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Perugia, inchiesta Gesenu: subito caos e accuse in Consiglio comunale

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Perugia, inchiesta Gesenu: subito caos e accuse in Consiglio comunale

Redazione politica
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L'aula del consiglio comunale di Perugia

PERUGIA – Bagarre nel Consiglio comunale perugino sulla vicenda Gesenu. La seduta dell’assise cittadina si è aperta con un paio di mozioni d’ordine della consigliera Rosetti sul tema. “Il M5S – ha detto la capogruppo penta stellata – ha sempre contestato la gestione comunale su Gesenu e l’assoluta mancanza di controlli nei confronti di tale azienda, ma ha preferito non farlo. Ora la gravità dei fatti è sotto gli occhi di tutti e in tutta la sua evidenza penalizza i suoi cittadini che hanno dovuto pagare costi che non sono giustificati. Nonostante le nostre battaglie – ha proseguito Rosetti – e gli innumerevoli atti presentati in Consiglio, nulla è stato fatto dall’Amministrazione. Per questo chiediamo l’immediata revoca delle deleghe affidate al vice sindaco Barelli, a causa di una gestione fallimentare”.

Come prima mozione, comunque, Rosetti ha chiesto che Barelli riferisse subito in aula sulla situazione di Gesenu e sui motivi per i quali nessun controllo è stato attivato sull’azienda. A prendere la parola è stato poi il capogruppo del Partito democratico Mencaroni, che nel suo intervento ha parlato di “una situazione difficile: come cittadini ci sentiamo in diritto di chiedere al vicesindaco di riferire per capire cosa sia successo e quali siano state le iniziative assunte da chi governa la città. Barelli ben conosce la vicenda perché era avvocato delle associazioni che da tempo avevano segnalato le criticità del sistema-Gesenu; ed oggi queste criticità sono confermate dalle indagini in corso con effetti devastanti per la città e la comunità”. Il vicesindaco Barelli ha accolto l’invito di Rosetti a riferire sulla questione, illustrando le tappe della vicenda. “Quest’ultima – ha detto – merita grande attenzione ed è opportuno che se ne parli in Consiglio comunale. Come amministrazione – ha sostenuto – eravamo consapevoli fin dall’inizio che Gesenu fosse un problema, perché la sua storia era nota da oltre 20 anni. Il problema centrale, nel tempo, è sempre stato quello di trovare un socio privato che fosse presente a Perugia ed adeguato; purtroppo negli anni ci siamo dovuti trovare al cospetto di soggetti imbarazzanti. Tutto ciò – precisa il vicesindaco – è stato ereditato dalle precedenti Amministrazioni, così come l’intera situazione, fatta di tariffe altissime a fronte di un servizio in larga parte discutibile.

L’informativa di Barelli “Quando si è insediata la giunta Romizi – ha detto il vicesindaco – il primo atto compiuto è stata la nomina di nuovi rappresentanti del Comune in Gesenu; questi hanno subito proposto una modifica dello statuto aziendale e la sostituzione del direttore Sassaroli. Ciò al fine di determinare una discontinuità rispetto al passato. Nel frattempo, per la prima volta nella storia di Gesenu, l’azienda ha varato ad ottobre 2014 il primo piano industriale che prevedeva, tra gli altri, il rinnovamento degli impianti di Pietramelina e Ponte Rio, ormai obsoleti e non più adatti alle esigenze. Questa Amministrazione ha preteso queste iniziative, come mai nessuno aveva fatto prima”. Nel contempo l’Amministrazione, anche in questo caso per la prima volta a Perugia, ha attivato l’indennità di disagio ambientale, con l’obiettivo di esentare in tutto o in parte dal pagamento della tariffa le famiglie residenti nelle vicinanze degli impianti. Il piano industriale, di valenza decennale, ha subito però uno stop a causa dell’emissione dell’interdittiva antimafia (ottobre 2015); da lì è iniziata una sorta di “fuggi-fuggi” da Gesenu. “E’ toccato quindi al sottoscritto il ruolo di difensore di Gesenu, non quella ereditata, ma quella che conta centinaia di dipendenti e, dunque, un soggetto da bonificare trattandosi di società importante per la città. Ci siamo in sostanza attivati con pieno senso di responsabilità per salvare Gesenu, quando avremmo potuto sfilarci. Sarebbe stato più facile, ma non certo serio”. “Da novembre 2015 – ha continuato Barelli – Gesenu è sotto il controllo della Prefettura e dei tre amministratori straordinari nominati, i quali hanno, tra le altre cose, confermato le deleghe al Direttore Sassaroli. E’ evidente, segnala il vice sindaco, che dall’emissione dell’interdittiva, Gesenu è di fatto sotto tutela. In considerazione di questo scenario, l’Amministrazione ha indirizzato la propria attività per far sì che si potessero superare le criticità poste alla base del provvedimento prefettizio. Non era un’operazione facile; tuttavia è stato possibile, innanzitutto, far uscire dall’azienda il socio privato tanto discusso. Lavorando alacremente in questa attività di bonifica, si è riusciti ad eliminare alcune criticità di cui all’interdittiva (in primis il rapporto con le società siciliane) ottenendo la revoca del provvedimento. “Questo è stato un grande risultato che forse a qualcuno è sfuggito, ma che, comunque, ha consentito di far venire meno il controllo ‘obbligato’ da parte della Prefettura. Rilevo – prosegue Barelli – che il vice sindaco o gli assessori non hanno alcun potere di controllo su Gesenu perché tale livello di azione spetta ai dirigenti, alla Provincia e ad Arpa”. Concludendo l’informativa il vice sindaco ha elencato quanto fatto dal Comune negli scorsi mesi: sostituzione del socio privato, riduzione della tari dopo anni, introduzione di un nuovo metodo di raccolta in centro con individuazione di oltre 600 evasori, aumento del decoro e strada aperta per la tracciabilità rifiuti.“Dunque un lavoro proficuo grazie al quale stiamo “sdoganando” Gesenu dalle criticità segnalate. Non è un caso se Perugia, nella classifica stilata da Italia Oggi, ha guadagnato tante posizioni”.

Seconda mozione, salta il numero legale A questo punto Rosetti ha ripreso la parola per la seconda mozione. Secondo la capogruppo l’informativa di Barelli è stata piena di contraddizioni e, soprattutto, non ha risposto ai quesiti formulati. “Si è superato Cerroni per arrivare a Paoletti, privato di cui nulla si sa – ha detto la capogruppo M5s -, nemmeno quanto abbia pagato le quote. Sappiamo solo che Paoletti avrebbe incontrato i rappresentanti dell’Amministrazione comunale ben prima di avviare qualsivoglia operazione di acquisto. Alla faccia del fatto che il Comune non può incidere sulla compagine privata”. Secondo Rosetti la cosa più grave della vicenda è la “truffa perpetrata nei confronti dei cittadini; eppure – segnala – si continua a permettere tutto questo senza far nulla. Non a caso la stessa magistratura sta indagando sugli organi di controllo, perché rei, evidentemente, di non aver controllato alcunché”. Per queste ragioni Rosetti ha chiesto, come mozione, di revocare immediatamente le deleghe al vice sindaco. Il dem Miccioni ha sottolineato come il Pd sia insoddisfatto della relazione di Barelli, perché nella stessa non è stato toccato nessuno dei punti contenuti nella mozione di Rosetti: “La Procura ha precisato che nel tempo sono mancati i controlli adeguati su Gesenu; per questo non possiamo che associarsi nella richiesta di revoca delle deleghe a Barelli”. Contrario il consigliere Vignaroli, secondo cui la mozione sarebbe inammissibile. A questo punto la presidenza ha richiesto un parere al segretario generale circa la possibilità di mettere in votazione la mozione. E’ emersa la possibilità di mettere in votazione (maggioranza richiesta due terzi) solo la richiesta di integrazione dell’ordine del giorno consiliare con l’esame della questione sulla revoca delle deleghe. Quando la mozione è stata messa in votazione, tuttavia, è venuto a mancare il numero legale, con la maggioranza che, contraria all’iter, ha deciso di abbandonare l’aula.

La reazione del Pd “Ci si aspettava logicamente una seduta che sarebbe dovuta iniziare con la questione Gesenu, ma il vicesiindaco Barelli, titolare della delega all’Ambiente, non si è assunto le sue responsabilità in merito alla vicenda di fronte al Consiglio Comunale – si legge in una nota a firma del gruppo consiliare del Partito democratico -, ha preferito giri di parole e chiacchiere fumose per omettere e non rispondere alle questioni sollevate in aula dalla Consigliera Rosetti, e ribadite dal Pd. Un’ora e mezza di bagarre, urla, interruzioni, timore che la richiesta di dimissioni potesse incontrare il voto favorevole di qualche membro della maggioranza: sono volate anche accuse al segretario generale, richieste di un voto segreto, il tutto a conferma di un centro destra sempre più diviso su vari fronti ed incapace di affrontare i problemi del quotidiano amministrare. Finiti i tempi di accuse contro la precedente amministrazione, oggi la Giunta Romizi non è capace di assumersi la responsabilità di una città sempre più abbandonata e di difendere il lavoro dei propri assessori. Di non minore importanza l’andamento dei lavori dell’aula: nessuna pratica è stata discussa, la città di Perugia è ancora una volta ingolfata dalla inadeguatezza della Giunta Romizi e del centro destra cittadino”.

La risposta della Giunta “Sorprende, anche per i toni utilizzati – scrive in una nota l’amministrazione comunale -, l’atteggiamento del gruppo comunale del Movimento 5 Stelle che, in merito all’indagine che vede coinvolta Gesenu, cerca colpevoli in seno all’attuale amministrazione. Al consigliere Cristina Rosetti, impegnata in una caccia alle streghe, sfugge che nell’ipotesi di reato tutti i Comuni, Perugia compresa, vengono indicati come soggetti truffati e non come gli artefici della presunta truffa. Il Comune è il primo soggetto interessato affinché si faccia piena luce sui fatti in oggetto, ed è pronto a tutelare i cittadini. L’attacco sferrato in Consiglio appare strumentale ed avulso dalla realtà dei fatti”.

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