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Perugia, parenti-serpenti in tribunale, scoppia la lite per l’eredità

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PERUGIA – L’eredità sfuma all’apertura del testamento, ma l’unico erede non ci sta e chiede la cartella medica del parente per sapere se era affetto da qualche malattia psichica che lo avesse portato a modificare la suddivisione dei beni. L’Asl Umbria 1 si rifiuta, ma i giudici del Tribunale amministrativo impongono la consegna dei documenti: è un diritto dell’erede.

La richiesta. L’ex erede si è rivolto al Tar dopo aver scoperto che da «erede testamentario designato» era passato a parente dimenticato. Così aveva chiesto, «in forza di testamento pubblico rogitato» all’Asl di poter accedere «agli atti concernenti lo stato di salute della testatrice predetta, la quale risulterebbe affetta da una grave patologia psichica». L’Asl opponeva il divieto ricorrendo alla privacy.

Secondo l’uomo «la conoscenza della documentazione oggetto del diniego in contestazione, si pone quale necessario presupposto per curare e difendere i propri interessi giuridici, i quali sarebbero stati pregiudicati dal trasferimento del patrimonio della testatrice» ad una terza persona attraverso la «redazione di altro testamento pubblico … con il quale la testatrice predetta ha revocato ogni sua precedente disposizione testamentaria».

La decisione. Secondo i giudici amministrativi, però, «la qualifica di erede designato» rappresenta «una situazione giuridicamente rilevante che legittima a pretendere l’esibizione di atti potenzialmente capaci di giovare alla salvaguardia della posizione ereditaria dell’istante», soprattutto alla luce di un «atto di ultime volontà» che abbia trasferito i beni. Il ricorrente, secondo il Tar, ha diritto a conoscere lo stato di salute della parente in quanto «soggetto avente comunque diritto ad una parte del patrimonio del testatore indipendentemente dalle decisioni assunte in via testamentaria, e che potrebbe pertanto ritenersi potenzialmente leso dagli atti di disposizione compiuti su tale patrimonio in stato di incapacità di intendere e di volere». Da qui «il rigetto dell’azione di annullamento del diniego impugnato e della connessa domanda di esibizione dei documenti riguardanti lo stato di salute» della parente.