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Perugia, Arcudi viene blindato e il Pd resta con in mano il cerino giustizialista

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Perugia, Arcudi viene blindato e il Pd resta con in mano il cerino giustizialista

Pinocchio
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Arcudi e il sindaco Romizi
Arcudi e il sindaco Romizi

PERUGIA – Si chiude, almeno a livello politico, il caso Arcudi che caso non è mai stato. Mercoledì mattina a Palazzo dei Priori è stata respinta con i 19 voti contrari della maggioranza e i 9 favorevoli delle opposizioni, la richiesta di revoca del presidente del consiglio comunale sottoscritta dagli 11 consiglieri di minoranza. Il motivo della richiesta di revoca è noto: il presidente del consiglio comunale era stato tirato in ballo in alcuni passaggi delle intercettazioni riguardanti l’inchiesta sull’infiltrazione della ‘ndrangheta della nostra regione. Arcudi è non è indagato e si è sempre difeso sostenendo di non conoscere coloro che lo hanno tirato in ballo. Nonostante questo il Pd in versione grillizzata è andato all’attacco e da settimane ne ha chiesto le dimissioni. Battaglia politica persa con il centrodestra a cui è stata lasciata la linea garantista che ha manifestato con un voto compatto a cui si è adeguato anche il consigliere Massimo Pici pur sostenendo che il suo era solo un no ‘tecnico’, basato sul parere degli uffici.  A questo proposito va registrato che “parere di regolarità tecnica contrario” è stato espresso dalla dirigente Luciana Cristallini. Cavoli che non cambiano la sostanza politica.

Dibattito E così la simpatica capogruppo del Pd Sarah Bistocchi  durante il dibattito ha rimarcato ha ribadito che “quanto sta emergendo negli ultimi giorni obbliga la società umbra e ancor più le sue istituzioni a prenderne consapevolezza, a porvi resistenza, e a mettere in campo tutte le azioni possibili per difendere il presente e salvaguardare il futuro”. E che Arcudi, insomma, si deve dimettere. E sulla stessa linea si sono accomodati le truppe grilline con Francesca Tizi e l’ex candidato a sindaco Giuliano Giubilei che ha sostenuto come l’assalto della malavita alla nostra regione “oggi sfiora, e forse coinvolge, la politica e altri poteri che operano in città; questo è il pericolo che pende sulla nostra comunità e le nostre istituzioni. Noi crediamo che Arcudi sia estraneo alla vicenda, ma resta il problema dell’opportunità politica e non certo della scienza giuridica”. Dal fronte della maggioranza l’avvocato di Fratelli d’Italia Michele Nannarone, Fdi dopo una lunga disquisizione procedurale circa l’inammissibilità della richiesta di revoca ha mandato a dire che la maggioranza difende la presunzione di non colpevolezza. Porte chiuse e al caso se dimettersi lo decide lo stesso Arcudi.

Romizi A chiudere le parole del sindaco Andrea Romizi che ha buon gioco nel mettere in evidenza le contraddizione che ci sono nell’atteggiamento dell’opposizione. “Non si può dire – ha dichiarato – che un voto contrario sulla proposta di revoca significhi mollare ogni impegno nella lotta alla criminalità organizzata, tutt’altro. Già da tempo ho espresso l’auspicio che il consiglio e tutti i soggetti istituzionali si attivino concretamente per dare il proprio contributo nell’ambito di questa battaglia, ma ciò non lo si fa con atti illegittimi. Su questa vicenda è mancata la condivisione e il coinvolgimento della maggioranza, forse per la fretta dell’opposizione di mettere il cappello sulla proposta”. Cala il sipario e il Pd resta con in mano il cerino giustizialista. Questi sono tempi che corrono a Palazzo dei Priori.

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