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Perugia, il tempio di san Faustino torna con la sua bellezza nel Museo archeologico

Perugia Cultura e Spettacolo

Perugia, il tempio di san Faustino torna con la sua bellezza nel Museo archeologico

Redazione cultura
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Il team del Museo Archeologico
Il team del Museo Archeologico

PERUGIA – Dopo sette anni torna a risplendere un gioiello del Museo Archeologico Nazionale dell’Umbria, il Tempio di san Faustino, che è stato finalmente ricollocato al suo posto nella sala principale, dopo un accurato restauro lapideo, filologico e strutturale, cui ha contribuito l’Archeoclub di Perugia, utilizzando una parte di un importante lascito testamentario di Adriana Viscardi, sua storica presidentessa. Nel corso di una conferenza, Valeria Paoletti, attuale presidente, ha descritto i numerosi restauri realizzati dall’Archeoclub nel corso degli anni, mentre la direttrice del Museo, Luana Cenciaioli, ha ringraziato l’associazione e ricordato la bella persona della Viscardi e poi illustrato l’opera restaurata.

Importanza Il Tempio di San Faustino (resti del timpano, acroterio, antefisse, copertura a tegole decorate…) costituisce un vanto del museo, data la rarità di reperti consimili in tutto il territorio. I templi etruschi erano costruiti in legno e terracotta, materiali deperibili e fragili, cosicché il più delle volte ci è pervenuto solo il podio in pietra. Questo di San Faustino (dalla località dove è stato scavato) era una specie di cappella votiva di dimensioni relativamente modeste, costruito a cavallo del III- II sec. a.C ed era legato al culto dionisiaco dell’acqua, certamente di molto precedente, come testimoniano bronzetti votivi ed altri reperti databili nel VI- V sec. a.C.. Ciò fa supporre la presenza di una “stipe votiva” pertinente ad un luogo sacro, che è stato frequentato fino al II sec. d.C., come attesta il ritrovamento in situ di una moneta romana di epoca imperiale.

Restauro Nel 2013 il distacco dai supporti e il conseguente danneggiamento del materiale di terracotta ne avevano obbligato l’integrale smontaggio e il trasferimento nei magazzini, dove sono rimasti fino al restauro. Il lascito ha contribuito a sbloccare la situazione, cosicché la Direttrice ha potuto procedere ad un nuovo allestimento: infatti in questa occasione i restauratori del museo, coordinati da Silvia Bonamore e Adamo Scaleggi, hanno reperito nei magazzini ulteriori frammenti che sono stati aggiunti ai precedenti, integrandoli e arricchendo il frontone e l’intelligibilità dell’intera opera: ciò ha consentito alla dott.ssa Cenciaioli di proporre la nuova e più fedele ricollocazione del fregio e dell’acroterio.

Contributo L’Archeoclub ha finanziato anche il restauro di un altro importante reperto, un sarcofago romano strigilato del II sec. d.C., che il tempo aveva reso irriconoscibile sotto una patina millenaria: era stato addirittura utilizzato come abbeveratoio o come vasca per lavare. Il restauro, anch’esso del dr. Scaleggi, ha posto in luce la preziosità del manufatto, la bellezza del marmo bianco cristallino utilizzato, di probabile provenienza greca e l’accurata finitura dei rilievi, in particolare degli splendidi Grifi che ne decorano i fianchi. La pulitura del cartiglio, prima quasi illeggibile, ha evidenziato che il sarcofago non era mai stato impiegato in epoca romana, ma è stato utilizzato solo ottocento anni più tardi, secondo una tradizione in uso per i personaggi importanti, come sepoltura di Berardo I, “famigerato” e potentissimo abate dell’abbazia imperiale benedettina di Farfa, morto nel 1089. Con questo è stato completato il restauro dell’intera sezione Lapidaria romana il cui percorso, al piano del chiostro, è ora interamente fruibile.

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