte togliendo loro il diritto di voto e derubricandone il ruolo a quello di meri consulenti. Raccapricciante non solo per il fatto in sé, che pure già rappresenta un colpo al cuore della città e una pericolosa limitazione della partecipazione civica, ma per tutto il corollario di motivazioni, atteggiamenti e giustificazioni che ha accompagnato l’infausta decisione di ‘politicizzare’ una delle funzioni dell’amministrazione cittadina che più necessitano di apertura. Bene, per assecondare il capriccio di un consigliere, si è scelto di tenere fuori dall’organismo che ‘battezza’ le nostre vie e le nostre piazze: Università di Perugia, Deputazione di Storia Patria, Accademia di Belle Arte e due importanti associazioni cittadine che sono Italia Nostra e Famiglia Perugina. Un insulto alla storia, alla cultura e all’identità di Perugia, cui si aggiungono ulteriori elementi di gravità: mi limito a citare la chiusura di una maggioranza sempre più arroccata su posizioni di bandiera sempre meno civiche (se mai è stato possibile ravvedere un’ombra di civismo nell’attività di questa maggioranza), la barbarie di un impoverimento sempre più evidente dell’offerta culturale cittadina, un’arroganza ormai non più tollerabile da parte dell’assessore competente, di nuovo Waguè. Mi piacerebbe conoscere, come su tante altre questioni che riguardano la vita cittadina, l’opinione del sindaco Romizi: può davvero permettersi di liquidare così illustri rappresentanti del panorama istituzionale e culturale della città? Davvero preferisce svilire la funzione della commissione toponomastica pur di assecondare il capriccio di un consigliere?”

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