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Perugia, lutto nel mondo accademico: è morto l’antropologo Tullio Seppilli

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Perugia, lutto nel mondo accademico: è morto l’antropologo Tullio Seppilli

Redazione
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PERUGIA – E’ morto all’età di 89 anni il professor Tullio Seppilli, uno dei maggiori punti di riferimento dell’antropologia italiana e internazionale. Il grande studioso nacque a Padova il 16 ottobre 1928, dall’unione fra Alessandro Seppilli (accademico di fama internazionale e sindaco di Perugia dal 1953 al 1964) e Anita Schwarzkopf. Nel 1939, a seguito della promulgazione delle leggi razziali – a causa dell’origina ebraica della madre -, se ne va in Brasile con l’intera famiglia. Aa Sao Paulo ha maturato la sua “scelta antropologica”, ha seguito le lezioni universitarie di Roger Bastide e Georges Gurvitch e ha avuto le sue prime esperienze di ricerca empirica. Tornato in Italia a fine ‘47, in assenza di curricula socio-antropologici si è riiscritto all’università nel corso di laurea in scienze naturali, prima a Modena e poi a Roma, dove si è laureato nel 1952 con una tesi di antropologia (fisica). Sempre nell’Università di Roma, dopo la laurea, ha sostenuto tutti gli esami nella Scuola di specializzazione in scienze etnologiche, diretta da Raffaele Pettazzoni, ed è stato assistente nell’Istituto per le civiltà primitive e poi nell’Istituto di antropologia. E’ di fine ‘52 il suo incontro con Ernesto de Martino, che nell’Istituto per le civiltà primitive iniziava allora il suo primo corso di etnologia (“pareggiato”) presso la Facoltà di lettere e filosofia, in parallelo a quello del paletnologo Alberto Carlo Blanc. Ernesto de Martino, di cui fu appunto il primo assistente, fu il suo “vero maestro” e con lui continuò in varia forma a collaborare, anche nella costituzione di nuovi luoghi di riflessione e ricerca come il Centro etnologico italiano e il Centro italiano per il film etnografico e sociologico (1953), fino alla prematura morte del maestro, nel 1965.

Dal 1955 iniziò il suo insegnamento nella Università di Perugia, dove già nel 1956 diede vita all’Istituto di etnologia e antropologia culturale e nel 1958 al Centro italiano per lo studio della comunicazione di massa. L’Istituto, in particolare, esercitò una notevole influenza nella rinascita e nello sviluppo degli studi antropologici italiani, attraverso le conduzione di grosse indagini e la relativa messa a punto di nuove metodiche, una precisa strategia di utilizzo civile della ricerca, l’impegno in numerosi progetti pubblici di crescita sociale, la creazione di centri e iniziative di documentazione, la promozione di gruppi di lavoro e strutture associative. Per circa un decennio (1966-1975), chiamato su proposta di Eugenio Garin e Cesare Luporini, fu anche docente di antropologia culturale nell’Università di Firenze. Ha insegnato nell’ambito di corsi di laurea e di diploma, di master e di dottorato, presso numerose università e istituzioni italiane, e in Spagna, Canada, Messico e Brasile. Ma è stato appunto nell’Università di Perugia che Tullio Seppilli ha esercitato ininterrottamente per quarantacinque anni la docenza e la direzione dell’Istituto e poi del Dipartimento Uomo & Territorio in cui l’Istituto confluì come Sezione nel 1999, fino all’età del suo pensionamento come professore ordinario al concludersi dell’ottobre 2000.

Nel corso di tutti questi anni l’attività di Tullio Seppilli ha spaziato nei più diversi ambiti del “mestiere” muovendosi sul terreno della riflessione teorica, della ricerca empirica e “applicata” e della formazione di numerosi tipi di operatori sociali: lo statuto dell’antropologia nel quadro della scienze umane e il suo impianto metodologico e tecnico / le metodiche dell’indagine antropologica e i problemi della documentazione fotografica e filmica / la storia dell’antropologia italiana / le dinamiche di acculturazione e di integrazione culturale, dai culti afro-brasiliani alle antiche comunità ebraiche di Cina, ai nuovi immigrati in Europa / lo sciamanismo imperiale nella Cina antica / le culture folcloriche, la religiosità popolare e i processi di deruralizzazione e mutamento socio-culturale nelle campagne dell’Italia centrale / l’artigianato ceramico fra tradizionalità e moderno mercato / le costellazioni culturali e i valori emergenti nella “società dei consumi” / le comunicazioni di massa, la pubblicità e la propaganda politica, l’organizzazione del consenso e il controllo sociale della devianza nei moderni sistemi di potere / i processi di emarginazione e le recenti trasformazioni della condizione anziana / i significati simbolici e le dimensioni socio-culturali del costume alimentare. Tuttavia, la intera carriera scientifica di Tullio Seppilli, con oltre quattrocentocinquanta pubblicazioni, è attraversata da una complessa e articolata attenzione per i vari ambiti di ricerca che confluiscono oggi nell’area della antropologia medica, a partire da due lavori che furono in certo senso pionieri: Contributo alla formulazione dei rapporti tra prassi igienico-sanitaria ed etnologia, del 1956, e Il contributo della antropologia culturale alla educazione sanitaria, del 1959: un filo rosso costruito nell’orizzonte di un costante interesse per le questioni della interazione, nella condizione umana, fra determinazioni biologiche e determinazioni storico-sociali, e dunque di una corretta impostazione della impalcatura di insieme del complesso delle scienze che pongono l’uomo come proprio oggetto.

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