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Perugia, rogo Biondi: “Inquinamento, sostanziale ritorno alla normalità”

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Perugia, rogo Biondi: “Inquinamento, sostanziale ritorno alla normalità”

Redazione
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La nuvola di fumo causata dall'incendio

PERUGIA – Si registra un sostanziale ritorno alla normalità dei fattori di inquinamento atmosferico (Pm10, Pcb e diossine, Ipa, benzene e metalli) nell’area di Ponte San Giovanni, a Perugia, dopo l’incendio alla Biondi recuperi. Lo ha annunciato lunedì mattina il Dipartimento di prevenzione della Usl Umbria 1 in base ai dati di monitoraggio ambientale forniti dall’Arpa. In alcuni casi con valori anche al “disotto dei limiti di rilevabilità”.

Cautela In “via cautelativa” e in attesa dei riscontri sugli alimenti campionate nella stessa area restano attive le misure di prevenzione alimentare. Queste prevedono il consumo degli alimenti coltivati solo dopo accurato lavaggio, i divieti di consumo dei prodotti coltivati nell’area da parte dei “soggetti più a rischio” come bambini, donne in gravidanza e in allattamento, di raccolta e consumo di funghi, di pascolo e razzolamento degli animali da cortile e di utilizzo dei foraggi e cereali destinati agli animali, raccolti nell’area interessata dall’incendio.

Il M5S Intanto, i consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle, Andrea Liberati e Maria Grazia Carbonari, informano di aver inviato una lettera al presidente della Commissione parlamentare sulle ecomafie con la quale chiedono “un intervento formale, concreto e straordinario della Commissione” in merito al rogo della “Biondi recuperi” di Perugia. Liberati e Carbonari spiegano la richiesta di intervento “alla luce dei ripetuti e negati accessi agli atti del passato e del presente, nonché della mancata diffusione pubblica di informazioni precise e quotidiane sulle matrici ambientali. Il rischio – concludono – del contegno assunto in questi anni dall’Agenzia regionale per la protezione ambientale non è soltanto quello di deprivare i rappresentanti eletti di elementi conoscitivi essenziali per l’adozione di politiche pubbliche efficaci, ma anche quello di disorientare e blandamente rassicurare le comunità, quando invece, tutt’attorno, tale assordante silenzio potrebbe confortare e incoraggiare proprio i responsabili di crimini ambientali, Ecomafie incluse”.

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