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Perugia, la squadra è pronta ma il sindaco Romizi tira il freno e pressioni e tira e molla sono destinate a salire di tono

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Perugia, la squadra è pronta ma il sindaco Romizi tira il freno e pressioni e tira e molla sono destinate a salire di tono

Pinocchio
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Il sindaco Andrea Romizi

PERUGIA – Un summit nel suo ufficio con gli eletti e con i partiti e cinquanta telefonate; settanta telefonate e un summit con gli eletti e con qualche generale dei partiti della coalizione. Poi una passeggiata in corso Vannucci e si ricomincia. Gli ultimi dieci giorni del sindaco Romizi sono stati scanditi grosso modo da questa tabella di marcia e molto probabilmente lo saranno fino al prossimo fine settimana. Lunedì ci sarà la proclamazione degli eletti e da quel momento la clessidra sarà capovolta ufficialmente.

Due questioni I problemi, sono come spesso avviene di natura politica e di natura psicologica: nel primo caso stiamo parlando del pasticcio personalistico interno alla Lega dove il deputato e coordinatore regionale Caparvi sfoglia la margherita dei nomi con una prudenza che rasenta l’immobilismo e dove i colleghi Marchetti e Briziarelli giocano partite politiche sovrapposte. E allora ecco che il nome buono di Casaccia scompare nel giro di ventiquattro ore e si riapre il vaso di Pandora. A questo va aggiunta la flemma tutta romiziana che viene fuori quando si tratta di stringere il cerchio: per carità, la cosa gli ha portato molta fortuna e consenso ma alla lunga rischia di fargli cucire addosso la casacca del sindaco che viene tirato per il giacchetta di pelle da una parte e dall’altra. E in politica ci sono delle regole non scritte: se torni a fare il secondo con una vittoria al primo turno dalle proporzioni ampie e per certi verse plebiscitarie, non puoi subito dopo metterti ad ascoltare tutto e tutti per mettere a punto la nuova giunta. Serve anche decisione che in questo caso è un messaggio chiaro mandato all’esterno: se voglio le decisioni le prendo a tamburo battente.

Strada Ma in questo caso, Romizi, ha scelto la strada che caratterialmente predilige: meditazione lunga e approfondita. Ma con un rischio preciso: quello dell’assalto alla diligenza all’ultimo chilometro e far uscire allo scoperto ambizioni e barre che per il momento sono restate sotto coperta. L’ultimo, con senso politico, che ha parlato con il sindaco oscilla tra stupore e ironia: “Prende tempo e medita ma il problema è che così facendo ogni giorno abbiamo una giunta comunale diversa e l’immagine che transita all’esterno è quella di una specie di suk in cui ognuno ci mette del suo”. Tra i nomi che entrano ed escono quello del blogger Matteo Grandi ma non è il solo. In un giorno solo entrano assessori ed escono semplici cittadini una decina di persone. Se non venti. Solito cortocircuito.

Squadra e metodo Insomma, anche la prossima settimana ci saranno maghi e aruspici in azione: una sale e l’altro scendo, uno entra e l’altro esce. Ma per non farsi male, in verità, la soluzione è nei nomi segnati sopra il tavolo dell’ufficio nobile di palazzo dei Priori. Se la Lega si stabilizza e Caparvi non viene messo sotto dai suoi, i nomi ci sono: Gianluca Tuteri, Luca Merli, Edi Cicchi, Leonardo Varasano, Otello Numerini, Clara Pastorelli, Fotinì Giustozzi e il rientro di Michele Fioroni e dell’ottima Cristina Bertinelli. Sulle deleghe ci si può aggiustare ma senza pasticciare. Così come qualche incarico lo si può assegnare ma senza colpi di tacco che rischiano di non inquadrare la porta. Questo è il quadro. Ma i fuochi d’artificio andranno avanti fino al prossimo fine settimana.

Duello Da segnalare lo stato di salute dell’opposizione. Da queste parti Giuliano Giubilei dopo aver permesso malamente si è detto comunque pronto a tentare anche in Regione e come se no  bastasse apre il fuoco contro l’ex vicesindaco delle giunte Locchi e Boccali, Nilo Arcudi. Giubilei va su tutte le furie e ritiene “inaccettabile che per la presidenza venga proposto Nilo Arcudi, riciclato delle precedenti amministrazioni, evidentemente considerato un buon cavallo da far correre alle elezioni, ma politicamente impresentabile per un posto in giunta”. La replica di Arcudi dice e spiega molto: “Non è nel mio stile – risponde Arcudi – sparare sulla Croce Rossa soprattutto perché la risposta chiarissima a Giubilei come sempre, in democrazia, l’hanno già data liberamente e democraticamente i cittadini di Perugia il 26 maggio, così come l’hanno data sulle scelte di Perugia civica. Umilmente e modestamente segnalo solo che i perugini non amano la violenza gratuita e gli attacchi personali, tra l’altro fatti da un signore paracadutato a Perugia pochi mesi fa che parla quindi di vicende e persone di cui non conosce nulla”. Una bella sberla di risposta. Una cosa è certa: se l’opposizione a Romizi la si porta avanti con questi argomenti, il sindaco non ha bisogno di comodi cuscini e il Pd che gli prepara. Sogni d’oro.

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