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Perugia, la Cgil rielegge Pampanelli rieletto segretario provinciale

Per lui l’85 per cento dei consensi. "Pnrr, sarebbe una follia disperdere fondi a pioggia senza un piano complessivo teso al progresso"

PERUGIA – “L’Umbria, come l’Italia, ha bisogno di un progetto complessivo e articolato che non può fare a meno del sindacato, forte di un’articolazione diffusa e puntuale nei territori e nel sistema produttivo del Paese”. Così Simone Pampanelli, rieletto segretario provinciale della Cgil di Perugia per i prossimi quattro anni. Pampanelli ha ottenuto l’85 per cento dei consensi, pari a 68 voti a favore (9 i contrari e 3 le schede bianche). Il sesto congresso del sindacato si è svolto lunedì e martedì ad Assisi con la partecipazione di 236 delegate e delegati in rappresentanza di 72mila iscritte e iscritti.

Cambio di fase e Pnrr

“Abbiamo sempre affermato che occorresse un cambio di fase – ha detto nel suo intervento Pampanelli – tra Pnrr, fondi europei per il sisma e quelli indiretti, potrebbero arrivare nella nostra regione circa tre miliardi di euro: sarebbe una follia disperderli a pioggia senza un piano complessivo teso al progresso, e per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva”. Una scossa tanto più necessaria vista la situazione di oggettivo ‘declino’ dell’Umbria negli ultimi 15 anni, nel corso del quale la nostra regione ha accumulato un ritardo enorme in termini di crescite e sviluppo: “Le analisi economiche ci dicono con certezza che la forbice Italia-Umbria che si è allargata a dismisura dopo il 2008, rimane invariata nel 2021 a meno 12 punti percentuali. Purtroppo, quindi, la crisi strutturale è confermata, nonostante l’aumento del pil del 2021, che ci vede al quinto posto nella graduatoria Istat”.

Occupazione

Sul fronte dell’occupazione Pampanelli ha invitato a non citare solo il dato complessivo degli occupati: “Occorre indicare come è composto questo dato: aumentano i parasubordinati, i lavoratori domestici, gli operai agricoli, che con la reintroduzione dei voucher rischiano di veder ulteriormente peggiorare la propria condizione di sfruttamento. Un contesto perciò animato da una diffusa precarietà del lavoro, discriminazione di genere, dal permanere del fenomeno dei neet e degli inattivi”. Altro dato allarmante, secondo la Cgil, è quello relativo allo spopolamento: la provincia di Perugia ha perso 50 mila abitanti in dieci anni, mentre l’indice di vecchiaia e l’indice di non autosufficienza degli anziani sono più alti della media nazionale: il 30 per cento degli abitanti è ultrasessantacinquenne e il 10 per cento ultraottantenne.

 

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