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Perugia, il compost della discordia finisce in tribunale

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Perugia, il compost della discordia finisce in tribunale

Redazione
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PERUGIA – Una settimana intensa per Agriflor, l’azienda di Villa Pitignano specializzata nel recupero dei rifiuti non pericolosi attraverso un processo di compostaggio volto alla produzione di fertilizzanti destinati all’agricoltura e non solo, il comitato di genitori e residenti che si oppongono a tale attività (da quelle parti si pensa anche di costruire un polo scolastico), i legali delle parti (Valeria Passeri e Michele Bromuri), il gip Valerio D’Andria, il pm Manuela Comodi e il collegio del Tribunale amministrativo.

Il 21 settembre davanti al gip del Tribunale di Perugia, infatti, si celebra l’udienza preliminare nei confronti di otto persone per aver realizzato e gestito «rifiuti al di fuori dell’area autorizzata dalla Provincia, tra l’altro in una zona non difesa dal rischio di inquinamento del suolo e del sottosuolo» in un’area classificata dal piano regolatore comunale come «di particolare interesse agricolo» e, quindi, danneggiata. Secondo l’accusa sarebbero stati smaltiti «rifiuti speciali non pericolosi ed il percolato sul terreno vicino al lago e all’interno del lago stesso». Costituito parte civile anche il comitato spontaneo “anti-puzza” che raccoglie i cittadini di Villa Pitignano, Ponte Felcino, Bosco e Ramazzano e che si batte contro «le intollerabili emissioni maleodoranti provenienti proprio dall’impianto di recupero». Secondo il comitato quell’impianto «fin dall’inizio non doveva essere autorizzato».

Ed è proprio di questo che si occuperà il Tar, al quale si è rivolto l’azienda contro la decisione della Regione Umbria e dell’Arpa Umbria, per chiedere la sospensione della «determinazione dirigenziale n. 6902 del 27 luglio 2016 avente ad oggetto diffida inottemperanza prescrizioni AIA impartite con D.D. n. 2917 del 6.7.2015 nonché della nota regionale trasmessa a mezzo PEC in data 19 agosto 2016, avente ad oggetto invio cronoprogramma».

I giudici hanno già sospeso il decreto presidenziale nel corso dell’udienza del 7 settembre scorso, con la quale si imponevano «alcune prescrizioni AIA a suo tempo impartite nei confronti della società ricorrente, la quale gestisce un impianto di recupero di rifiuti non pericolosi (c.d. compostaggio)» per consentire all’azienda di «presentare un cronoprogramma contenente alcune delle operazioni ivi contemplate e, in particolare, l’abbassamento dei cumuli di rifiuti». Visto che «il termine imposto per il compimento di tale adempimento (31 agosto 2016) viene a cadere in un momento giocoforza anteriore alla prima Camera di Consiglio utile» e «che il provvedimento impugnato, anche in siffatta evenienza, non evidenzia danni o pericolo di danno immediato e irreversibile per l’ambiente», i giudici amministrativi hanno fissato «la trattazione collegiale dell’istanza cautelare la camera di consiglio del 26 settembre 2016».

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